Primo round in pareggio. Dopo l'ultimatum dei Benetton («Accordo entro ottobre o ce ne andiamo») e la risposta a muso duro del sindaco Orsoni («Arroganti, paghino alla città il corrispettivo dovuto») a Ca' Farsetti ieri si è tenuta la prima riunione sul progetto del nuovo Fontego dei Tedeschi, il palazzo delle Poste acquistato dal gruppo di Ponzano due anni fa. Delegazioni composte dagli avvocati della Benetton da una parte, dai tre assessori Micelli (Urbanistica), Maggioni (Lavori pubblici) e Filippini (Patrimonio) con il vicedirettore generale Luigi Bassetto dall'altra. Due ore di confronto e poi il rinvio a un'altra riunione per la settimana prossima. Due i punti irrinunciabili ribaditi dal Comune. L'atrio al piano terra insieme ad altri spazi dovrà restare pubblico. E Edizione Property, finanziaria dei Benetton, dovrà corrispondere al Comune un «indennizzo» di circa 15 milioni di euro. Il nodo è la destinazione urbanistica. Il Piano regolatore vigente prevede lo «standard pubblico», non modificabile con una semplice delibera. Occorre la Variante urbanistica che dovrà essere approvata dal Consiglio comunale. Regole chiare, dice il sindaco Orsoni. Che ricorda come il prezzo del prestigioso immobile sia stato relativamente basso (53 milioni di euro, 5 mila euro al metro) proprio perché non c'era la variante. I Benetton premono, e i comitati si mobilitano. «Potrebbe configurarsi come un tentativo di estorsione», dice l'avvocato Mario D'Elia, che ha presentato un esposto alla Procura. Francesco Sanvitto propone di acquistare l'immobile dai Benetton con un mutuo che potrebbe essere pagato con gli affitti delle imprese artigiane. Così l'edificio tornerebbe alla città. «Rispettare lo standard pubblico», insiste l'architetto Marco Zordan, dei 40X. Trattativa aperta. Ma resta da fissare il «quanto» e poi la decisione sulla proposta fatta dai Benetton di demolire il tetto del Fontego per farci una terrazza.