Scaffali interi di quadri, vasi attici, ceramiche, armi, monete e statue Tra le opere un cratere attico di inestimabile valore scoperto dallo stesso principe Biscari Il ministro Giulio Tremonti qualche tempo fa ha detto che «con la cultura non si mangia». A Catania al contrario nei decenni scorsi c'è chi con la cultura ha mangiato, eccome! Ha fatto sparire dal castello, in restauro dal 1986, reperti che sono finiti chissà dove. Solo dal 2007, con la denuncia dell'ex assessore Silvana Grasso e l'apertura di una indagine, il «mercato illegale» di opere attraverso la consegna di «pizzini», cioè semplici fogliettini di carta messi agli atti del registro museale, si è finalmente concluso. A non mangiare con i suoi tesori è stata, invece, tutta la città che per anni non ha potuto utilizzarli nemmeno per fare «cassa» col museo, e oggi si «lecca le ferite» d'un lungo periodo di sperperi. Dentro il castello ci sono oltre tredicimila reperti (20 mila con le monete), delle collezioni Biscari e Benedettini. Sono custoditi nei depositi e potrebbero riempire altri due musei. Invece non accade nulla e Catania resta l'unica città dell'isola che non ha un museo civico. Oggi i tesori catanesi per fortuna sono catalogati, ordinati, protetti e custoditi in aree che appaiono fin troppo pulite. Era ora, ma in passato non è stato così. Si trovano al terzo e quarto livello del castello e sono in fase di riordino in vista della più volte annunciata riapertura delle ultime sale museali, anche se ancora nessuno sa con certezza quando avverrà. Le voci dicono che ci vorranno più di tre anni. Li abbiamo visitati due giorni fa grazie a un «Cicerone» d'eccezione: il sindaco Raffaele Stancanelli che oggi, dopo le dimissioni dell'assessore Marella Ferrera, ha la delega alla Cultura. Ci sono voluti, però, più di otto mesi per ottenere il via libera dal Comune. Fino a giugno i tesori erano sequestrati, ma dopo il dissequestro, la visita sembrava cosa fatta, invece per il visto ci sono voluti altri 4 mesi e una serie interminabile di richieste. Il lavoro di riordino iniziale dei tesori è stato fatto dall'ex assessore alla Cultura Marella Ferrera che è riuscita a far presentare il progetto per la sistemazione a norma degli ultimi livelli. Speriamo sia veramente la volta buona... Durante la visita, accanto al primo cittadino, c'era la responsabile del castello, Anna Quartarone e il direttore dell'assessorato Cultura, Augusta Manuele. Fa un certo effetto entrare nei magazzini del castello. Si ha subito la sensazione di viaggiare nella storia di Catania. La visita comincia dal quarto livello, nella sala che dovrebbe ospitare la bouvette e un laboratorio riservato alla didattica museale. Sulla destra, per terra, una decina di sculture che vanno dal XIII sec. sino al Settecento. Una coppia di leoni del XIV sec., la scultura di un guerriero del XIII sec... E' il primo impatto con opere di pregevole fattura. Dalla bouvette attraverso una scala, si accede attraverso al terzo livello, il «cuore» dei depositi dissequestrati dalla magistratura il 27 giugno. E qui la meraviglia dilaga. Da una pesante porta «taglia fuoco» si entra in una sala enorme, strapiena di opere d'arte. Ci sono grandi scaffali che si stagliano verso il soffitto pieni di vasellame archeologico, anfore, centinaia di quadri di ogni genere e periodo (sono poco meno di settecento), ceramiche antiche di Caltagirone stupende nei colori, una miriade di vasi, moltissimi di pregevole fattura e tutti in ottimo stato di conservazione. Quelli definiti «pezzi unici» sono già custoditi all'interno delle bacheche espositive. Si tratta di opere del IV sec. a. Cristo. Più avanti c'è un capolavoro d'inestimabile valore, un cratere attico scoperto a Kamarina dallo stesso principe Biscari. E ancora lapidi romane di tutte le misure, lacerti di affreschi e di mosaico, armi del '8ì600 e '700, alcune pistole intarsiate in madreperla, armature, monete antiche greco romane, cassette di legno una sopra l'altra, (quelle per la frutta per capirci), poggiate per terra e piene di vasellame sembra da inventariare, due tavoli intarsiati in ebano e persino due violini antichi, uno di Amati. Le armi saranno oggetto l'anno prossimo di una esposizione al castello già in corso di preparazione. Infine, al primo livello, c'è il tessile della mostra «Sacro e profano», col pezzo forte del frammento di mantello del padre di Federico II di Svevia mentre al secondo livello c'è la pinacoteca della collezione Finocchiaro che forse va migliorata nell'illuminazione (come puntualizzato dal sindaco). Roba da far girare la testa e non solo a un collezionista d'arte. Un immenso patrimonio della città, pezzi di storia che negli ultimi trent'anni pochi hanno avuto il lusso di vedere esposti per le note vicissitudini del castello che sono degne d'una telenovela. Viene da chiedersi perché questo tempo è stato sprecato così? E' stata la strafottenza o l'incompetenza... oppure c'è dell'altro? Inutile poi soffermarsi su quanto accaduto nel castello in tutti questi anni, dal 1986 quando ebbero avvio i restauri. Secondo le indiscrezioni, addirittura sino a pochi anni fa in un'ala dei magazzini vi entravano anche i piccioni che spargevano il loro guano sulle opere d'arte. Oggi per fortuna questo scempio è stato eliminato e si attende il finanziamento per realizzare la scala anticendio mancante, il nuovo impianto elettrico e il microclima. Quanto ai tesori impossibile elencarli tutti. Tra i «pezzi forti» delle collezioni c'è una Madonna in trono col bambino del XV sec. di Antonello da Saliba, della scuola di Antonello da Messina. Proviene dalla chiesa di S. Maria di Gesù. Accanto ci altri quadri su legno sempre del pittore: la Resurrezione e San Francesco. Il quadro della Madonna è ancora custodito in un contenitore da trasporto. L'opera è stata recentemente in mostra alle scuderie del Quirinale. E' un dipinto stupendo che purtroppo non è esposto al castello dal 2009. Perché? «Nel 1934 tutte le opere erano esposte. Oggi - risponde il direttore dell'assessorato, Manuele - sono cambiate le leggi sui principi espositivi e sulla sicurezza. Dobbiamo rispondere a esigenze e canoni che ieri non c'erano e sarà così sino a quando non avremo tutti i livelli fruibili. E' quindi un problema di percorsi museali. In questo momento sono aperti al pubblico il primo e secondo livello, quindi molte opere che sono nei magazzini non possono essere esposte e lo saranno solo ciclicamente. Si espone in base a piani ben definiti - ha detto ancora il direttore -. Ad esempio la Madonna del Saliba non appartiene alla collezione Finocchiaro e quindi al momento non si può esporre». Siamo alle solite. Alcuni «pezzi forti» del museo non possono essere esibiti perennemente e li vedremo in mostra di tanto in tanto, forse tra tre anni quando il museo dovrebbe aprire interamente. E' come se nei musei Capitolini di Roma si decidesse di lasciare nei depositi i quadri del Caravaggio. Così va a Catania. Al momento accontentiamoci di poche opere in mostra e delle esposizioni volute dalla caparbietà di pochi. E' già qualcosa... 24102011
La Sicilia
24 Ottobre 2011
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SICILIA - Castello Ursino apre i magazzini ed è viaggio tra i tesori nascosti ventimila pezzi.
GI
Giuseppe Bonaccorsi
La Sicilia
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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