Sul mercato le terme di Battaglia, la corte Benedettina di Legnaro, il Gil a Padova l'ex Consorzio di Treviso, le Cantine sociali a Ponte di Piave e l'hotel Bella Venezia VENEZIA «Franco Manzato non vuole vendere il Cansiglio agli arabi? Magari arrivasse uno sceicco così cretino da comprarlo». Il tono è brutale, ma non all'indirizzo degli arabi, piuttosto dell' assessore all'agricoltura che non si renderebbe conto della situazione fallimentare delle casse regionali. La frase è carpita dalla cerchia dei collaboratori di Luca Zaia, ma non va interpretata come termometro delle relazioni interne tra i leghisti, quanto del livello di disperazione raggiunto a Palazzo Balbi. Aveva ragione Franco Frigo, ex consigliere regionale del Pd, a dire che Zaia avrebbe trovato solo i muri da imbiancare. L'eredità di Galan un anno e mezzo dopo sono buchi di bilancio, capitoli svuotati, mutui da pagare. Siamo alla vendita dei gioielli di famiglia per tirare avanti. I conti sono già stati fatti: dalla prima raffica di dismissioni del patrimonio regionale la giunta veneta pensa di incassare almeno 90 milioni di euro. Purché si riesca a vendere, naturalmente: i 90 milioni sono il valore inventariale a bilancio, non denaro già in tasca. I beni da dismettere sono ville, palazzi, terreni con le più svariate tipologie: complessi da restaurare, immobili dati in comodato d'uso o in affitto a enti pubblici o a privati, case vuote, aree abbandonate. Censimento, catalogazione, relazione sullo stato attuale e proposte di utilizzo sono redatte dalla direzione generale demanio e patrimonio, che ha passato al setaccio tutte le proprietà regionali allegate al bilancio dell'anno in corso. Queste proprietà sono distinte in patrimonio disponibile, cioè vendibile, o in patrimonio non disponibile, tipo fabbricati e terreni forestali, aree ad uso idraulico o vincolate per altre ragioni. A queste si aggiungono i fabbricati e i terreni in corso di trasferimento dal demanio statale. E i beni di proprietà degli enti regionali, escluse le Ater che sono sottoposte a una legge speciale. Si tratta di Esu, Arpav, Avepa, Veneto Agricoltura, Veneto Sviluppo (benché a gestione mista), Consorzi di bonifica, Aziende sanitarie. Gli uffici stanno verificando la titolarità dei beni, per capire come procedere senza prendere cantonate. Ma la parola d'ordine è sbarazzarsi di tutto per fare cassa. Viene da chiedersi cosa farà la giunta regionale quando non avrà più niente da vendere: brucerà le sedie d'epoca nei caminetti antichi dei palazzi veneziani, come faceva la nobiltà russa durante la rivoluzione d'ottobre? L'inquietante ipotesi resta sullo sfondo. Per il momento il problema è trovare chi compra. E dato l'andamento del mercato immobiliare, non sarà semplicissimo. Vero è che la "valorizzazione" del patrimonio prevede oltre alla vendita l'eventuale impiego remunerativo dei beni attraverso progetti speciali suggeriti caso per caso dai tecnici alla giunta regionale. Ma anche qui bisognerà fare i conti con l'oste: non si trovano dietro ogni spigolo i privati interessati ad accollarsi beni in concessione per ricavarne l'utile. Una dimostrazione è lo stabilimento termale di Battaglia, per il quale sono state proposte da anni le soluzioni diverse, ogni volta sfumate quando si stringeva la trattativa con i privati. Tant'è che il complesso è passato dall'elenco delle valorizzazioni a quello delle dismissioni, con un valore stimato in 15235.000 euro. Denaro che continuerà a rimanere sulla carta? Altri beni pendolari dei due elenchi, che cioè possono indifferentemente venduti o valorizzati, sono la villa veneta Nani Loredan di Sant'Urbano, utilizzata dal Comune nell' area esterna (l'interno è da ristrutturare); villa Pepoli di Trecenta, utilizzata dal Comune solo al piano terra; l'ex stabilimento bachicoltura di Vittorio Veneto, inutilizzato eccetto una piccola parte data in comodato all'associazione Famiglie Rurali; palazzo Manfrin di Venezia, inutilizzato e da ristrutturare; l'ex stabilimento per la produzione di latte in polvere di Vicenza, inutilizzato; villa Da Porto-Barbaran di Montorso Vicentino, che farebbe tanto comodo al Comune; villa Capra-Barbaran di Camisano, inutilizzata e da ristrutturare; villa Del Verme di Agugliaro, inagibile e completamente da ristrutturare. Il lavoro dei tecnici è terminato il 19 settembre e da quella data il «piano valorizzazioni-dismissioni del patrimonio immobiliare regionale» è in mano al vicepresidente Marino Zorzato. Al quale è bastata un'occhiata da ingegnere qual è, per cogliere la possibilità di raschiare più a fondo il barile. Pare a spese di terreni di proprietà dei Consorzi di bonifica. Servirà attenzione, perché a grattare troppo addosso agli argini si rischia il fontanazzo. Discorso diverso per gli immobili di Usl ed Esu: «Nel caso degli edifici di proprietà delle aziende sanitarie, l'indicazione è di censirli e, se ritenuti obsoleti, metterli in vendita. In questo caso, però, le risorse verranno utilizzate esclusivamente per interventi in ambito sanitario e non investiti altrove - spiega Zorzato - diversamente, per quanto riguarda gli Esu, è in corso una verifica per stabilire se gli immobili siano utilizzati in maniera adeguata o se piuttosto non sia più vantaggioso vendere gli edifici più vecchi e gestiti sottocosto per investire altrove in residenze più nuove». L'obiettivo è di partire entro 6-12 mesi: «Ci sono dei tempi tecnici da rispettare per le procedure - conclude il vicepresidente della Regione - ma spero che l'anno prossimo potremo già inserire a bilancio le prime entrate».
Veneto. Ville e palazzi della Regione in vendita per 92 milioni
La giunta regionale del Veneto sta vendendo beni del patrimonio regionale per risolvere i problemi di bilancio. I beni da vendere sono ville, palazzi, terreni e aree abbandonate. La direzione generale demanio e patrimonio ha redatto un censimento e catalogazione dei beni, e il vicepresidente Marino Zorzato sta lavorando per trovare compratori. La "valorizzazione" del patrimonio prevede anche l'impiego remunerativo dei beni attraverso progetti speciali, ma non è chiaro se questo sarà possibile. Alcuni beni, come lo stabilimento termale di Battaglia, sono già stati venduti e altri, come la villa veneta Nani Loredan, sono in attesa di essere venduti.
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