Natali, direttore della Galleria, cita la Medusa di Caravaggio e... "Ci sono per lo meno 50 ritratti più belli della Gioconda, di cui tutti si disinteressano perchè, anche per colpa nostra, nessuno li fa conoscere». Antonio Natali, direttore degli Uffizi, è colui che disse no al ministro Rutelli che voleva mandare L'Annunciazione di Leonardo in Giappone, tanto che il ministero dovette intervenire d'imperio per far uscire il capolavoro della Galleria e metterlo sull'aereo per il paese del Sol Levante. ED È COLUI che prima di mandare un'opera esposta nelle sale degli Uffizi a far «cassetta» in qualche mostra chissà dove, ci pensaci ripensa e poi dice no. Per questo motivo non entra nella polemica per un'eventuale prestito della Gioconda dal Louvre. Ma quali sono queste opere dell'ingegno conservate agli Uffizi più belle del celeberrimo ritratto di Monna Lisa? Natali ha un elenco con i dipinti del suo cuore e fra questi ci sono due ritratti del Bronzino custoditi in Galleria: Lucrezia Panciatichi e il ritratto del marito Bartolomeo Panciatichi: «Bronzino spiega riesce a raggiungere una fusione straordinaria di astrazione e naturalismo, caratteristiche che sembrano antinomiche e invece vengono fuse mirabilmente, dando vita a ritratti di altissima poesia». Ma a parte le corde personali, c'è una classifica precisa, con la top dei 23 capolavori degli Uffizi, che proprio perché ritenuti tali da non temere il confronto nemmeno con Lady Gioconda sono considerati inamovibili. Un lista di "proscrizione" inviata al ministero e stilata proprio all'indomani della diatriba sulla partenza o meno dell'Annunciazione per Tokyo, che definisce il cuore del cuore delle tremila opere conservate dalla Galleria. QUALCHE titolo che supera per importanza artistica il ritratto di Monna Lisa? Le tre Maestà di Cimabue, Giotto e Duccio. Per restare fra le Annunciazioni, Natali ha messo quella di Simone Martini, l'Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, Sant'Anna Metterza di Masaccio, la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, la Pala di Santa Lucia de' Magnoli di Domenico Veneziano e il Dittico dei Duchi d'Urbino di Piero della Francesca. Potevano mancare La nascita di Venere e la Primavera del Botticelli? No di certo, come non si poteva escludere il Tondo Doni di Michelangelo, un Tiziano come la Venere d'Urbino, due Raffaello come Leone X e la Madonna del Cardellino e la Madonna dal collo lungo di Parmigianino. Non manca la Medusa di Caravaggio, di cui una volta Natali ha detto: «Io quella non la presto neanche al piano di sotto!» Per la scultura, si citano tre opere d'epoca romana del calibro della Venere de' Medici, il Vaso Medici e il Doriforo. In conclusione, se il Louvre ha la Gioconda, gli Uffizi di Leonardo possiedono la tanto bramata Annunciazione, l'Adorazione dei Magi e il Battesimo di Cristo, prima opera dei genio di Vinci nella bottega del Verrocchio. MA PERCHE' questa avversione ai prestiti del direttore Antonio Natali? Negli anni il suo pensiero non è cambiato di una virgola, come ribadito a più riprese nel Bollettino degli Uffizi: «Facile ottenere successo sostiene spostando da un museo d'un continente a quello d'un altro una tavola sublime di Leonardo o di Botticelli o di Raffaello. Ma non serve forse questo ad alimentare la potenza dei feticci più che a far comprendere la cultura e la spiritualità che a un'opera son sottese? Se ci si mette a tavolino con l'intento di trovare un argomento che assicuri il successo economico, già si parte col piede sbagliato. Verrà infatti naturale pescare nelle acque stagnanti della mitologia turistica. E allora nomi altisonanti e opere eclatanti; pazienza se si metterà a repentaglio la sicurezza di creazioni che sono ai vertici della poesia d'ogni tempo. Di sicuro si potrà contare su una rendita fruttuosa. Ma è questo che si chiede a chi deve conservare i beni dello Stato o a chi deve contribuire alla formazione di coscienze più mature?»