La soprintendente "Non si può pensare di mettere il sito in sicurezza senza risorse" Mercoledì il commissario Ue potrebbe svincolare fondi per oltre 100 milioni Da un cespuglio di rosmarino spuntano i vani scoperchiati della Schola armaturarum. Si vedono le mura in rosso sbiadito con brani di pittura e le travi metalliche del soffitto di calcestruzzo che sfondò le pareti dopo una pioggia eccezionale. Sei novembre 2010, un sabato, proprio come ieri, quando si è diffusa la notizia di un nuovo danno alla già compromessa situazione di Pompei. Sulla Schola non cè più il telo protettivo, la miriade di pietre crollate ferme per mesi dopo il sequestro della Procura di Torre Annunziata è stato rimosso. Le vicine domus persero pezzi a ripetizione. Qualcuno anche allora disse che nel registro dei crolli, che il direttore Antonio Varone controlla tutti i giorni, i custodi annotavano diligentemente decine di episodi come quello. Episodi che non si sono certo esauriti con il 2010. Il muro di cinta davanti alla tomba della moglie di Herennio Celso, quella con un vaso in cima a una colonna ionica, fa una curva che continua su Porta Nola, la più vicina a Porta Anfiteatro, dove sonnecchiano i tranquilli cani di Pompei, molti ancora con il collare della Lega antivivisezione, anche se un minaccioso cartello raccomanda ai turisti di non avvicinarli. La parte superiore del bastione, a oltre dieci metri da terra, si è sfarinata e qualche metro lineare di pietre dellopus incertum ha schiacciato le grandi foglie di acanto dove lacquazzone ha fatto crescere i funghi. Se fosse stato di giorno sarebbero cadute in testa a qualche turista in visita alla necropoli. Via dellAbbondanza dista poco dalla caduta dei frammenti, e anche la pista ciclabile e larea picnic per i bambini e la vigna didattica curata con passione da Anna Maria Ciarallo, la paleobiologa di Pompei, da poco in pensione. Qui vicino, verso porta Ercolano un pino rischia di cadere perché è secco da qualche anno. Mancano i fondi per abbatterlo. Dopo il commissariamento Fiori, finito con due inchieste giudiziarie, sul restauro degli anfiteatri e sui crolli di via dellAbbondanza, Pompei è ancora alla ricerca di una identità. In vista dei cambiamenti, il fatto di cronaca riapre puntualmente un dibattito che va avanti in forma ripetitiva. «Lepoca dellincuria è terminata - dichiara il ministro per i Rapporti con le regioni Raffaele Fitto - ho coordinato con Galan un Piano straordinario finanziato con fondi comunitari e nazionali che destina oltre 100 milioni di euro per interventi immediatamente cantierabili». Mercoledì arriva il commissario europeo Hahn che con Galan e Villari discuterà dellopportunità di svincolare questi fondi. La soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro attende ancora lentrata in servizio dei 25 archeologi promessi allindomani del crollo di un anno fa. «Arrivano nelle prossime settimane», garantisce Villari. Ma le notizie che si hanno in soprintendenza sono ferme alla richiesta presentata dalla direzione generale del personale del ministero Funzione pubblica. «Non si può pensare che senza questi due elementi, risorse e personale - ribadisce la soprintendente - Pompei possa essere messa in sicurezza. Ciononostante la soprintendenza nel corso di questi mesi ha realizzato, attraverso sopralluoghi mirati una carta del rischio e ha messo a punto insieme alla direzione generale dellantichità e al segretario generale un programma straordinario degli interventi per il recupero dellarea archeologica secondo quanto previsto dal decreto legge 34 del 2011. Nel frattempo con fondi ordinari abbiamo attivato interventi per ridurre il rischio idrogeologico in alcuni settori della città antica». Quello che si poteva fare. La grande bonifica, invece, è stata più volte annunciata, in questi dodici mesi. Nel pomeriggio del giorno di aprile in cui il ministro Galan, appena insediato, dedicò la sua prima visita ufficiale agli scavi, lagenzia Ansa informò di un programma per Pompei al quale venne dato il nome di Piano Cecchi, da quello del direttore generale del Mibac. Il ministro aveva ribadito che il piano esisteva ed era pronto per entrare in funzione. Ma non è mai partito perché, si disse in seguito, «i soldi europei non erano arrivati». In realtà la soprintendenza di Pompei era rimasta a secco: come si sa, i venti milioni di euro dincasso annuale la renderebbero autosufficiente, ma, oltre ai fondi ordinari, ha a disposizione solo finanziamenti già impegnati, quindi non spendibili. Rimanevano poco più di 5 milioni. Ma a fine luglio questi soldi hanno preso unaltra strada: quella del polo museale speciale di Capodimonte. Intanto su Pompei gravano due interrogazioni parlamentari del Pdl: quella della senatrice Diana De Feo, che chiede il bis del commissariamento e quella a firma del deputato Gioacchino Alfano che cita il commissariamento Fiori come una grande occasione perduta per Pompei. E i muri, cominciata la stagione delle piogge, continuano a sbriciolarsi, mentre altre iniziative dellex commissariamento vanno anche quelle in frantumi. Un esempio per tutti, il ponte radio per la comunicazione dei custodi voluto dallex braccio destro di Bertolaso per aggirare i blackout della telefonia mobile. Qualche mese fa la protezione civile ha chiesto la restituzione delle apparecchiature che servono per lemergenza. Unantenna di trasmissione sul monte Faito e una trentina di radio, per un valore di circa 30 mila euro, sono tornate al mittente. È stato necessario rifare un nuovo ponte, ma sono bastati 12 mila euro. E questa volta nessuno ne chiederà la restituzione. Per 300 mila euro circa al tempo del commissario Fiori era nata una convenzione con la Croce rossa: alla scadenza non è stata rinnovata. Unambulanza è ferma nel cortile della soprintendenza, ma lautista ha ridato ai funzionari del Mibac le apparecchiature ricevute in dotazione per collegarsi con la centrale operativa. Il commissariamento è finito, ma le risorse interne a Pompei continuano a non bastare, né si pensa ad assunzioni per rinvigorire lufficio ministeriale: piuttosto è stata appena stipulata dai ministri Galan e Fitto una nuova convenzione da 6 milioni di euro (in cinque anni) con Invitalia - presieduta da Giancarlo Innocenzi Botti, che ha lavorato a lungo in Fininvest. Laccordo parla di "supporto tecnico", ossia, chiarisce la soprintendente Cinquantaquattro «di un contributo che arriva unicamente nella fase precedente ai bandi di gara». Ma i boatos a Pompei paventano linizio di una nuova stagione di commissariamento e addirittura una nuova divisione delle soprintendenze di Napoli e Pompei entro lanno e un possibile cambio della guardia al suo vertice.