Castelvetrano. «Sono decisamente contrario alla ricostruzione, nel parco archeologico di Selinunte, del "tempio G". Non ne vedo l'utilità ai fini del potenziamento del flusso turistico e prima vanno risolti i grossi problemi dei templi "C" ed "E" che si trovano in condizioni drammatiche». Lo ha dichiarato Dieter Mertens, che è stato direttore dell'Istituto archeologico Germanico di Roma e ha curato scavi e studi al parco archeologico di Selinunte, al convegno «Selinus 2011. Restauri dell'antico. Ricerche ed esperienze nel Mediterraneo di età greca», aperto giovedì pomeriggio al teatro Selinus, a Castelvetrano, e che si è poi spostato al baglio Florio del parco archeologico selinuntino dove si concluderà oggi. L'intero convegno ruota attorno alla ricostruzione del tempio "G", idea lanciata lo scorso mese di agosto dal consulente della Provincia regionale di Trapani Valerio Massimo Manfredi, archeologo e scrittore. La proposta non è nuova e ha sempre diviso il mondo accademico. Ora, però, c'è già un progetto approntato con 50 mila euro fatti giungere da uno sponsor privato e che trova il sostegno dell'amministrazione provinciale, guidata da Girolamo Turano che giovedì ha riunito la giunta al parco archeologico per approvare una delibera con cui si chiede l'inserimento dei siti archeologici di Selinunte e Cave di Cusa e di Segesta nella lista dei beni patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco. A sostegno della proposta Turano ha chiesto ai 40 studiosi arrivati a Selinunte oltre che dall'Italia anche da Grecia, Libia, Stati Uniti e Tunisia di firmare la delibera che domani sarà inoltrata all'Unesco. Dieter Mertens è stato inserito come componente in un Comitato scientifico ristretto richiesto alla Provincia dal sovrintendente di Trapani, Sebastiano Tusa e che dovrà valutare il progetto di ricostruzione del tempio "G". Del comitato con Mertens e Tusa fanno parte anche la direttrice del parco archeologico Caterina Greco, gli archeologi Paolo Marconi e Nunzio Allegro e gli architetti Claudio Parisi Presicce e Giorgio Rocco. «Mi batterò - ha aggiunto Mertens - affinchè queste rovine, le più belle del mondo greco, non vengano distrutte innalzandole. Inoltre i costi dell'operazione, che reputo culturalmente inopportuna, sarebbero elevatissimi. Ma come: non ci sono i soldi per ripulire gli scavi dalle erbacce e poi si propongono progetti così faraonici e politicamente miopi? E poi c'è sempre da tenere presente il processo di corrosione a cui i templi sono sottoposti a causa della salsedine. La mia proposta è di sistemare il sito e i reperti archeologici così da mostrarli sul posto ai turisti, magari con ricostruzioni in 3D in appositi filmati». «In linea di principio» si è invece detto favorevole alla ricostruzione del tempio Sebastiano Tusa, che è anche esperto archeologo e grande conoscitore del parco archeologico di Selinunte che fu ideato da suo padre Vincenzo. Pure lui, però, nutre perplessità sui costi dell'operazione. «Il mio timore - ha detto Tusa - è che sulla base dell'attuale situazione economica nazionale e regionale non ci possa essere, qualora il progetto venisse approvato, una continuità nell'erogazione delle somme necessarie. Per quanto riguarda i restauri già effettuati il peggiore si è rivelato quello attuato sul tempio "E"». Stamani Valerio Massimo Manfredi presenterà un plastico di circa 2 metri che rappresenterà il tempio "G" e che è stato costruito sulla base delle ipotesi di restauro fatte da Mario Luni, dell'Università di Urbino, che ha studiato la struttura e la pianta dell'edificio che si trova in stato di sofferenza. Il tempio "G" fu realizzato nell'arco di 100 anni, fu il maggiore del Mediterraneo, misurava circa 6 mila metri quadrati, pare vi si praticasse il culto di Zeus e fu abbattuto da un terremoto che colpì Selinunte nel primo Medio Evo, tra il V e il VI secolo. 23102011