L'esito della vertenza provocata dal comandante Adragna e dal suo equipaggio era stato in qualche modo preannunciato dall'archeologo e soprintendente del mare prof. Sebastiano Tusa. Proprio perchè le strade percorribili per venire incontro all'equipaggio del «Capitan Ciccio» non sono poi molte. D'altra parte lo stesso Tusa aveva anche commentato la clamorosa protesta dicendo che era una protesta «che non capiva». «Se il tempo è trascorso senza che l'equipaggio abbia potuto intascare la somma del premio dovuto spiega il prof. Tusa questo a mio modo di vedere è dipeso da un inizio di pratica sbagliato, da una indagine giudiziaria che si mise di traverso, ma anche dalle iniziative dello stesso equipaggio. Forse sono stati anche mai consigliati». Di «guai» e «ritardi» l'equipaggio del «Capitan Ciccio» ne ha attraversati parecchi. Riconoscimenti ne hanno ricevuto invece ben pochi. «Neppure il grazie ricorda il comandante Francesco Adragna quando il Satiro appena restaurato venne esposto a Montecitorio. Vennero ringraziati tutti, tranne l'equipaggio che strappò ai mare la statua e che non si è comportato come altri che per non avere noie quando pescano di questi reperti li rigettano in mare». L'unico premio quantificato è di 212 milioni di vecchie lire. Nel frattempo il bronzo dopo il restauro ha «conquistato» tutti i più importanti palcoscenici dell'arte e dell'archeologia. diventato «testimonial» non solo della Sicilia ma dell'Italia intera. Una nuova perizia, quella dell'archeologo Claudio Parisi Presicce ha anche fornito una nuova valutazione, circa 4 milioni di euro, ed il «premio» quindi è destinato a diventare più sostanzioso. «La prima valutazione del Satiro continua Tusa fu di poco meno di 2 miliardi di lire ma con il passar del tempo credo si è finalmente capito quanto di grande valore sia questo bronzo. Devo dire che al momento del suo recupero questa consapevolezza non la si aveva». L'importanza invece fu capita dalla mafia che addirittura aveva organizzato un progetto per rubare il Satiro appena «pescato». Il boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro aveva ordinato il furto, pronto ad accogliere la statua di Prassitele c'era già un mercante d'arte in Svizzera. Ma il «piano», per fortuna, saltò.