Largo ai capitali privati nella gestione del patrimonio artistico-culturale, esternalizzando le attività a carattere non strategico e concedendo la gestione a soggetti non pubblici, ma lasciando le funzioni di tutela e vigilanza allo Stato. E, così, conciliare il carattere pubblico del servizio con l'imprenditorialità, rilanciando un settore fondamentale e prestigioso dell'economia italiana. Una strada che un istituto di credito come Bus (Banca infrastrutture innovazione e sviluppo di Intesa Mario Ciaccia Sanpaolo) vuole percorrere, immaginandone le enormi potenzialità: una ricerca dell'ufficio studi di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il centro Ask della Bocconi, presentata nei giorni scorsi a Roma, evidenzia che nello Stivale esistono 52 mila immobili con vincolo culturale che necessitano di manutenzione e patiscono per la contrazione delle risorse impiegate (-7 in termini reali tra il 2000 e il 2009) a fronte di un aumento delle spese correnti ( 20 tra il 2000 e il 2009). Il fabbisogno finanziario delle opere, pari a circa 9 miliardi l'anno, è stato coperto nel 2009 per l'80 da finanziamenti pubblici (statali e locali), per una quota poco inferiore al 10 dai mecenati (fondazioni bancarie e imprese private), e per poco più del 10 dal ricavato di biglietti, merchandising e altri servizi in vendita. Cifre in grado di risvegliare l'interesse degli studi legali: in qualità di consulenti delle imprese nella selezione dei migliori fronti di investimento, infatti, gli avvocati saranno invitati a guardare con sempre più attenzione al comparto della gestione delle opere. Un business di alto valore, ma con regole chiare, come quelle indicate da Mario Giaccia, amministratore delegato e direttore generale di Buis: da un lato un concedente società pubblica e, dall'altro, un concessionario interamente privato, «cui affidare i beni culturali da raccogliere in bacini territoriali, legati a centri di rilievo, come Roma e Firenze». E i diritti, «dagli attuali dieci anni massimi, dovrebbero salire a 20, per consentire un adeguato ritorno degli stanziamenti».
Beni culturali, business emergente
Un istituto di credito, Bus, vuole conciliare il carattere pubblico del servizio di gestione del patrimonio artistico-culturale con l'imprenditorialità. L'azienda ha proposto di esternalizzare le attività non strategiche e di concedere la gestione a soggetti privati, ma lasciare le funzioni di tutela e vigilanza allo Stato. Un'idea che è stata sostenuta anche da un'analisi di Intesa Sanpaolo, che ha evidenziato il fabbisogno finanziario delle opere culturali, pari a circa 9 miliardi l'anno. L'analisi ha mostrato che il 80% delle spese è coperto da finanziamenti pubblici, il 10% dai mecenati e il 10% dal ricavato di biglietti e servizi.
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