Vincolati dalla Soprintendenza gli arredi di alcuni negozi storici Botteghe storiche pronte per essere vincolate. Per ottenere una patente di "intoccabili" da parte della Soprintendenza e quindi del ministero dei Beni Culturali. In Genova solo la confetteria pasticceria Romanengo e la macelleria di via di Soziglia hanno questo riconoscimento; ora nella top ten sono in procinto di entrare Finollo, tempio dell'eleganza maschile, la cioccolateria Viganotti, la farmacia Alvigini e il bar-liquoreria Cavo Marescotti. Filtra l'indiscrezione dei nomi dallo staff, composto da esperti della Soprintendenza, ma anche del Comune e della Camera del Commercio, che sta svolgendo un' indagine per individuare le meritevoli. «Disponibilità e soddisfazione da parte dei proprietari» si racconta, perché comunque è un notevole segno di apprezzamento della bellezza e della storia di un luogo. E poi ci sono anche botteghe storiche con caratteristiche di pregio che però, (l'esempio è calzante su una farmacia di via San Lorenzo) hanno particolari stonati, come un'insegna moderna verde accecante che non rende onore. «La ricerca delle caratteristiche per il vincolo può essere anche uno strumento utile per indurre certi negozianti a correggere invece i particolari negativi», spiega Paola Traversone, storica dell'arte della Soprintendenza che insieme alle colleghe Luce Tondi, Cristina Pastor e Caterina Olcese, lavora al percorso della tutela. Almeno 70 armi di attività,corredo di documenti e di attrezzi necessari all'esercizio dell'attività, elementi architettonici interni ed esterni, un certo contesto storico ambientale: questi i criteri che portano alla nomination di "Bottega Storica". Che spetta al Comune. Il vincolo al ministero dei Beni Culturali. E vincolati erano anche gli arredi della Vedova Romanengo (oggi dopo due annidi luci spente potrebbe riaprire un bar, ma senza più quel nome) e del macellaio Corini di via Lomellini. Sovverte la sua storia quel locale che ha concentrato in questi mesi tante battaglie di cittadini legati a un pezzo di storia urbano-commerciale: diventerà una profumeria. E proprio in queste ore si sta smontando l'antico bancone di marmo, con impresse le testine di bovino. Non in tema con le creme anti rughe. Prima la Soprintendenza dei Beni Architettonici si esprime per il vincolo poi si sottrae (i proprietari del palazzo e del locale, famiglie notabili di antico lignaggio) definendo di poco valore l'ambiente. Il vincolo è stato quindi apposto agli arredi, e nello specifico al bancone, dalla Soprintendenza ai Beni Storici. Di cui Franco Boggero è soprintendente facente funzione. Che racconta una sorta di odissea che getta luce su certe battaglie civili, molto a parole e poco nei fatti. «Forti e vibrate richieste di mantenere il bancone. Ma un vincolo non impedisce di smontare il bancone e ricostruirlo da un'altra parte... Ci siamo messi letteralmente a caccia di una adozione, di un posto dove potesse trovare una rispettabile collocazione. I proprietari del locale si rendevano disponibili a pagare anche le spese di trasporto. Ma nessun macellaio, nè negozio antico, nè bar si è fatto avanti. Allora ci siamo rivolti a Eatalyma ci è stato risposto che i loro erano arredi moderni; quindi abbiamo individuato il nuovo mercato del Carmine, ma il consorzio ci ha risposto che era ancora in alto mare l'apertura. Ora siamo in trattativa coni Parodi del salumificio di Sant'Olcese. Ma ancora non sappiamo che fine farà».