Nel mirino il Comitato Salviamo la Mole Pronto anche il ricorso contro le Belle Arti In ballo ci sono 2,7 milioni. Neanche tanti immaginando il bilancio del comune da 1,4 miliardi. E comunque i soldi sono sempre soldi, non puzzano mai soprattutto in momenti di crisi. Soldi dei diritti edificatori che il Comune vuole incassare, a tutti i costi. Peccato per quel comitato «Salviamo la Mole» che si è messo di mezzo intralciando i piani del Comune, prima con un esposto al ministro, poi con un vero e proprio battage mediatico. Concluso con una pronuncia da parte della Sovrintendenza che ha imposto lo stop alla costruzione. E una serie di approfondimenti chiesti dal governo sulla questione con tanto di vincoli in più da rispettare. Morale, uno stop che il Comune non ha preso bene. E che adesso rischia di finire in tribunale. Il sindaco Fassino infatti una volta incassato l'altolà non si è fermato e ha dato mandato agli uffici di confezionare un bel ricorso al Tar. Ma non solo. L'idea che sta prendendo piede è di un esposto al tribunale civile per chiedere il risarcimento del danno in caso di mancato incasso dei 2,7 milioni di oneri di urbanizzazione che il Comune perderebbe se il Tar confermasse la legittimità dei vincoli imposti. Il Comune li chiederebbe al Comitato colpevole di avere innescato le verifiche che poi hanno portato al congelamento della concessione edilizia. Ma anche alla Sovrintendenza con la quale si è aperto un contenzioso fatto di pareri e contro pareri. E proprio l'organismo di tutela aveva avuto un ruolo ambiguo fornendo due pareri diametralmente opposti ma curiosamente firmati da un funzionario alle dipendenze della Sovrintendenza (prima) e dell'Agenzia Regione (poi). Ci aveva pensato il ministero sotto la direzione di Galan a dare la versione definitiva sottoponendo a vincoli più ristretti l'area. Palazzo civico nel frattempo sulla base del primo documento «favorevole» della sovrintendenza aveva approvato una variante al piano regolatore per consentire il via libera ai lavori. Ma il Comitato si è opposto, ed era intervenuto anche il ministero che avendo ritenuti fondati i rilievi del comitato aveva imposto nuovi vincoli spingendo la Sovrintendenza a stoppare il Comune. Su quell'atto si è concentrata l'attenzione del Comune nelle ultime settimane. «Sarà impugnato davanti al Tar - annuncia l'avvocato Paola Virano del settore edilizia privata - sarà il giudice a stabilire la legittimità di quell'atto». Ma il Comune agirà anche in sede civile. «Spetterà al tribunale quantificare il danno e identificare il responsabile» aggiungono gli uffici. Naturalmente tutto a vantaggio del Comune. Il quale rischia di perdere i 2,7 milioni di oneri in prima battuta, ma si espone a sua volta al rischio di ricevere una richiesta di risarcimento da parte dell'impresa che aveva chiesto e ottenuto la disponibilità del lotto. Il Comitato si oppone essenzialmente per ragioni di natura estetica. Ma anche per evitare la speculazione. Che ha inizio quanto il Comune decide di stralciare l'area di via Riberi dalla zona di interesse della Mole, e decide di vendere gli edifici per una loro demolizione e ricostruzione. Viene indetta un'asta per gli edifici di via Riberi-via Ferrari, con base 2,2 mln e il 30-12-2008 viene aggiudicata a 2.6 mln. Nel frattempo la Direzione Regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Piemonte - interpellata dal Comune il 14112008 - afferma che l'immobile in questione non ha vincoli specifici, ma richiama l'amministrazione all'opportunità di preservare le caratteristiche tipologiche e architettoniche dell'edificio, in considerazione del suo valore storico e ambientale, mediante gli strumenti urbanistici. Nel luglio 2009 viene approvata dal Consiglio Comunale la variante 182, che consente la demolizione e la ricostruzione degli edifici in questione, ma la Soprintendenza per i Beni architettonici e Paesaggistici esprime parere negativo sulla questione, richiedendo che vanga preservato un cono visuale sulla Mole guardando dalla via S.Ottavio. Tra 2010 e 2011 a fronte alle rimostranze dell'acquirente, il Comune presenta una nuova variante e la Soprintendenza esprime questa volta parere positivo (4-8-2010). Parere però capovolto nel giugno 2011 dopo l'intervento del ministero.