2.000.000 Il debito strutturale del settore che comprende gli Istituti culturali e gli Archivi italiani ammonta a circa due milioni di euro 180.000.000 Nel 2012 saranno a disposizione del ministero per i Beni culturali 180 milioni di euro per investimenti: un terzo di quanto potrebbe spendere 105.000.000 Il ministro Giancarlo Galan, responsabile dei Beni culturali, ha dirottato su Pompei 105 milioni di euro arrivati dai contributi dei Fondi europei 1.651.000 Gli Uffizi sono il museo italiano più visto con 1.651.000 visitatori all'anno, ma sono solo ventesimi al mondo. Ai primi due posti il Louvre (8.500.000) e il British Museum (5.842.138) Gli Interventi. Corrado Passera: basta finanziamenti a pioggia. Giovanni Bazoli: serve una programmazione ragionata. Piero Fassino: una città vivace attrae risorse "Ad un certo punto il ministero per i Beni e le attività culturali è stato ridotto alla transizione tra il metabolismo basale e la morte». Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore per i Beni culturali, ha descritto così nella sua relazione di ieri pomeriggio al Consiglio, approvata all'unanimità, la recente stagione in cui i tagli decisi da Tremonti avevano quasi cancellato il dicastero voluto da Giovanni Spadolini. Ora le cose sembrano andare leggermente meglio anche se la battaglia non è certo vinta, anzi è ancora tutta da combattere: «Abbiamo 180 milioni per investimenti, solo un terzo di quel che il ministero potrebbe spendere. Serve nuovo personale ma contiamo sulle 168 assunzioni. Sono stati dirottati su Pompei 105 milioni di fondi europei». Ma per Carandini restano i segnali di un allarme molto alto: «Il progetto della Grande Brera è caduto nel silenzio. Dell'Aquila, la Pompei del nostro tempo, non si parla più, e il ministro deve farci sapere cosa intende fare. Il museo di Reggio Calabria è finito ma occorre ancora pagarlo. Nel suo testo Carandini raccomanda al ministro Giancarlo Galan di «rispettare regole e competenze evitando che meriti in altri campi possano valere come meriti specifici». Chiara critica alla designazione di Giulio Malgara (Auditel) alla presidenza della Biennale di Venezia al posto di Paolo Baratta. Sempre ieri al complesso del San Michele a Roma si è svolto il convegno «Beni culturali Identità, crescita. Rispettare il passato, costruire il futuro, senza dimenticare il presente» organizzato da Intesa Sanpaolo. Hanno discusso di cultura storici dell'arte, politici, ambientalisti, esperti di turismo, sindaci, dirigenti del ministero, economisti. L'introduzione è stata di Giovanni Bazoli, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo. Per Bazoli «è scandalosa la distanza che separa le dichiarazioni di principio, sempre accompagnate dall'impegno di tutelare e valorizzare tale patrimonio, dalle azioni effettivamente intraprese». Un patrimonio «connesso alle vicende del nostro Paese sotto il punto di vista storico, economico e anche civile». Secondo Bazoli occorre «abbandonare una mentalità emergenziale» a favore di «una programmazione organica e ragionata degli interventi» così come è urgente «coniugare l'attenzione ai sistemi territoriali e alla tradizione con uno sguardo rivolto ai più interessanti modelli internazionali». Hanno preso la parola, tra gli altri, il sindaco di Torino Piero Fassino («più una città è culturalmente viva, più attrae investimenti»), la presidente del Fondo Ambiente Italiano Ilaria Borletti Buitoni («nel mondo si dice "servire un board", da noi "occupare un consiglio di amministrazione"»), il Segretario generale del ministero, Roberto Cecchi («la burocrazia blocca pratiche e finanziamenti anche per 19 mesi, ma quale "innovazione"...»). Alla fine, il Consigliere delegato e CEO di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, ha così sintetizzato la giornata: «Sono emerse tre problematiche. Primo. Superare l'errore di aver diviso tra tutela, affidata allo Stato, e valorizzazione, in mano alle Regioni. Tutela e controllo devono restare in mano allo Stato mentre progetti di valorizzazione possono essere affidati a società in cui pubblico e privati si integrano. Secondo. Se vogliamo varare grandi progetti di tutela e valorizzazione, da Pompei a Brera, bisogna regolare meglio tutte le operatività minori: inutile che i privati investano in una impresa di respiro se poi mancano strade di accesso o i servizi collegati. Terzo. E necessario selezionare gli interventi, basta con i finanziamenti a pioggia. L'Italia non può avere 14 enti lirici nazionali, è giusto invece puntare su pochi grandi brand di impatto nazionale e internazionale».
Pompei e Brera: un piano totale per il rilancio
Il ministero per i Beni culturali ha un debito strutturale di circa 180 milioni di euro. Nel 2012, il ministero avrà a disposizione 180 milioni di euro per investimenti, ma solo un terzo di quanto potrebbe spendere. Il ministro Giancarlo Galan ha dirottato 105 milioni di euro su Pompei, arrivati dai contributi dei Fondi europei. Gli Uffizi sono il museo italiano più visto con 1.651.000 visitatori all'anno, ma sono solo ventesimi al mondo. Il ministero ha bisogno di nuovo personale, ma conta sulle 168 assunzioni. Il progetto della Grande Brera è caduto nel silenzio e il museo di Reggio Calabria è finito, ma occorre ancora pagarlo.
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