Affluenza ridotta del 25, il Planetario rimedia con un modello gonfiabile A causa dei tagli non ci sono maestri che accompagnino gli studenti Cè la museomobile, un furgoncino colorato che schizza da una scuola allaltra della città per portare direttamente nelle classi un pezzetto del Museo di storia naturale. Si organizzano esperimenti di paleontologia, laboratori di scienze, di zoologia, riproducendo quello che normalmente gli alunni farebbero durante una gita in un giorno, senza farli spostare dai propri banchi. Il Planetario invece diventa gonfiabile, con un igloo di gomma di sei metri di diametro che viene pompato nelle palestre degli istituti. E se i bambini si stringono, stando seduti per terra, riescono a guardarla anche in 30, la volta stellata. Il drastico calo delle uscite didattiche delle scuole, soprattutto elementari, provocate dai tre anni di tagli della riforma Gelmini si fa sentire anche nei bilanci dei poli scientifici museali della città, da sempre mete predilette dalle scolaresche per le classiche gite di un giorno. Il Museo di storia naturale dei Giardini Montanelli dallentrata a regime della riforma ha registrato un calo del 25 per cento, con 17.475 bambini delle primarie in meno in visita lo scorso anno scolastico, rispetto ai 70.825 del 20082009. Al Museo della Scienza e della tecnologia di via San Vittore si è passati dalle 95mila visite complessive di tutti gli ordini di scuola nellultimo anno pre-riforma, alle 80mila registrate già solo dopo la prima delle tre tornate di tagli, con un calo di 15mila alunni in un solo anno. Una caduta che la direzione ha cercato di contenere andando incontro alle scuole, proponendo già dallanno scorso offerte last minute, pacchetti che regalano fino a tre classi per istituto e sconti per gli insegnanti: «Abbiamo investito ancora di più nelle attività didattiche - spiega il direttore generale, Fiorenzo Galli - ma la risalita è progressiva perché le difficoltà nel sistema scolastico non sono superate». Al di là della mancanza di soldi per pagare pure i pullman, per i presidi riuscire a far spostare le proprie classi è unimpresa quasi impossibile, perché non ci sono abbastanza maestri per farlo. Il motivo è semplice: per unuscita didattica di insegnanti ne servono almeno due. Le famose compresenze, scomparse con i tagli che hanno fatto fuori 1.200 maestre negli ultimi tre anni. Da qui, la strategia dei musei: mettere le ruote e andare direttamente fra i banchi. Con tantissimi istituti che hanno già dato la propria adesione. «Non sarà certo la stessa cosa guardare le stelle nella propria palestra e non al Planetario vero - commenta il direttore del centro scientifico di Porta Venezia, Fabio Peri, dove il calo è stato più lieve, con 5mila studenti in meno solo nellultimo anno - ma la difficoltà delle scuole a spostarsi si fa di anno in anno più grande, e vorremmo fare di tutto perché i bambini debbano rinunciare a unesperienza come questa».