Crateri a figure nere, statue, anfore, portagioielli: adesso sarà possibile tenerli in salotto e mostrarli con orgoglio agli amici. No, non è l'effetto dell'annunciato "archeocondono" proposto da Forza Italia: questa volta si tratta di falsi"autorizzati". Una specialità tutta siciliana, per l'esattezza concentrata a Centuripe, in provincia di Enna: qui si contano poco più di seimila abitanti, ma sono ben dieci le ditte specializzate nella realizzazione di "terracotta antichizzata", e una trentina gli artigiani impegnati nell'industria dei "falsi archeologici". Che, bene inteso, vengono venduti con tanto di certificato di garanzia, nomi delle ditte e spiegazione della tecnica. A vederli, non si nota davvero alcuna differenza. E questo il singolare business di Centuripe, che all'"industria dell'archeologia» ha dedicato un'area artigianale ad hoc, in contrada Miniere- Marmora. Francesco Marletta è il responsabile di "ArteSicula". Racconta: "Ho iniziato quest'arte venti anni fa, adesso vendo le mie copie ai Musei vaticani e ad altri musei romani. Mi dedico anche a corsi speciali, riservati ai dipendenti dei musei: per apprendere tecniche di restauro di vasi e affreschi, le specialità della mia ditta». Top secret il numero dei pezzi venduti. Matteo Bonanno guida invece la "Sebo Srl, Ceramiche d'epoca", e rifornisce direttamente chi poi rivende i manufatti ai musei. Racconta: «Prima dell'11 settembre eravamo in grande espansione. Adesso vendiamo di più ai musei in Sicilia, Calabria, qualcosa anche a Bologna. Puntiamo sulla qualità: solo poche riproduzioni". Un esempio? Per realizzare un cratere figurato sui due lati, occorrono sei giorni di lavoro e abilità specifiche. Ma il prodotto finito è speciale: il bookshop del Louvre è uno dei clienti affezionati dell'artigianato di Centuripe, e il diretrore del museo parigino ordina spesso copie per sorprendenti regali agli amici. Nino Biondi, vicesindaco e responsabile dell'area industriale dice: "Stiamo aiutando le nostre imprese a farsi conascere all'estero. Il nostro paese è proiettato sul turismo, grazie anche al museo inaugurato tre anni fa. Le copie traggono spunto anche dai reperti esposti. Noi li chiamiamo "repliche", se l'occhio non è attento cade in inganno, ma con il certificato non c'è problema. Certo, prima qualcuno ne approfittava». E qualcuno, a dire il vero, continua a farlo: il giro d'affari dei falsi, infatti, tiene banco malgrado le copie legalizzate. Le tecniche sono raffinatissime, e ingannano anche l'occhio più esperto. Senza esami specificicarbonio 14 o similidire "è vero" e "è falso" risulta davvero difficile. I falsi, realizzati seguendo perfettamente le tecniche antiche, vengono poi interrati per alcuni periodi: in questo modo si alterano anche i componenti chimici dell'argilla e delle vernici e la patina di terra complica parecchio le cose. Non è una novità che alcune opere esposte nei musei siano falsi. La beffa dei falsari raggiunse anche a Mussolini: durante una visita, gli venne donato un antico reperto. Falso, anche quello, ma il duce non se ne accorse.