ROMA. Il "Fip, primo Fondo immobiliare pubblico costituito da 396 proprietà esclusivamente a uso governativo per il 70 della Pubblica amministrazione e per il rimanente 30 degli enti previdenziali Inps, Inail, Inpdap, ha preso il via ieri dopo il disco verde del Consiglio dei ministri che ha emanato un decreto ad hoc del presidente del consiglio. Questa operazione, che consiste nel trasferimento a un fondo chiuso (destinato a soli investitori istituzionali) di proprietà adibite a uffici che verranno riaffittate dagli stessi cedenti tramite l'Agenzia del demanio con un contratto di locazione di natura privatistica con durata di nove anni rinnovabili per altri, genererà entro fine anno un'entrata per le casse dello Stato pari a 3,3 miliardi di euro. Questo incasso, sia pur inferiore al 4 miliardi attesi per il debuttante Fip, consente di centrare l'obiettivo del deficit-Pil per il 2004 sotto la soglia del 3 per cento. Di ridurre il debito. E. come sottolineato in un comunicato diramato ieri dal Tesoro, «comporterà una riduzione permanente di spesa per lo Stato stimabile in oltre 1' 1 annuo» per vita della differenza tra il minor costo per interessi sul valore degli immobili, minori costi di manutenzione straordinaria e onere degli affitti. Per i conti pubblici questa è l'ultima operazione una tantum in calendario quest'anno. Il lancio del fondo PatrimonioUno, costituito da immobili non residenziali (60 da Inps, Inail e Inpdap e 40 Pa) per un valore di mercato di circa 800 milioni di euro, è stato rinviato all'anno prossimo. Il 2005 si preannuncia come un'annata effervescente per l'attività immobiliare dello Stato. Al di là del decollo di PatrimonioUno e dell'avvio di una terza cartolarizzazione per la cessione di immobili (Scip3) in pista per fine gennaio l'anno prossimo saranno collocate sul mercato le quote del primo Fip. I 3,3 miliardi di euro che verranno incassati per valuta oggi dallo Stato (importo che riflette lo sconto del 10 sul valore degli immobili ceduti pari a 3,6 miliardi di euro) sono stati concessi ieri dalle quattro banche arranger (Banca Imi, Barclays capital, Lehman brothers e Royal bank of Scotland) e dalla Cassa depositi e prestiti in base a una complessa ripartizione dei "compiti" - Le banche hanno sottoscritto l'intero ammontare delle quote, cioè della parte "equity': il cosiddetto "apporto" ha un ammontare pari al 40 del valore di mercato del patrimonio ceduto (1,32 miliardi con sconto o 1.440 su 3,6 miliardi). Il rimanente 60 è debito, così ripartito sulla base dello sconto del 10: il 70 è stato sottoscritto dalla Cdp (1,38 miliardi di euro circa), mentre i quattro arranger si sono accollati il rimanente 30 (quasi 500 milioni di euro). Il primo Fip che ha durata di 15 anni vendita di immobili a partire dal terzo anno farà da apripista ad altri fondi simili già nel 2005, annata impegnativa per i conti pubblici. Il successo del collocamento delle quote Fip, con rendimenti appetibili in virtù di affitti che dovrebbero rendere tra il 7 e il 7.5 e costi di manutenzione tra lo 0,5 e il 2, viene dato per scontato dagli addetti al lavori. Meno scontata è la posizione dei tre enti previdenziali coinvolti, che ancora ieri minacciavano battaglia contro questo "leaseback" e che sono pronti a fare ricorso al Tar. «Il Governo si difenderà», è stata la risposta lapidaria del sottosegretario all'Economia Maria Teresa Armosino che ha seguito da vicino la creazione del Fip nei contesto di una vasta opera di razionalizzazione e valorizzazione del patrimonio pubblico.