ROMA Prima l'altolà del ministro ai Beni culturali Giancarlo Galan. Poi l'intervento di Stefania Prestigiacomo, responsabile dell'Ambiente. E, ieri sera, la decisione di Palazzo Chigi: il governo «boccia» il piano casa della governatrice del Lazio Renata Polverini, accettando la richiesta di impugnativa davanti alla Corte costituzionale presentata dai due ministri. Uno «schiaffo» per la presidente, che si era appellata a Berlusconi («spero che difenda una legge voluta da lui» aveva detto) e che rischia di vedere il suo Piano completamente modificato. Gli ampliamenti delle abitazioni restano, ma rischiano di saltare i progetti che scatenano le critiche di ministri e opposizione: la pista di sci sul Terminillo, i 60 porti turistici su 362 chilometri di coste, gli interventi nei parchi e nell'Agro romano, la possibile sanatoria per il Salaria Sport Village di Diego Anemone. Galan aveva minacciato le dimissioni se il governo non avesse accolto l'impugnativa. E, a dargli manforte, è intervenuta anche la Prestigiacomo. Tre i punti che andranno sotto il giudizio della Consulta: le deroghe ai piani paesaggistici, quella alla legge Galasso sulle aree archeologiche, il «silenzioassenso» sulla edificabilità nelle aree verdi. Il centrosinistra esulta: «Un duro colpo alla credibilità della Polverini» dice Angelo Bonelli (Verdi). Il centrodestra se la prende con Galan: «Approccio alla politica da talk show. E ora di farla finita con la smania di protagonismo di chi ricopre ruoli istituzionali», dice Vincenzo Piso (Pdl).
Il governo: Alla Corte costituzionale il piano casa del Lazio
Il governo ha boccia il piano casa della governatrice del Lazio Renata Polverini, accettando l'impugnativa presentata dai due ministri. Il piano, che prevedeva ampliamenti delle abitazioni, rischia di essere modificato. La decisione è stata presa dopo l'intervento di Stefania Prestigiacomo, responsabile dell'Ambiente, e dopo che il ministro ai Beni culturali Giancarlo Galan aveva minacciato le dimissioni se il governo non avesse accolto l'impugnativa. La Consulta dovrà valutare tre punti: le deroghe ai piani paesaggistici, la legge Galasso sulle aree archeologiche e il silenzioassenso sulla edificabilità nelle aree verdi.
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