Il progetto ha il sostegno della Regione Puglia e della Provincia. La candidatura sarà presentata nel 2013 Forum sulla candidatura di Bari a capitale europea della cultura «Perché candidare Bari a Capitale della Cultura nel 2019?». È questa la domanda che ha animato ieri sera il forum nella Sala Murat, aperto alla cittadinanza, organizzato dall'assessore comunale al Marketing territoriale e alle Politiche comunitarie, Gianluca Paparesta, che si sta occupando del progetto della candidatura per conto dell'amministrazione comunale barese. Questo è stato il secondo appuntamento (realizzato all'interno della manifestazione di Legambiente che si sta svolgendo nella Sala Murat, era infatti presente il presidente di Legambiente Bari, Marino Spilotros) che ha visto riunirsi una sorta di pensatoio, aperto agli operatori culturali attivi sul territorio e a tutti i cittadini che vogliano dare un contributo di idee, che l'assessore Paparesta, in collaborazione con Silvia Godelli, assessore regionale al Mediterraneo, Cultura e Turismo, e Nuccio Altieri, vicepresidente della Provincia, intende costituire in vista della candidatura. Come ha sottolineato lo stesso Paparesta, quella della candidatura è una sfida ambiziosa, che può concretizzarsi grazie alla sinergia tra le istituzioni e gli operatori culturali, ecco perché è necessario mettere a sistema tutte le risorse possibili, lasciando ad un secondo momento il problema annoso della carenza di infrastrutture territoriali. Luca Scandale, docente di Economia della cultura nell'Università Lum e tra gli autori del Piano strategico terra di Bari (la candidatura Bari Capitale rientra infatti nel PS) ha illustrato il percorso che occorrerà affrontare da qui al 2013, anno della formalizzazione della candidatura, e dal 2013 in poi, quando la Commissione Europea stringerà a tre il numero delle contendenti. Scandale ha anche posto l'accento sui punti di forza che hanno decretato la vittoria delle precedenti Capitali della Cultura. Intanto è fondamentale scegliere il tema della candidatura, che avendo come punto fermo la prerogativa di Bari città di San Nicola, potrebbe puntare sulla vocazione di città di frontiera, del dialogo e dell'accoglienza, della prospettiva balcanica. Altieri ha aggiunto la possibilità di allargare il dialogo anche alle culture nordafricane e mediorientali che negli ultimi anni si stanno diffondendo in città. Giorgio Otranto, ordinario di Storia del Cristianesimo dell'ateneo barese, inizialmente scettico sull'idea della candidatura, ha infine convenuto che «occorrerebbe puntare sul passato storico di Bari, che fu sede di un emirato arabo e capitale del mondo bizantino». Numerosi gli interventi, tra i quali, quello di Antonio Minelli, regista e curatore delle ultime edizioni del Corteo storico Nicolaiano, di Vito Labarile, consulente del sindaco per le Arti Visive, di Paolo Comentale (Granteatrino Casa di Pulcinella), Maurizio Ferrandino, presidente di Agorà Mediterranea, e di Augusto Masiello (Kismet Opera), che ha evidenziato la necessità di coinvolgere nel progetto, e al più presto, il mondo imprenditoriale e progettare una visione culturale ad ampio raggio. Nel pubblico, tanti altri rappresentanti delle istituzioni culturali baresi e pugliesi, da Giandomenico Vaccari, sovrintendente della Fondazione Petruzzelli, a Lino Manosperta, del Teatro Pubblico Pugliese, a Roberto Ottaviano, che da anni cura la rassegna musicale cittadina «Bari in Jazz». E ancora, lo storico Nino Lavermicocca, don Franco Lanzolla, parroco della Cattedrale, Giusy Caroppo, storica dell'arte, Vito Cramarossa, dello staff del Piano Strategico, Rosario Polizzi, della Camerata Musicale Barese.