In questi giorni abbiamo avuto modo di leggere due articoli su "Repubblica" nei quali vengono sostenute due tesi contrapposte rispetto alle procedure di approvazione del piano territoriale di coordinamento della Provincia di Napoli (Ptcp). In particolare il professor Moccia, ex assessore allurbanistica della precedente amministrazione provinciale, sposava la tesi del commissariamento del Ptcp per i ritardi dei tempi di approvazione, mentre lattuale assessore Nello Palumbo giustificava lo slittamento delle procedure in quanto impegnato a un ulteriore ascolto del partenariato istituzionale e sociale, prima di deliberare in merito. Nessuno degli interlocutori però ha evidenziato che il Ptcp che si sta portando avanti non è altro che il piano della precedente amministrazione, rispolverato acriticamente e oggetto, a suo tempo, di forte contestazione per la incapacità di interloquire con le comunità locali. È evidente latteggiamento schizofrenico della nuovo governo provinciale, che pur avendo posto come priorità, nel proprio programma elettorale, la completa rivisitazione del Ptcp in chiave di sviluppo e di elasticità normativa, non ha fatto altro, invece, che riciclare i superati documenti del Ptcp, rinnegando gli impegni elettorali precedentemente assunti. Nasce allora un dubbio: o lattuale amministrazione non ha idee innovative nei riguardi della programmazione territoriale, con conseguente incapacità di proporre scenari alternativi, oppure ritiene valide le scelte della precedente amministrazione, sconfessando se stessa per quanto affermato in campagna elettorale. A questo punto, è necessario che tutti comprendano limportanza di avere un Ptcp condiviso, in quanto tale documento di programmazione detterà i termini e le potenzialità future, anche di sviluppo, per tutte le municipalità del territorio, a partire dalla città di Napoli. È il caso, allora, di denunciare che fino a oggi la città non ha mai potuto confrontarsi pariteticamente, sulla specifica tematica, con lente provinciale che ha invece trattato, inspiegabilmente, il capoluogo come lultimo dei più piccoli Comuni della provincia; per questo auspichiamo, ad horas, un autorevole intervento del sindaco de Magistris. Si evidenzia, infatti, che una volta adottato il Ptcp, entrando in vigore le norme di salvaguardia, tutta la programmazione urbanistica comunale in atto sarà resa inattuabile, con un danno economico per la città veramente inaccettabile. Allora la schermaglia non può essere quella che vede i contendenti discutere solo sulla scadenza dei termini, che oramai sono abbondantemente superati rispetto ai 180 giorni previsti dallapprovazione del piano territoriale regionale del 2008, ma deve essere riportata, immediatamente, sugli improbabili contenuti dello stesso Ptcp. Purtroppo non vi è lo spazio per approfondire tutte le carenze del piano, ma basta ricordare un solo dato per rendere improponibile la procedura in atto. Infatti la legge urbanistica regionale e le relative norme di attuazione affermano lobbligatorietà del Ptcp a individuare i carichi insediativi e la loro distribuzione sul territorio oltre al rispetto della "sussidiarietà", lasciando alla Provincia le scelte di interesse sovracomunale e ai Comuni il governo autonomo dei propri territori. Tutto invece affronta lattuale o meglio vecchio Ptcp, invadendo competenze specifiche dei Comuni, mentre tralascia i temi propri, dettati dalla legge regionale. Lautore è presidente di Confedertecnica Campania
CAMPANIA - piano territoriale, c'è una terza verità
Riassunto in 200 parole:
Il professor Moccia e l'attuale assessore Palumbo hanno presentato due tesi contrapposte sul piano territoriale di coordinamento della Provincia di Napoli (Ptcp). Moccia sostiene il commissariamento del Ptcp per i ritardi dei tempi di approvazione, mentre Palumbo giustifica lo slittamento delle procedure. Tuttavia, nessuno degli interlocutori ha evidenziato che il Ptcp in questione non è altro che il piano della precedente amministrazione, oggetto di forte contestazione. Il governo provinciale sembra avere un atteggiamento schizofrenico, avendo posto come priorità la rivisitazione del Ptcp in chiave di sviluppo, ma non facendo altro che riciclare i documenti del Ptcp precedente.
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