Dopo la denuncia di Sebastiano Tusa sul lungo viaggio dellEfebo di Mozia interviene lex soprintendente di Siracusa: "Gli organi di tutela succubi della politica" La preziosa statua sarà restaurata a Los Angeles "Abbiamo lIstituto di Roma che ha fatto scuola nel mondo inutile rivolgersi agli Usa" Altro che inamovibili, come pure reciterebbe il decreto della Regione Sicilia, firmato dallallora assessore ai Beni culturali Nicola Leanza, che nel marzo 2007 elencava 21 capolavori dei musei siciliani per impedirne gli spostamenti o almeno limitarli a occasioni di certa scientificità e prestigio culturale. Alcune di queste opere avrebbero diritto alla card di frequent flyers, tanti sono i viaggi, molti dei quali non proprio necessari, a cui sono stati sottoposti. Ogni volta riportandone acciacchi sotto forma di traumi più o meno visibili che, cumulati alletà avanzata, alla vita scomoda trascorsa per secoli sotto i mari o sottoterra e alla fragilità dei materiali, rischiano di comprometterne la salute, se non per noi sicuramente per chi verrà dopo. Sono sempre gli stessi, poi, non si sa se per la fama internazionale di cui godono o per la pigrizia di chi li propone: i due Caravaggio di Messina (la Deposizione di Lazzaro e la Adorazione dei pastori, più volte sballottati tra Atene, Trapani, Roma), le preziose e delicatissime tavole di Antonello (su tutte la Annunciata di Palermo e il Ritratto del Mandralisca di Cefalù, di cui rimane indimenticabile una trasferta a New York nel 2005 con accompagnamento gastronomico), il Satiro di Mazara del Vallo (sei mesi in Giappone nel 2005 per lExpo) e il cosiddetto Auriga di Mozia, in procinto di andare prima a Londra e poi a Los Angeles. Un gruppo di globetrotter impiegato come testimonial della Sicilia in eventi naturalmente imperdibili. È ancora recente lappello lanciato dalle associazioni palermitane per scongiurare il viaggio dellAntonello di Palazzo Abatellis a Mosca (nel quadro degli accordi di amicizia Italia - Russia, mentre sono partite le tre cuspidi con i Padri della Chiesa dello stesso museo) che subito si apre un altro caso clamoroso a proposito della statua di Mozia, su cui è intervenuto su queste pagine il Soprintendente di Trapani, Sebastiano Tusa avvertendo dei rischi di una lunga assenza biennale: prima a Londra in occasione delle Olimpiadi (deve essere un vizio: lultima trasferta era stata a Torino nel 2006 per i giochi olimpici invernali) e poi al Paul Getty Museum di Malibu. Ritorno previsto: fine 2013. Giuseppe Voza, studioso emerito e già Soprintendente a Siracusa, non ha dubbi sulla opportunità o meno di questi spostamenti: «Una volta, prima di decidere se accettare il prestito di unopera, ci si riuniva per intere giornate per valutare pro e contro, e si trattava sempre di mostre che costituivano lesito di un processo di studi che magari ridisegnava interi contesti culturali. Oggi prevale la logica dellevento, di qualsiasi tipo, a cui lopera presta la sua immagine senza che al pubblico vengano fornite neppure semplici indicazioni sulla civiltà particolarissima di cui è portatrice, e che invece il museo ha la funzione di valorizzare. Mi riferisco ai musei nati durante il rinnovamento degli anni Ottanta, quando un criterio espositivo basato non sulle gerarchie ma sulla rete di narrazioni della grande storia e della vita quotidiana. Quanto ai presunti ritorni in termini di flussi turistici, nella mia lunga esperienza a Siracusa non ho mai riscontrato una crescita di presenza dai luoghi dove le opere erano state esposte. Mentre il danno causato dalla disaffezione dei visitatori durante la loro assenza dai musei di pertinenza è certo». Erano le ragioni indicate correttamente nel decreto dellassessorato: la protezione dellintegrità, la salvaguardia dellofferta culturale, la valorizzazione di siti e musei. Al punto che la stessa normativa indica nelle Soprintendenze competenti listituzione preposta a verificare il valore culturale della iniziativa espositiva e leffettivo ritorno del prestito... «Ma le Soprintendenze, non solo in Sicilia ma in tutta in Italia, sono state private di risorse ed energie, e sono perlopiù sottoposte, in queste come in altre circostanze, alle pressioni della politica. La carenza di mezzi, la lentezza e le lunghissime interruzioni degli scavi archeologici, la mancanza di personale fanno sì che oggi sia divenuto molto difficile opporre, a questo modello di esposizione mediatica che rischia di fagocitare il valore storico ed estetico delle opere, un modello alternativo. I due piani sono strettamente collegati: quanto più si impone questa concezione pubblicitaria, tanto più si riducono i margini per una riflessione approfondita sulla nostra stratificata identità culturale. Il cosiddetto Giovane di Mozia, tra laltro, è forse lopera più radicata nel territorio siciliano, addirittura fisicamente se soltanto si pensa alla sua vicenda storica, alle relazioni tra Greci e Fenici in quel lembo della Sicilia, agli eventi che condussero al suo seppellimento. Cosa, di tutto questo, arriverà agli spettatori delle Olimpiadi curiosi di altri eventi?» Si dice che sarà loccasione di un check up e di un restauro. «In Italia abbiamo lIstituto centrale del restauro di Roma, che ha fatto scuola nel mondo. Non cè bisogno di andare sino a Los Angeles per questo». Ma quindi le opere non devono mai viaggiare? «Possono essere spostate a due condizioni. La prima è naturalmente la loro salvaguardia, la valutazione attenta e prudente dei rischi, lo stato di salute dei materiali. La seconda è la scientificità certa delloccasione espositiva, la possibilità cioè che una mostra possiede di ampliare le nostre conoscenze. Le faccio un esempio: quando ero Soprintendente, proposi di affiancare in una mostra la scultura arcaica di Megara Iblaea con alcuni reperti di quella di Selinunte, città fondata proprio dagli abitanti di Megara, per studiare la fase storica della differenziazione di tecniche e linguaggi. Un momento importantissimo dellarte greca in Sicilia. Non se ne fece nulla allora, ma anche oggi, chi si farebbe carico di una simile iniziativa? Lerrore è credere che i dettagli siano questione di specialisti, mentre da essi dipende la nostra visione: di noi stessi e della nostra storia».