Un taglio alto 30 metri, dal parcheggio al cortile del forte Cinque milioni per la realizzazione dellopera dopo il restauro conservativo Domenica mattina linaugurazione che Coppola vede come una risposta al corteo No Tav Cinque anni dopo i Giochi, il Museo olimpico di Torino 2006 trova posto in uno degli edifici simbolo del Piemonte: il Forte di Exilles. Che, non casualmente, da domenica sarà inaugurato con i nuovi allestimenti, frutto della grande opera di restauro interno, e soprattutto con lapertura dellascensore costruito nella roccia. «Unopera coraggiosa», come lhanno definita ieri lassessore regionale Michele Coppola, il direttore del Forte Aldo Audisio e il progettista Carlo Pession. Perché lancia un messaggio forte: dora in avanti la fortezza inaccessibile, realizzata intorno al 1100 in Alta Valle Susa, sarà alla portata di tutti, anche di disabili e anziani o di chi più semplicemente non ha voglia di risalire linfinita serie di gradini delle scale. Data non casuale, domenica, come ha voluto sottolineare Coppola: «Invito tutti a essere presenti a Exilles per linaugurazione. Perché nello stesso giorno, a pochi chilometri, si terrà una manifestazione No Tav. Sarà importante essere in tanti, per ribadire che la Valle di Susa è soprattutto questo: uneccellenza per il suo grande patrimonio culturale». E di soldi la Regione ne ha investiti parecchio, dal 2007, per la rinascita del Forte: cinque milioni di euro (presidente era ancora Bresso). La realizzazione dellascensore ha creato inizialmente non pochi malumori, soprattutto per la scelta di inserirlo spaccando la roccia, per una altezza di 30 metri. Con seghe diamantate, dopo lo scoppio di dinamite, si è creato un varco profondo 40 metri, nel quale sale lascensore, direttamente dal piazzale sottostante. Unopera comunque approvata dalla Soprintendenza: «Il restauro del Forte è stato un lavoro di gruppo - ha ricordato Pession - e il merito fondamentale è stato il coraggio. Il tutto è stato realizzato con una particolare attenzione al territorio. Tutti i materiali utilizzati sono provenienti dalla valle, riutilizzando la roccia tagliata per la pavimentazione». Coppola giudica «incredibile affermare che con il nuovo ascensore sia stata fatta una violenza al Forte». Ancora più interessante è la collocazione interna del Museo Olimpico, dentro le sale del Diamante, che rientrano nelle 55 stanze completamente restaurate, nelle maniche nord, sud ed ovest. «Si è trattato di un restauro di tipo conservativo - ha aggiunto il progettista - lobiettivo è stato quello di valorizzare le tracce, le immagini sedimentate nella storia del Forte, dalle scritte incise dai prigionieri, alle particolari decorazioni delle celle». Il Museo Olimpico viene così traslocato dal Museo di Scienze Naturali di Torino, anche se una parte - poche installazioni, compreso il braciere - rimangono invece nel capoluogo piemontese, allinterno del cortile del Museo della Montagna, al Monte di Cappuccini: «Vogliamo così mantenere il legame tra Torino e le sue montagne», hanno ricordato il direttore Aldo Audisio e Sergio Enrietto, intervenuto per la Città di Torino. Certamente la strada per il rilancio del Forte, sul modello di quanto si è fatto in Val dAosta per quello di Bard, è ancora lunga. Resta da capire, ad esempio, come saranno «riempite» le rimanenti stanze restaurate (il Museo Olimpico ne occupa solo una decina). Ma in unepoca di continui tagli alla cultura, è già una fortuna essere arrivati a questo risultato.
PIEMONTE - Exilles, un ascensore nella roccia per il nuovo Museo dellOlimpiade
Il Museo Olimpico di Torino, inaugurato domenica al Forte di Exilles, è il risultato di un restauro conservativo e di una grande opera di restauro interno. L'inaugurazione è stata realizzata con l'apertura dell'ascensore costruito nella roccia, che permette di accedere al museo senza dover salire le infinite scale. Il progetto è stato realizzato con una particolare attenzione al territorio e con la scelta di materiali provenienti dalla valle. Il Museo Olimpico si trova all'interno delle 55 stanze completamente restaurate, tra cui le sale del Diamante, e valorizza le tracce e le immagini sedimentate nella storia del Forte.
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