Storpiato il nome di Mantegna. Mappe vecchie di cinque anni. Ferito un bene nazionale e il sindaco Renzi pensa solo a rottamare Il nome storpiato di Andrea Mantegna campeggia sui cartelloni che rivestono il cantiere dei Nuovi Uffizi, un'operazione di ampliamento e restauro che si protrae da anni. GIRO DELL'OCA. Il malcapitato turista che cerca di orientarsi nelle gallerie del museo trova come unico aiuto delle mappe che pero riportano indicazioni vecchie di cinque anni. LE PROTESTE Sui siti Internet fioccano i commenti e le reprimenda nei confronti del sindaco Pd Matteo Renzi, accusato dagli stessi fiorentini di snobbare la città per le sue ambizioni politiche. A Firenze come si sa la lingua italiana è nata, e dunque tenuta in gran conto, e anche il congiuntivo non rischia di estinguersi, tanto che il sommo pittore veneto del Quattrocento, Andrea Mantegna, è diventato, nelle scritte sui cartelloni davanti al piazzale degli Uffizi, Mantenga, congiuntivo presente di mantenere. Proprio così, il nome storpiato Mantenga, scritto a caratteri cubitali, appare sui pannelli che coprono il cantiere aperto per la realizzazione dei Grandi Uffizi, il controverso progetto per il raddoppio della Galleria degli Uffizi, fiore all'occhiello tra i musei fiorentini. Un errore marchiano, sfuggito a tutti, a cominciare dalla soprintendenza per i beni architettonici diretta da Alessandra Marino sino agli addetti ai lavori, ma non ai turisti in coda fuori dal museo. Del resto, scrivere Mantenga per Mantegna, nonostante la cortesia del congiuntivo (potevano aggiungere un "prego") salterebbe agli occhi a qualunque mediocre conoscitore d'arte. Un po' come se un turista italiano a Amsterdam trovasse fuori da un museo un cartello che indica la sala dei Van Coc o dei Rimbrandt, o a New York una mostra di Jackson Pollo. Un biglietto da visita niente male, il Mantegna congiuntivato, ma non è l'unico errore nella segnaletica degli Uffizi. Come racconta il Corriere fiorentino, anche le mappe numerate che dovrebbero aiutare i visitatori a individuare le sale con le opere di ciascun artista, sono tutte sbagliate, perché probabilmente basate su una disposizione della collezione vecchia di 5 anni, prima che cominciassero i lavori. Così il visitatore, seguendo la cartina farlocca, cerca Caravaggio al secondo piano e non lo trova, perché ora è stato spostato insieme ai tarava: eschi al piano terra. Allora tenta di rintracciare la sala 41 con Rubens, e invece trova Caravaggio. Infine prova con la sala 18, quella della Tribuna, senza sapere che è stata chiusa per restauro e le opere sono state spostate nella sala 35. Più che una mappa sembra un codice cifrato, dove a ogni pittore ne corrisponde un altro, e a un numero di sala un altro numero. Magari qualche turista benevolo penserà a un'astuta trovata dei responsabili degli Uffizi per far esercitare il cervello, una specie di sfida enigmistica. Ora naturalmente si pensa a rifare tutto, togliere il Mantenga e preparare mappe aggiornate, ma intanto la figuraccia è fatta, e non in un piccolo museo dell'artigianato locale, ma agli Uffizi, l'ammiraglia tra le istituzioni culturali cittadine. Sul sito del Corriere, alcuni cittadini commentano anche lo stato di incuria e sporcizia in cui si trovavano le sale durante le visite, con spessi strati di polvere sopra il vetro di protezione della Primavera di Botticelli. E c'è chi se la prende direttamente col sindaco Matteo Renzi, accusandolo di disinteressarsi dei problemi della città per seguire le sue ambizioni di politica nazionale. In effetti Renzi, il rottamatore che con foga televisiva spiega che i vecchi dirigenti politici devono farsi da parte, sembra non comprendere che se vuoi mettere in un museo D'Alema e Veltroni (e forse anche Bersani), prima devi preoccuparti che il più importante museo della tua città sia gestito senza trascuratezze e sciatteria. Altrimenti il primo a essere rottamato sarà lui, dai suoi concittadini, alle prossime elezioni comunali. E chissà in che sala lo metteranno, il Renzi, forse vicino a un Gimabue o a un Ciotto.