Il percorso museale accessibile al pubblico dal settembre 2012 Il complesso «unico» in Italia Ancora un anno (quasi) di pazienza, e poi si potrà visitare l'area archeologica della cattedrale di Bergamo, le stupende «sorprese» venute alla luce in questi anni e che - dicono gli esperti - costringono a ripensare la storia della città e della comunità cristiana bergamasca. Per Sant'Alessandro del prossimo anno, infatti, è in programma l'inaugurazione del percorso museale sotto la cattedrale cui sta lavorando lo studio dell'architetto Giovanni Tortelli, naturalmente insieme agli esperti della Soprintendenza, attentissimi a tutta la vicenda degli scavi - e in settembre dovrebbe esserci l'apertura al pubblico. Ci sarà un percorso di visita di circa 300 metri quadrati e allo studio c'è l'itinerario che dovrà percorrere il pubblico, mentre l'ordinamento scientifico è in corso di studi da parte di un gruppo di studiosi. Il cantiere dovrebbe chiudersi nel luglio prossimo. Gli scavi? «Straordinari» Gli scavi - testimonia l'architetto Tortelli - «hanno portato risultati straordinari, con reperti che testimoniano in particolare le fasi evolutive della Cattedrale di Bergamo dal V al XV secolo. Ma non solo: rivoluzionano le conoscenze sulla città antica». Il complesso è «unico» in Italia e va dalla ricostruzione dell'impianto romano - con una strada, ed edifici con muri e pavimenti a mosaico - ai diversi impianti successivi dell'antica cattedrale. Ci sarà molto da studiare e da scrivere, per gli esperti. E per quanto riguarda, specificamente, la comunità cristiana bergamasca «bisognerà capire - dice don Giuliano Zanchi, segretario generale della Fondazione Adriano Bernareggi e direttore del museo diocesano, che ha il «pallino» dell'operazione - cosa vuol dire l'esistenza di una basilica paleocristiana così grande, molto prima di quanto pensassimo». In effetti nessuno si sarebbe aspettato, all'inizio degli scavi in Duomo, di trovarsi di fronte a scoperte così importanti. Ora si tratta di dare visibilità e valorizzare i ritrovamenti. I 50 anni dei «Bernareggi» Degli scavi in Duomo e del progetto di musealizzazione dell'area archeologica della Cattedrale si è parlato ieri al Museo Bernareggi, durante un incontro per celebrare i 50 anni dell'istituzione. Incontro che è stato anche l'occasione per presentare una pubblicazione dedicata a monsignor Luigi Pagnoni, «Pagine d'arte», che raccoglie alcuni suoi articoli comparsi sull'Eco di Bergamo, la Rivista di Bergamo e la Domenica del popolo. Un incontro, però, nel quale è stato sottolineato a più riprese soprattutto il forte legame con la diocesi della Fondazione e del Museo Adriano Bernareggi, «al servizio della Chiesa di Bergamo», come ha detto Federico Manzoni, presidente della Fondazione, elencando tra l'altro le molte iniziative svolte nell'ultimo anno per promuovere la conoscenza dell'arte sacra anche nelle scuole e nelle parrocchie. E don Zanchi, ricordando la fondazione del 1961- col vescovo Piazzi e l'affidamento del museo a don Pagnoni - ha spiegato come arte e cultura incrocino la vita della Chiesa e delle persone e l'attività del museo sia essa stessa una modalità «di cura dell'uomo e di annuncio del Vangelo». Del Museo diocesano e della sua importanza ha parlato anche il vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, sottolineando come sia, tra l'altro, uno strumento importante per la crescita nella fede e come esista un raccordo forte tra arte ed educazione. Poi ha insistito, citando il vescovo Bernareggi, a «tutto aprire», a mostrare «le cose belle», volute da Dio.