Il direttore Natali: «Se potessero i quadri sceglierebbero di stare questi ambienti» Era l'aprile del 2004 quando l'allora direttore della Galleria degli Uffizi, Annamaria Petrioli Tofani, ci fece da Cicerone in un'emozionante visita nel deposito degli Uffizi. Da allora sono trascorsi oltre 7 anni e son cambiati 2 direttori della Galleria e un soprintendente al Polo Museale fiorentino. Anche i dipinti degli Uffizi hanno una nuova «casa», i depositi realizzati tra il 2009 e l'inizio di quest'anno, all'interno dei quali ci ha accompagnato il direttore del primo museo d'Italia, Antonio Natali. Gli ambienti che abbiamo visitato sono modernissimi, dotati delle più moderne apparecchiature per mantenere costante la temperatura e il ricambio d'aria, per la sicurezza e per l'illuminazione, per la movimentazione e la catalogazione. Qui tutto è «a pro delle opere d'arte a tal punto da avanzare un'ipotesi - ha detto Natali - e cioè che se un quadro potesse, sceglierebbe di stare in deposito invece che in Galleria». Scherzi a parte, è bene chiarire che il deposito degli Uffizi non è sotto il piano stradale, i dipinti non sono accatastati ma sistemati secondo un ordine ben preciso su apposite grate come in una moderna (e straricca) quadreria e possono essere spostati con grande facilità. I nuovi depositi si trovano nel braccio di ponente degli Uffizi in aree che sono state tra le prime ad essere completate dal cantiere dei Nuovi Uffizi perché sistemare questa parte fondamentale del «tesoro segreto» del primo museo d'Italia era sicuramente una priorità. E una volta consegnati gli spazi dalle ditte che lavorano nel cantiere, è iniziato il lavoro di spostamento delle opere dal deposito temporaneo in cui erano state sistemate nell'attesa. Il doppio spostamento - dal vecchio deposito alla temporanea sistemazione e poi nel nuovo caveau - ha visto protagonisti «quattro arcangeli» - che scherzosamente li chiama Natali, ovvero la squadra tecnica del Polo, formata da Demetrio Sorace, Marco Fiorilli, Danilo Pesci e Michele Murrone. Con esperienza, attenzione, velocità e delicatezza hanno sistemato uno ad uno i circa 3mila dipinti del deposito degli Uffizi, ovvero più della metà dell'intero patrimonio museale del fiore all'occhiello - tra i musei - del Polo retto da Cristina Acidini. E il risultato di questo lavoro «invisibile» svolto dai quattro tecnici ce lo siamo trovati davanti agli occhi e, ancora una volta, ci ha emozionato. Perché percorrere in lungo e in largo i 1340 metri quadrati del nuovo deposito, è come fare un viaggio spazio temporale all'interno di sette secoli di pittura occidentale, dal Trecento, fino ai giorni nostri. E le suggestioni non si contano. Ad accogliere il visitatore privilegiato - perché poter percorrere queste sale che sembrano costituire un labirinto d'arte è realmente una fortuna - è quella parte di collezione di autoritratti (la più grande al mondo) che non ha trovato posto (per ora) nel Corridoio Vasariano. Nel camminamento aereo da Palazzo Pitti agli Uffizi si possono ammirare circa 350 autoritratti, gli altri mille circa sono appunto in deposito. Ma se l'idea e il progetto di Natali di raddoppiare (e anche di più) la consistenza degli autoritratti nel «Corridore» troverà attuazione, tra un po' di tempo circa la metà dell'intera collezione sarà visibile. Sarebbe un ottimo risultato e tutti speriamo possa accadere una simile eventualità. Intanto i dipinti di questa particolare sezione si trovano proprio all'entrata del deposito e stordiscono per qualità e quantità chiunque non sia un habitué dell'ambiente. Si va a ritroso nel tempo, per cui all'inizio troviamo 3 autoritratti di altrettanti autori giapponesi che hanno voluto donare la loro opera gli Uffizi. Ma sala dopo sala ci passano davanti centinaia e centinaia di tele raffiguranti artisti più o meno famosi. Alla fine di questa prima, grande sezione, scoviamo il De Chirico, il Pistoletto, i due Rosai il Siqueiros e tanti altri che aspettano solo di trovar posto insieme agli altri «volti noti» lungo il «Percorso del Principe». Nelle sale successive ecco le grandi nature morte, dove i toni scuri e un po' lugubri dello sfondo, è interrotto dai colori «reali» dei frutti e degli animali macellati, dei fiori e delle verdure di Bartolomeo Bimbi e di tanti altri artisti. Gira ancor di più la testa quando ci troviamo a distanza ravvicinatissima alcuni dipinti con vedute di Firenze: riconosciamo un Thomas Patch ma i punti di osservazione e i confronti con la Firenze del XVIII e XIX secolo si sprecano. Si cercano i particolari, si trovano, si resta comunque allibiti di fronte a tanta arte. Ma non c'è un attimo di respiro: Natali ci fa notare un delicato quadro di Livio Mehus che raffigura una delle quattro stagioni, poi 2 quadri di Balla e quindi i volti angelici, emozionanti di Carlo Dolci. Chiunque vorrebbe avere una di queste tenerissime «Madonne» sulla testata del letto. Scendendo una scaletta per entrare in un'altra sezione del deposito, scorgiamo una tela straziata, vittima della follia di qualche squilibrato. Di più: è 1 irrecuperabile Manfredi squartato dalla bomba del maggio 1993. «Lo tengo qui perché non ho il coraggio di buttarlo» ha detto Natali. E una sorta di memento mori dell'arte, ma anche un monumento alla stupidità umana. Si va a ritroso nel tempo. Si arriva all'epoca d'oro: il Cinquecento, la fine del Quattrocento, il Rinascimento. Ci sono varie opere attribuite a Filippino e a Botticelli, opere discusse, forse di bottega, oppure troppo «corrette» dai restauri nel tempo. Non meritano il «percorso nobile» della Galleria, ma in deposito ci sono. C'è un bellissimo Allori con i versi di Dante (Non visi pensa quanto sangue costa) e l'emozionante San Girolamo di Ribera ammirato a una mostra dei «Mai visti». Passiamo in rassegna alcuni grandi formati, le pitture del Trecento (c'è anche la Madonna Ninna, cioè bambina, mai troppo vista in Galleria) e, prima di uscire, si fa una tappa nella sala dei fiamminghi. Molti dipinti sono incartati, sembrano pronti a partire: «Appena ci consegnano le sale degli stranieri, noi siamo pronti ad allestirle» ha detto Natali. Dovrebbe essere questione di giorni. Speriamo. Intanto ci chiudiamo alle spalle il portone del deposito. La visita è finita, l'emozione no. I NUMERI DELLA GALLERIA 1340 mq La superficie totale del deposito 3.000 ca. I dipinti conservati nel deposito 850 ca. I dipinti destinati alla Galleria e al Vasariano 2.500 ca. I dipinti in Galleria