Fino a domani, a Palazzo Zevallos Stigliano, si confrontano storici, docenti e studiosi "Il Palazzo era un luogo dincontro per le arti: pittura, scultura, ma anche la musica..." Tra le novità, lindividuazione della residenza di don Luis de Toledo a Pizzofalcone Palazzo Zevallos Stigliano è il solo grande palazzo nobiliare napoletano ad aver conservato una proprietà unica. Tutti gli altri, a parte le residenze regie, sono andati frazionati tra numerosi proprietari, il che ne rende difficile lo studio, la conservazione. Così parte proprio da Palazzo Zevallos Stigliano - che custodisce, tra laltro, il "Martirio di SantOrsola" del Caravaggio - il tentativo di storici dellarte, architetti, musicologi, storici, di accendere la luce su un tema scientifico, quello delle dimore aristocratiche. E parte con un convegno internazionale sulle "Dimore signorili a Napoli" e sul mecenatismo aristocratico che in quei palazzi, dal XVI al XX secolo, ha trovato sede. Una tre giorni, fino a domani, organizzata da Intesa Sanpaolo con la collaborazione di alcuni docenti di atenei napoletani e dellUniversità di Vienna. Nonché delle nostre soprintendenze. Nel palazzo di via Toledo ed a Palazzo Reale. «Il Palazzo era il luogo dellincontro delle arti - spiega Andrea Zezza, storico dellarte docente del Secondo ateneo napoletano, membro del comitato scientifico del convegno - Larchitettura, innanzitutto, ma poi la pittura, la scultura, la decorazione tutta, ed anche la musica». Perché gli spazi delle residenze aristocratiche rispondevano anche ad esigenze di rappresentanza, erano spazi per le feste e quegli spazi dovevano piegarsi alle esigenze del cerimoniale. Non ha solo una funzione estetica, dunque, ad esempio, lo scalone di Palazzo Reale, non servono solo a "pascere gli occhi" i giardini di Palazzo Doria dAngri, o i cortili di Palazzo Marigliano e Palazzo Carafa. Ed anche quello che era il cortile di Palazzo Zevallos teneva insieme esigenze estetiche, architettoniche e persino progetti musicali. Qui, in questo palazzo, lavorò Pergolesi; qui Alessandro Scarlatti compose la cantata "Erminia" che, a conclusione del convegno, verrà riportata nel luogo per cui fu composta, in quello che oggi è il salone della banca e allepoca era il cortile scoperto, in occasione dei festeggiamenti nuziali del principe di Stigliano, nel 1723. Tra le novità scientifiche del convegno, lindividuazione, ad opera di una giovane studiosa, della villa di don Luis de Toledo a Pizzofalcone. Si sapeva che in zona venne costruita la residenza del figlio minore di don Pedro, ma adesso ne sono stati individuati i resti, inglobati in edifici che hanno subito moltissimi rimaneggiamenti. Destino, questo, di gran parte dei palazzi aristocratici napoletani, dove neppure la facciata riesce ad essere elemento unificante, fatta eccezione per pochi edifici, tra i quali Palazzo Gravina, Palazzo Giusso, Palazzo Firrao. «In gran parte dei casi limmagine del palazzo è il risultato di interventi effettuati in tempi lunghi in funzione delle esigenze mutevoli del committente aristocratico - spiegano gli organizzatori del convegno - e delle sue risorse finanziarie. Quando il nobile decide di ristrutturare la sua residenza impone spesso la sua volontà allarchitetto, non si cura di mantenere lequilibrio con il circostante spazio urbano che anzi viene compresso a danno della funzionalità della vita cittadina».