«Selinunte, Segesta e Cave di Cusa patrimonio dell'Umanità» Sebastiano Tusa: «Non sono contrario alla ricostruzione del tempio, il mio timore è che sulla base della situazione non ci possa essere una continuità nell'erogazione delle somme necessarie» CASTELVETRANO. «In linea di principio non sono contrario alla ricostruzione del tempio G, il mio timore è che sulla base dell'attuale situazione economica nazionale e regionale non ci possa essere, qualora il progetto venisse approvato, una continuità nell'erogazione delle somme necessarie. La spesa non è stata quantificata ma sarebbe di quelle importanti e servirebbero anche sponsor privati». Lo ha dichiarato ieri Sebastiano Tusa, sovrintendente di Trapani, esperto archeologo e grande conoscitore del parco archeologico di Selinunte, al convegno: «Selinus 2011. Restauri dell'antico. Ricerche ed esperienze nel Mediterraneo di età greca», aperto giovedì pomeriggio al teatro Selinus e che si è poi spostato al baglio Florio del parco archeologico selinuntino dove si concluderà domattina. L'intero convegno ruota attorno alla ricostruzione del tempio G, idea lanciata lo scorso mese di agosto dal consulente della Provincia Valerio Massimo Manfredi, archeologo e scrittore. La proposta non è nuova e ha sempre diviso il mondo accademico. Ora, però, c'è già un progetto approntato con 50 mila euro fatti giungere da uno sponsor privato e che trova il sostegno dell'amministrazione Turano che giovedì per la prima volta ha riunito la sua giunta al parco archeologico per approvare una delibera con cui si chiede l'inserimento dei siti archeologici di Selinunte e Cave di Cusa e di Segesta nella lista dei beni patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco. A sostegno della proposta Turano ha chiesto ai 40 studiosi arrivati a Selinunte oltre che dall'Italia anche da Grecia, Libia, Stati Uniti e Tunisia di firmare la delibera che lunedì sarà inoltrata all'Unesco. Gli esperti si confronteranno sulle più recenti tecniche di recupero e valorizzazione dei beni monumentali e archeologici. Sulle luci e le ombre dei passati restauri effettuati sui templi selinuntini ieri è intervenuto Sebastiano Tusa. «Oggetto di restauro - ha detto - sono stati il tempio C, E, i santuari di Malaphoros e le mura. Il peggiore, anche se non è giusto parlare male di chi è intervenuto su questi beni, si è rivelato quello attuato sul tempio E. Erano altre epoche, c'erano altre tecniche di restauro e si sono fatte cose che oggi non si farebbero più. Tuttavia va anche precisato che gli interventi furono effettuati con l'accordo di studiosi e istituzioni che li finanziarono. Per l'epoca si trattò di imprese ragguardevoli. Si commise, però, l'errore di usare troppo cemento e troppo ferro e dei pezzi che potevano essere rimontati non lo furono». Per valutare il progetto relativo alla ricostruzione del tempio G Tusa ha chiesto e ottenuto dalla Provincia la costituzione di un Comitato scientifico ristretto di cui oltre a lui fanno parte la direttrice del parco archeologico Caterina Greco, gli archeologi Paolo Marconi, Dieter Mertens e Nunzio Allegro e gli architetti Claudio Parisi Presicce e Giorgio Rocco. La prima riunione è stata svolta lo scorso mese di settembre, la prossima è prevista dopo il convegno. Fuori dal coro dei consensi per la ricostruzione del tempio si colloca Mertens. Il tempio G fu realizzato in circa 100 anni, fu il maggiore del Mediterraneo, doveva avere l'imponente superficie di 6 mila metri quadrati ed era ancora incompleto quando Annibale nel 409 a.C. distrusse la colonia greca. Domattina Manfredi presenterà un plastico di circa 2 metri che rappresenterà il tempio G e che è stato costruito sulla base delle ipotesi di restauro fatte da Mario Luni, dell'Università di Urbino, che ha studiato approfonditamente la struttura e la pianta dell'edificio che al momento si trova in stato di sofferenza. 22102011