E' un mercato che in Sicilia dicono gli inquirenti è secondo solo a quello della droga e sul quale le organizzazioni criminali potrebbero presto pensare di mettere le mani. Anche se, per due terzi, i reperti archeologici o le tele messe sul mercato dai trafficanti d'arte sono falsi. Falsi perfetti o quasi, realizzati da artigiani siciliani e rifilati, senza difficoltà, ai collezionisti privati come ai grandi mediatori esteri. Le cifre del bilancio dell'attività del 2004 dei carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico sono sconcertanti: dei 7865 oggetti recuperati ben 5911 sono risultati falsi. 'Due volte su tre è questo il verdetto dei tecnici delle soprintendenze alle quali ci rivolgiamo per la valutazione dei reperti sequestrati», spiega il capitano Giuseppe Marseglia alla testa di un manipolo di uomini, solo 12, che ha giurisdizione su tutta la Sicilia e che solo nel 2004, forse in ossequio all'Anno dell'Archeologia proclamato dall'assessorato regionale ai Beni culturali, ha recuperato un numero di reperti più che decuplicato rispetto all'anno precedente: 7865 contro i 507 del 2003. Primi nella specialissima classifica dei falsificatori del Mediterraneo, primi davanti a Egitto e Siria. In Sicilia, e soprattutto nei laboratori di Centurie e Paternò, si rifa di tutto: monete greche e romane, innanzitutto, ma anche ceramiche, vasi a figure rosse e nere, statuette. Spiega il capitano Marseglia: «E dal 700 che in Sicilia c'è una richiesta enorme di reperti archeologici e, naturalmente, quando i tombaroli hanno sbancato una necropoli, come purtroppo hanno fatto per secoli, c'è poco da ricostruire. Per soddisfare il mercato si può solo costruire. Che è esattamente quello che fanno in questi laboratori artigiani. Si realizzano falsi, totalmente nuovi, ma si falsifica anche. Prendiamo ad esempio le monete: il loro valore è corrispondente al loro stato di conservazione. Ci sono quelle nuove invecchiate con un adeguato procedimento ma ci sono anche quelle riconiate sulla base di piccole monetine di bronzo ormai illeggibili ritrovate dai tombaroli con i metal detector. Vengono vendute a stock, una minima parte vere e il resto false o falsificate. E le comprano tutti, anche esperti mercanti d'arte, anche all'estero e non c'è altra spiegazione che questa: il rischio è contemplato, con quel 10,20 per cento di reperti veri il guadagno è ampiamente assicurato». Sicilia culla dell'archeologia ma anche dei pataccari dunque. E la percentuale dei compratori che si fanno "impaccare" è impressionante. I 5911 reperti recuperati dai carabinieri sono stati sequestrati in case private, nei mercati, in negozi di antiquariato, in depositi. I proprietari li avevano per "veri", non sono stati in grado di giustificare la loro provenienza e non avevano i documenti necessari per possederli legalmente. E dunque sono stati sequestrati e consegnati, come di routine, agli esperti delle Soprintendenze per la loro valutazione. Ed è solo in questa fase che si è scoperto che due volte su tre si tratta di falsi. "Ricordo un grande falsario italianoracconta il capitano MarsegliaSi chiama Omero Bolchi, soprannominato l'etrusco perché specialista nel fare copie perfette di reperti etruschi. Lo arrestammo due volte e si scoprì che un paio di sue opere erano finite al Metropolitan di New York». In Sicilia non c'è un Omero Bolchi ma le stime dei carabinieri dicono che ben l'80 per cento dei reperti archeologici che lasciano l'isola attraverso le rotte clandestine sono falsi e, a volte, la percentuale sale fino al 90 per cento. Reperti archeologici ma non solo: tra le copie sequestrate nel 2004 ci sono anche 127 tra quadri, stampe e litografie di arte contemporanea. Ma purtroppo non sono solo falsi quelli che i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico hanno recuperato: ben 1908 sono gli oggetti provenienti da scavi clandestini nei giacimenti archeologici dell'isola. «Il danno più allarmante e tangibile derivante dagli scavi clandestini aggiunge il capitano Marseglia è quello che riguarda la totale distruzione della stratigrafia".
Il grande affare del traffico d'arte
I carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico della Sicilia hanno recuperato 7865 oggetti archeologici nel 2004, di cui 5911 risultano falsi. I falsi sono stati sequestrati in case private, nei mercati e nei negozi di antiquariato. I tecnici delle soprintendenze hanno valutato i reperti e hanno scoperto che due terzi di essi sono falsi. I falsificatori utilizzano tecniche avanzate per creare copie perfette di reperti archeologici, come le monete greche e romane, le ceramiche e le statuette. L'80% dei reperti archeologici che lasciano l'isola attraverso le rotte clandestine sono falsi.
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