Avevamo tracciato lo sviluppo concreto di Orbetello a partire da Talamone, dove il business ormeggi è privilegio di pochi Più che da pensionato, la sua apparente tranquillità somiglia a quella del cinese che sulla sponda del fiume attende il passaggio del cadavere del nemico. Cadavere politico, s'intende. Perché lui è Rolando Di Vincenzo, uomo della destra che è stato dominus indiscusso della politica orbetellana per quindici lunghi anni: dieci da sindaco e cinque da "sindaco ombra" alle prestigiose spalle del ministro Altero Matteoli. Fino alla clamorosa batosta elettorale incassata a maggio dal centrosinistra di Monica Paffetti. Una «trauma», come lo definisce oggi lui stesso, al quale è seguito un defilato silenzio. Di Vincenzo è capogruppo dell'opposizione in consiglio comunale, ma la voce e l'immagine pubblica del Pdl sono ormai da mesi quelle del rampante Andrea Casamenti. Chi però pensasse, o s'illudesse, che "il podestà Rolando" si sia ritirato a vita privata, sbaglia di grosso. Da consigliere e dal suo ufficio di Commissario per il risanamento della Laguna, Di Vincenzo osserva le mosse altrui, collabora alla ricostruzione del centrodestra a Orbetello e in provincia, ma soprattutto aspetta. Convinto «che quando le persone si saranno accorte della differenza tra la nostra proposta e la loro capacità di governo, noi torneremo a governare». E qual era, Di Vincenzo, la vostra proposta? «In campagna elettorale ci siamo presentati con un programma forte, basato su alcuni punti nodali». Per esempio? «Primo fra tutti, il porto di Talamone: lo volevamo e lo vogliamo rendere pubblico, e non bene privato a vantaggio di pochi operatori». Può chiarire il concetto? «In porto, oggi, sono ormeggiate circa 800 barche. Il conto dei grossi introiti per chi gestisce gli ormeggi è presto fatto. Questi gestori, da parte loro, pagano invece cifre minime al demanio, mentre tutte le spese per i servizi sono a carico del Comune, dunque della collettività. A queste condizioni i servizi, dai parcheggi in giù, sono pessimi. E intorno all'attività portuale non si crea indotto. Senza parlare dell'aspetto, forse più grave, della sicurezza e del danno ambientale». Cosa intende? «Il porto non ha arginature di alcun tipo. I fondali, mai puliti, sono ridotti a una schifezza, la posidonia è sparita. Il nostro progetto puntava a ripristinare tre concetti fondamentali: legalità, sicurezza, tutela ambientale. Sul totale di 800 ormeggi, intendevamo ricavarne un centinaio di proprietà del Comune, che poi li avrebbe dati in concessione a privati, incassando soldi importanti da rimettere a disposizione della collettività. Esattamente come abbiamo fatto con gli stabilimenti balneari e il campeggio, dai quali oggi il Comune incassa sette volte di più di quanto incassava prima del nostro arrivo. Sul porto abbiamo presentato tre ipotesi progettuali tra le quali scegliere, ed eravamo sul punto di firmare tutti gli atti necessari con Provincia, Regione e Stato». E poi? «E poi chiedetelo a chi governa ora. Voi avete capito cosa vogliono fare? Noi no. Di certo se il porto non si farà si configura il danno erariale per tutte le spese di progettazione sostenute dal Comune». E al di là del porto? «Le Terme dell'Osa. C'è in atto un contenzioso enorme tra il Comune, che chiede lo sgombero dell'area e i danni ai due soci dell'Ati che non hanno rispettato il contratto. Quel percorso va riavviato subito, si deve sperimentare subito un nuovo bando. E poi gli investimenti su suolo pubblico, da Albinia a Orbetello Scalo all'Idroscalo». Sull'Idroscalo in queste settimane è tutto un fioccare di proposte e idee... «Al di là di tutte le "pippologie" di chi propone senza porsi il problema di dove prendere i soldi, noi partendo dall'Idroscalo prevedevamo lo sviluppo reale di Orbetello fondato su attività culturali, ricreative, sportive e di "benessere", per allungare la stagione estiva. Per le strutture sportive avevamo interessato anche il Coni, tutto e sempre con interventi su terreni pubblici, per creare una collaborazione tra pubblico e privato a costo zero per l'amministrazione. A Orbetello Scalo si prevedevano campi da calcio, piscine e residenziale. All'Idroscalo, tra l'altro la sede unica di materne, asilo nido, elementari e medie». E Albinia, dove l'elettorato vi ha punito duramente? «Ad Albinia tutto ciò che avevamo promesso è stato mantenuto: ciclabile, sovrappasso, sottopasso. L'Anas sta lavorando, forse il più grande intervento mai fatto in questo comune, sognato da trent'anni. Eppure abbiamo perso anche ad Albinia. Evidentemente il nostro lavoro non è stato compreso: con queste grandi trasformazioni avevamo disegnato lo sviluppo di una Orbetello diversa». Si vede che ai cittadini è piaciuto di più il futuro disegnato dal centrosinistra. «Sarà. Ma qualcuno ha capito cosa vuole fare, questa giunta? Sul porto, sull'Idroscalo, sulle Terme... Dovrebbero fare i bandi pubblici, ma cosa vogliano non si sa. Anche nel programma di legislatura espongono tutta la filosofia di un percorso che può darsi sia giusto, ma nel concreto ancora non è dato di capire. Sull'Idroscalo, per esempio, dicono di voler lanciare un bando per i giovani architetti, ma non si capisce per fare cosa. E dopo il bando, i soldi dove li pigliano? La solita presa di giro. Anche se gli abbiamo lasciato le casse piene, un "tesoretto" da 9 milioni e mezzo di avanzo». Beh, alcune cose concrete si sono viste, per esempio il recupero della fontana di piazza Cortesini. «Già, la fontana: dopo sei mesi sono ancora lì. E poi sia chiaro: la scelta di farci una fioriera era solo provvisoria, per fermare il degrado del monumento che era diventato ricettacolo di rifiuti e dormitorio per senzatetto. Il nostro programma era chiaro: quella di piazza Cortesini doveva entrare nel circuito delle cinque fontane di Orbetello, da mettere a regime tutte insieme. Hanno vinto le elezioni per spot, punto. In ogni caso, io mi rimetto sempre alla volontà popolare». Ma se davvero i vostri 15 anni di governo e i vostri programmi erano così validi, come se la spiega la sconfitta? «Perché dopo tanti anni i cittadini avevano voglia di cambiare». Tutto qui? Non pensa per esempio che Matteoli sia stato vissuto più come sindaco di rappresentanza che come sindaco vero? «Niente di più falso. Il quinquennio di Matteoli ha disegnato lo sviluppo di Orbetello. È stato un sindaco presente, e così è stato percepito. Da ministro sempre in giunta, ogni settimana. Orbetello ha i parcheggi a 10 centesimi l'ora, con pullmini elettrici, a metano e a gasolio donati dal ministero dell'Ambiente e che fanno servizi. C'è un bus navetta da 12 corse al giorno gratuite che porta le persone all'ospedale. Matteoli a Orbetello ha portato una nuova mentalità, che forse ha urtato piccole parrocchie». Allora la maggioranza degli orbetellani si era stancata di Di Vincenzo... «Nel 2009 avevo chiesto al partito di non ricandidarmi. Forse ero diventato antipatico perché giudicato "arrogante". Ma questa non è la parola giusta. La mia non è arroganza, è determinazione. Io lavoravo dodici ore al giorno e ho lasciato una professione, per fare il sindaco. Le due cose insieme, per me, non sono compatibili. In ogni caso il centrodestra ha governato bene e credo sia solo questione di tempo: quando le persone si saranno accorte che dietro la nostra proposta c'era il futuro di Orbetello, viva e pulsante, allora si cambierà».