Caduti dopo la pioggia tre metri di muro alla Porta Nola Il commissario Johannes Hann mercoledì visiterà il sito Solo un anno fa il cedimento della Schola Armaturarum I restauri approvati non sono mai partiti ROMA. E' accaduto di nuovo. Ad un anno di distanza dal crollo del Schola Armaturarum che aveva fatto inorridire il mondo, a Pompei si è polverizzato un pezzo della cinta muraria romana. Cinque metri di «cortina esterna» di opus incertum (tecnica muraria di rivestimento) nella zona nord degli scavi, a ridosso di Porta Nola, non ci sono più. Al suo posto sono rimasti tre metri cubi di macerie. E come era accaduto anche un anno fa, sarebbe la pioggia, caduta abbondantemente nei giorni scorsi, ad aver causato le infiltrazioni in un muro che appariva già danneggiato. Secondo gli esperti, il maltempo potrebbe essere stata una «concausa decisiva». E che sia stata soprattutto la mancanza di manutenzione a causare il crollo lo grida a gran voce l'Associazione nazionale archeologi: «Le piante crescono incontrollate nelle strutture di Pompei, durante l'estate si seccano e con le prime piogge favoriscono le infiltrazioni d'acqua che gonfiano e fanno crollare i muri. Temiamo che nei prossimi mesi vedremo crolli sempre più frequenti». E mentre si scatenano le polemiche, il ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan che mercoledì prossimo sarà a Pompei con il commissario dell'Unione Europea Jahannes Hann, ha annunciato: «Pompei è una priorità». Intanto si aspetta lo sblocco dei finanzimenti dell'Ue di 105 milioni di euro da destinare al sito archeologico e Galan ha firmato un decreto di delega al sottosegretario Riccardo Villari. L'architetto Antonio Irlando, presidente dell'Osservatorio Patrimonio Culturale, che in più occasioni aveva denunciato l'assenza di manutenzione ordinaria che affligge una delle aree archeologiche più importanti del mondo ha spiegato: «Quello di ieri, anche se si tratta di un muro, è un crollo importante. E' un tassello dell'unicum rappresentato dagli scavi di Pompei. Si trova nelle immediate vicinanze di un'ampia area ancora non scavata», L'allarme, dopo quanto accaduto ieri, appare a questo punto inevitabile. A Pompei qua e là crollano mattoncini, gli affreschi appaiono rigonfi, mentre i tasselli dei mosaici saltano. «Ogni mattina i custodi raccolgono pezzi di muro crollato e li portano negli uffici, per evitare che vengano portati via dai turisti», racconta Tsao Cevole il presidente dell'Associazione nazionale archeologi che parla di un «libro dei crolli» che viene aggiornato quotidianamente. E ieri i turisti guardavano gli ingressi sbarrati delle domus dove troneggiano i cartelli che avvisano del «pericolo di crolli». A questo punto, si guarda al piano per salvare Pompei annunciato in primavera, approvato prima dell'estate dal consiglio dei Beni culturali. Un progetto di quattro anni di restauri. La fine era prevista nel 2015, ma i lavori non sono ancora partiti. Tutti attendono che si sblocchino i finanziamenti europei. Johannes Hann con la sua firma è l'unico che, dopo la sua visita di mercoledì, può salvare Pompei.
Pompei, un nuovo crollo ora si spera solo nell'Ue Attesi 105 milioni di euro
Il muro della cinta muraria romana a Pompei si è polverizzato dopo la pioggia. Il crollo è accaduto nella zona nord degli scavi, a ridosso di Porta Nola. La pioggia abbondante potrebbe essere stata una concausa decisiva. Gli esperti attribuiscono la causa al mancato mantenimento, che ha permesso alle piante di crescere incontrollate e alle infiltrazioni d'acqua. Il ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan, ha annunciato che Pompei è una priorità e si aspetta lo sblocco dei finanzamenti dell'UE di 105 milioni di euro.
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