Temono che gli ambientalisti blocchino il nuovo stabilimento Carandini: "È prassi che i reperti siano incorporati nelle costruzioni" I LAVORATORI della Laika contro lassessore allurbanistica in Regione Anna Marson. «Vogliamo il nuovo stabilimento. Il Chianti non è una cartolina, è fatto di persone e lavoro», recita il volantino distribuito dalla rsu aziendale ieri al convegno «La qualità del paesaggio come fattore di attrattiva del territorio», moderato dal direttore del Corriere fiorentino Paolo Ermini e concluso, appunto, da Marson, accusata dai lavoratori per aver detto che il salario non può servire da alibi per non entrare nel merito del politiche pubbliche. Lassessore non risponde pubblicamente comunque sostiene di non aver parlato del singolo caso ma di «come andare oltre e trovare un modo più virtuoso di conciliare paesaggio e insediamenti produttivi». Ma i 250 lavoratori della Laika, più gli 800 dellindotto, si preoccupano per «la campagna mediatica riscatenata dai comitati ambientalisti che sono sempre stati contro e che ora hanno rialzato la testa per via dei ritrovamenti archeologici nel sito destinato alla Laika» come dice Alessandro Corti, ricordando che «lo stabilimento è in un fondovalle dove esiste già un altro insediamento industriale». E i reperti, aggiunge il sindaco di San Casciano Massimiliano Pescini, «verranno spostati di pochi metri, restaurati e resi fruibili tramite un progetto condiviso con il ministero e la soprintendenza». La Laika ha le autorizzazioni. Due soli sono gli atti da completare. Uno, la convenzione tra Comune, ministro e soprintendenza «che però è già concordata», dice Pescini. Due, limpegno ufficiale della Regione. «Ma io sono tranquillo», dice Pescini. Daltra parte il presidente della Toscana Rossi ha detto alla rsu: «Seguirò io personalmente il caso». Nella discussine entra anche Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, ieri a Firenze, che boccia la competizione tra conservazione e sviluppo. Non pensa neanche alla possibilità di bloccare un insediamento industriale: «In tutti i paesi civili è prassi che i reperti archeologici vengano incorporati nelle nuove costruzioni», vedi la villa romana sotto lAuditorium di Roma. Carandini non conosce direttamente il caso Laika, parla di prassi generali. Pescini spiega che sotto a una fabbrica di pesanti caravan i reperti avrebbero vita grama, meglio spostarli. Sindaco e lavoratori raccontano la storia della Laika, dal 2000 del gruppo tedesco Hymer, ma dal 1964 in Val di Pesa. Furono i lavoratori a chiedere nel 2000 un solo stabilimento al posto degli attuali otto di Tavarnelle, divisi dalla strada provinciale. Si cercò lo spazio, senza trovarlo, a Tavarnelle. Si approdò nel 2004 a San Casciano, al Ponterotto, una località che il piano regolatore dell85 aveva già destinato a uso industriale, cancellato poi per mancanza di richieste. Riportò le cose al punto di partenza la variante comunale del 2007, votata, sottolineano sindaco e lavoratori, anche da Claudio Greppi, adesso uno dei più autorevoli esponenti dei comitati contro linsediamento, allora assessore allurbanistica. Dopo regolare Vist (valutazione integrata di sviluppo del territorio ) la variante autorizzò il progetto su 30.000 metri quadri, di cui 20.000 per lo stabilimento. I comitati ricorsero. Il Tar, il 23 giugno 2008, bocciò il ricorso come «inammissibile» e «infondato»: per regolarità della Vist e per precedente destinazione industriale della località. Nel 2010 cominciarono i lavori da circa 25 milioni per bloccarsi di fronte ai reperti che lazienda intende contribuire a spostare con 400.000 euro.