Braccio di ferro con Benetton VENEZIA - «Questi privati che pensano sia loro tutto dovuto mi lasciano davvero perplesso». Il sindaco Giorgio Orsoni si riferisce al gruppo Benetton e all'ultimatum dato al Comune sul futuro del Fontego dei Tedeschi: se entro fine mese non ci sarà un accordo, il gruppo di Ponzano punterà su un investimento lontano da Venezia. «Ci danno i dieci giorni? - ironizza il sindaco - potrebbero bastare se acconsentissero alle nostre richieste». Il braccio di ferro tra Ca' Farsetti e Benetton che oltre un anno fa ha chiesto una variante urbanistica sull'ex palazzo della Poste, ruota attorno a due questioni: gli spazi destinati a pubblicità utilità e la «adeguata remunerazione», ossia i soldi che spettano al Comune per la valorizzazione del palazzo grazie alla variante. La proprietà ha fatto una stima sulla valorizzazione dell'immobile trasformato in commerciale. Ma anche il Comune ne ha però fatta fare una e i valori non coincidono. Tant'è che l'offerta economica di Edizioni Property è stata rispedita al mittente. «Il problema è che Benetton ha fatto un cattivo affare, ha pagato troppo un edificio con un vincolo, può darsi che la sua redditività oggi sia inferiore a quanto pensasse - continua Orsoni - ma non può scaricare sul Comune la situazione, il cambio di destinazione da pubblico a commerciale ha un suo costo, è normale». Per Ca' Farsetti i canoni nazionali si attestano al 50 per cento della valorizzazione di un bene. Se cioè la stima di un immobile dopo il cambio d'uso aumentasse di 20 milioni, al pubblico ne andrebbero dieci. Nessuno parla di cifre, di sicuro in questi mesi Benetton ha sostenuto che la somma proposta al Comune è già 2-3 volte superiore ai valori della media nazionale, una cifra più alta trasformerebbe l'operazione in una perdita. Sulla pubblica utilità la situazione è identica: nessuna intesa. L'amministrazione ritiene che una parte dello stabile vada ceduta a uso pubblico e i privati propongono un'emeroteca e una sorta di ludoteca. «L'apertura al pubblico di alcuni spazi non è uso pubblico - rincara il sindaco - negozi e caffetterie sono strutture private aperte». Tra l'altro c'è da discutere anche sulle licenze per ristorazione. A Venezia, infatti, sono bloccate e per darle al Fontego dovrebbe arrivare una deroga. Benetton ha dato un ultimatum, dicendo che dopo 13 mesi di attesa servono certezze alla proprietà e ai potenziali gestori della galleria commerciale pensata sul modello delle Galeries Lafayette di Parigi o dei magazzini Saks a New York che potrebbero essere Rinascente (in pole position) o Coin. L'affitto che Benetton chiederà ai gestori è legato alle spese che dovrà sostenere, «adeguata remunerazione» compresa, per restaurare e recuperare il palazzo. Ed è proprio per questo che i privati hanno detto no alle richieste del sindaco, la loro offerta è il massimo perchè l'operazione Fontego non sia in perdita.
Venezia. Fontego, Orsoni: Bastano 10 giorni se accettano le nostre richieste
Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, ha espresso perplessezza per l'ultimatum di Benetton, che richiede certezze sulla proprietà e sui potenziali gestori della galleria commerciale. Benetton ha fatto una stima sulla valorizzazione dell'immobile, ma il Comune ne ha fatta una diversa. Il problema è che Benetton ha pagato troppo per l'edificio con un vincolo e non può scaricare la situazione sul Comune. Il Comune ritiene che una parte dello stabile debba essere ceduta a uso pubblico, mentre Benetton propone un'emeroteca e una ludoteca. L'affitto che Benetton chiederà ai gestori è legato alle spese per restaurare e recuperare il palazzo.
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