Lombardo a caccia di fondi Ue. Settis: opera di regime Ledificio, mai completato, fu distrutto da un terremoto: ne restano solo rovine PALERMO - Un tempio greco ricostruito di sana pianta, a partire dai pochi blocchi di pietra sparsi a terra, a Selinunte, dopo il violento terremoto che nel VI secolo avanti Cristo distrusse tutto prima ancora che lopera fosse completata. È il progetto lanciato dallo scrittore Valerio Massimo Manfredi e sposato con entusiasmo dal governatore siciliano, lautonomista Raffaele Lombardo. Un progetto faraonico che la Regione non sa ancora con quali fondi potrà pagare, a parte il generico richiamo a possibili sponsor privati e finanziamenti europei, e che la comunità scientifica, a parte poche eccezioni, boccia senza appello. Per Salvatore Settis, ex direttore della Normale di Pisa, si tratta di «un progetto assurdo, unopera di regime fuori fase storica. Le emergenze in Sicilia relative ai beni culturali sono ben altre: conservare e tutelare i monumenti, senza far distinzione fra maggiori e minori, senza scegliere monumenti manifesto. Spero che si tratti di una boutade». E invece, a quanto pare, a quella boutade sono in molti a credere, soprattutto nel Palazzo. Tanto che domenica, nel corso di un convegno a Selinunte, è stato presentato in pompa magna il modello tridimensionale di quello che dovrebbe diventare il tempio G: un mosaico di seimila pezzetti di legno costruito da due artigiani scultori grazie a centomila euro di fondi privati. Così dovrebbe essere ricostruito, colonna dopo colonna, il tempio dedicato a Zeus, secondo gli studi presentati dallarcheologo Mario Luni e dallo scrittore Valerio Massimo Manfredi, coinvolto come consulente dal presidente della Provincia di Trapani Mimmo Turano, del Pid, il partito del ministro Saverio Romano. Il tempio G come non si era mai visto, tutto completo e in piedi: un inedito, visto che alla fine del VI secolo avanti Cristo, il tempio andò in rovina prima ancora di sorgere. «La pulizia della vegetazione che infestava le strutture crollate - dice Luni - ha permesso un efficace rilievo delle colonne crollate a terra, blocco per blocco, e anche delle altre strutture, consentendo una ricostruzione "filologica" tridimensionale del monumento». Ma lipotesi di rialzare il tempio G sembra fanta-archeologia nel mondo degli addetti ai lavori, attraversato da un coro di dissensi. Oltre a Settis, anche il professor Nicola Bonacasa, tra i massimi esperti di archeologia del Mediterraneo, a capo di numerose missioni archeologiche internazionali, ricorda che la storia della ricostruzione non è nuova: «Nel 1975 se ne discusse, poi si accantonò il progetto. Ora mi sembra che si compiano errori gravissimi dal punto di vista metodologico. Lavoro per il Cnr alla ricostruzione del tempio di Zeus a Cirene, i lavori sono iniziati nel 1967 e ancora cè tanto da fare». Scettico anche Nunzio Allegro, storico che collabora con la Scuola archeologica di Atene: «Mi sembra unoperazione al buio, pensiamo a tutelare le aree archeologiche».