Passera: «Lasciamo morire Pompei ma potrebbe essere tin motore di sviluppo» MILANO. Come si fa a valorizzare il patrimonio culturale del nostro Paese se il fabbisogno per la sua valorizzazione è in aumento e gli investimenti, al contrario, in calo? Per Intesa Sanpaolo occorre «una terapia d'urto che coinvolga sempre di più il settore privato», come ha spiegato l'ad di Biis, Mario Ciaccia, nel corso del convegno «Beni culturali, identità, crescita». Secondo il manager «bisogna, infatti, esternalizzare le attività a carattere non strategico, concedendo la gestione a soggetti privati e lasciando le funzioni di tutela e vigilanza in capo allo Stato». Del resto la situazione è drammatica. Le risorse destinate ai beni culturali, in Italia, sono scese in 10 anni dallo 0,18 allo 0,09 del pil. I fondi da spendere perla cultura saranno quest'anno 1,4 miliardi contro i 2,1 del 2010, tra il 2000 e il 2009 gli investimenti son calati del 7. Numeri che allarmano anche il consigliere delegato di Intesa, Corrado Passera: «Mi chiedo perché diamo così poca importanza» al settore «e continuiamo a tagliare così pervicacemente». I beni culturali «sono un fattore di sviluppo e noi invece tagliamo, abbandoniamo. Noi facciamo morire Pompei, lasciamo cadere i suoi pezzi. Al mondo - ha aggiunto - non c'è nessuno che possa capirlo visto che potrebbe essere un motore di decine di milioni di visitatori e miliardi di euro da attività indirette». Concorda il presidente del consiglio di sorveglianza del gruppo, Giovanni Bazoli, secondo cui «se nella vita di una società e delle sue istituzioni viene meno il ruolo strategico della cultura, non ci può essere un vero sviluppo politico e civile».