Caro Augias, non credo che ci sia immagine più vera dell'Italia di quella che l'Italia dà di se stessa, a Pompei. «È stata la pioggia» a far crollare il muro, hanno subito detto, come «è colpa della crisi» a far crollare il Paese: e il mal governo, o meglio, la sua totale assenza? Da cittadina ho votato, da cittadina ho manifestato ma nessuno, di chi dovrebbe, sembra più capace di ascoltare quando un Paese dice "basta!". Un sottosegretario in più, un'invenzione sul piano sviluppo, tolgono, uno alla volta, una pietra a quel muro e io non voglio aspettare di vedere le macerie. Ma che può fare una cittadina sgomenta per non arrivare a lanciarle in testa a qualcuno quelle pietre? Sabrina Acquas acquas.sabrinagmail.com A Parigi, aperta fino a febbraio 2012, è in corso una bella mostra su Pompei (Musée Maillol 61, rue de Grenelle). È stata realizzata grazie ai prestiti generosi della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei in collaborazione con la Fondazione Dina Vierny del Museo Maillol. Ecco un'occasione in cui non ci si deve vergognare di essere italiani in un momento in cui prevalgono le allusioni malevole e i sorrisetti di scherno perfino nelle sedi istituzionali europee. Duecento oggetti ben scelti restituiscono l'atmosfera di una residenza pompeiana: atrium , triclinium , balneum , peristilium . Vedendo con quale cura la collaborazione tra specialisti italiani e francesi ha permesso di allestire la mostra, sono stato colto dal pensiero cattivo, anzi vergognoso, che forse sarebbe meglio per quegli oggetti unici al mondo restare lì, in mani sicure, affidati alla tutela, e ai mezzi, che in Italia mancano. Il giorno dopo la visita alla mostra, è arrivata la notizia dell'ennesimo crollo a Pompei. Registrare un crollo sarebbe niente. Può accadere che in un'area di quarantaquattro ettari (scavati) un muro vecchio di venti secoli sfugga alla manutenzione dopo una specie di nubifragio. La vera notizia funesta è l'altra che Francesco Erbani nella sua corrispondenza per Repubblica sull'argomento ha così riassunto: «Promesse, giuramenti: non è arrivato neanche un soldo di quelli annunciati più volte e neanche un'assunzione è stata avviata. E così il sito è rimasto senza le protezioni che erano state assicurate dopo che lo sbriciolarsi dei muri aveva scioccato il mondo intero». Questo colpisce: l'inerzia, le lungaggini, il disinteresse più ancora dei soldi che non ci sono. Per fortuna domani, 26, arriva a Pompei il commissario europeo Johannes Hahn che dovrebbe dare via libera allo stanziamento di 105 milioni di euro. Perfino il decreto sviluppo è stato scritto su pressante sollecitazione europea; da soli non ce l'avremmo mai fatta. Speriamo che anche Pompei si salvi così: quasi commissariata dall'Europa.