Stop ai festivi dei dipendenti. I sindacati: «Ridotti all'osso, serve una deroga del Ministero» MILANO Personale all'osso, piante organiche ridotte del 50, tecnici costretti a viaggiare sulle auto dei vigili per raggiungere i siti archeologici. Un ritratto desolante. A tracciarlo sono i sindacati del comparto Beni culturali, che denunciano una carenza cronica di fondi. E lanciano l'allarme musei: «Se continua così, patrimoni di eccellenza come la Pinacoteca e il Cenacolo rischiano di chiudere nei giorni festivi». Si parte dai numeri, impietosi: «Per il Cenacolo Vinciano - attacca Misia Fasano, membro della segreteria regionale Uil - ci sono solo quattordici addetti: cinque anni fa, erano almeno il doppio». Devono occuparsi di tutto: dall'accoglienza dei visitatori (1.300-1.400 al giorno), dal martedì alla domenica per undici ore al giorno, alla didattica. Non se la passano meglio le trentotto sale della Pinacoteca (orari quasi identici a quelli del Cenacolo): «Stiamo parlando di 120-130 dipendenti: dovrebbero essere almeno duecento - continua Fasano - anche perché i servizi sono tutti interni, compresa la vigilanza notturna delle opere inestimabili custodite a Brera». E ancora, la Biblioteca Braidense: «Aveva più di cento dipendenti - proseguono i sindacati - oggi siamo scesi attorno ai settanta». Qual è la novità, direte voi? C'è in atto una vertenza nazionale che potrebbe portare a un blocco delle aperture nei giorni festivi: al centro della contesa, la norma contrattuale che fissa a130 la percentuale di festivi che ogni singolo dipendente può passare in museo. Bene, «nei 2010, tutto il personale ha lavorato ben al di sopra della soglia consentita, grazie a una deroga del Mibac: sono così pochi che alla fine vengono sempre gli stessi». Le prestazioni supplementari sono state sì retribuite, ma a prezzi di saldo. E IL 2011? La deroga non è ancora arrivata, in compenso la stragrande maggioranza dei lavoratori ha già ampiamente superato il limite: «Quando non ci saranno più lavoratori sotto i130, e avverrà a breve, si bloccherà tutto: le singole amministrazioni non sono autorizzate, senza il lasciapassare del Ministero, ad aprire». Tradotto: si chiude di domenica. Ovviamente, si lavorerà fino all'ultimo per evitare la serrata, ma il rischio c'è eccome. Discorso a parte merita il caso delle Sovrintendenze. Prendiamo il caso degli archeologi. Capita spesso che i cantieri edili facciano emergere reperti storici durante gli scavi: la legge prevede l'immediato blocco dei lavori e l'arrivo di un esperto. Da qualche mese, i funzionari si muovono in missione anticipando i soldi: «Con l'auto privata o con i mezzi pubblici: aspettano i rimborsi per settimane». Se il dipendente del Mibac sceglie il treno, può andare incontro a una vera odissea: difficile, infatti, che i resti vengano ritrovati in un centro abitato. Così, per far fronte alle mancanze governative, si ricorre all'ingegno per raggiungere il sito: «C'è anche chi si fa accompagnare dal comandante dei vigili urbani del Comune più vicino». Inutile sottolineare che gli addetti sono ai minimi storici: «Sono in duecento, ma lavorano per quattrocento».