Pompei. È domenica mattina e un sole caldo, anche se incerto, ha portato a Pompei una folla di visitatori. Una scritta «No more maps» appiccicata al vetro della biglietteria avverte i turisti che non ci sono più cartine, qualche metro più avanti sonnecchia una decina di cani. Nell'antica città che resiste al tempo ma non più ai temporali, la Soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro, è davanti all'ultima area transennata e sequestrata dalla magistratura, a tre giorni dal crollo, avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì a causa della pioggia, insieme al sottosegretario Riccardo Villari. La Cinquantaquattro spiega che a causa della pioggia si è verificato il «distacco di un paramento di una cinta muraria che abbraccia 3 chilometri e mezzo», che a cadere giù sono stati (appena due metri quadri». Villari parla di una «scorticatura», Ma a far paura, almeno a guardarlo dal percorso sterrato di una città morta in cui comunque, ogni giorno, camminano diecimila visitatori, è il terrapieno. Terreno lavico non scavato, pronto a gonfiarsi d'acqua ad ogni pioggia insistente, imputato per tutti gli ultimi crolli. Poteva andare peggio? E ancora, nella mappa del rischio che la Soprintendenza ha approntato, che grado era stato assegnato alla struttura che ha ceduto dopo il temporale? «Sicuramente non un alto rischio - dice la Soprintendente - ma la difficoltà di questo tipo di valutazioni sta proprio nel dover fare i conti con parametri variabili come le precipitazioni. Sui terrapieni bisogna intervenire in maniera estesa, si tratta di venti ettari di campagna, ma la soluzione non sarà semplice né rapida». E il progetto per la messa in sicurezza idrogeologica, definita prioritaria fin dal giorno successivo al crollo della Schola Armaturarum? «Noi stiamo lavorando per il ripristino del vecchio Canale Conte di Sarno, ma c'è da costruire un sistema di dragaggio e da alleggerire tutti i terrapieni. Un lavoro delicato - spiega la Cinquantaquattro - per il quale c'è in corso una gara, entro i primi di novembre il progetto dovrebbe essere aggiudicato «M i aspettavo che dopo dieci mesi il progetto fosse cantierabile e non in fase di redazione» ribatte il sottosegretario Villan puntando ancora una volta il dito sui soldi che la Soprintendenza ha in cassa e che non sarebbero stati spesi per risolvere le urgenze idrogeologiche. «I 40 milioni che c'erano in cassa a gennaio - spiega la Soprintendente - erano già impegnati in contratti. Da novembre ad oggi abbiamo attivato risorse per 7 milioni di euro per la messa in sicurezza dei siti più a rischio, ma abbiamo dovuto fare anche interventi di tutela e restauro perché possiamo perdere altro patrimonio. Adesso aspettiamo che il commissario europeo ci dia la disponibilità dei fondi». Il commissario europeo Hahn sarà a Pompei mercoledì, il conto alla rovescia per i fondi, dunque, è agli sgoccioli. Ma alle ultime battute sembra ormai anche la diplomatica serenità della relazione tra ministero e Soprintendenza, tanto che si sussurra di un probabile nuovo commissariamento. Sul conflitto sono intervenuti anche i sindacati: «Commissariato e incapace di porre rimedio ad annidi incuria e spese inutili e dissennate è il governo» accusa Salvatore Massimo, segretario della Cgil Napoli Funzione Pubblica, mentre per Renato Petra, coordinatore Nazionale Ugl Beni Culturali, «Pompei ha i soldi per la messa in sicurezza, la soprintendente, che non conosce la priorità del sito archeologico perché non c'è mai, è incapace di spenderli».