Il bilancio della 1 edizione: oltre 3 milioni di spesa, 120mila presenze nella piazza Duomo «erbosa» e trecento pagine di testimonianze fotografiche. I «desideri» dei 3 direttori culturali Per una volta, una conferenza stampa di Florens era iniziata bene. Giovanni Gentile - che dall'ottobre 2010 è a capo dell'omonima fondazione e sta già lavorando alacremente per la seconda edizione della «Settimana Internazionale dei beni culturali e ambientali» (dal 2 all'11 novembre 2012) - era partito benissimo perché, con grande soddisfazione, aveva illustrato i risultati della prima edizione della «Settimana», ovvero un corposo libro (oltre 300 pagine) con scritti e tantissime fotografie costituenti la testimonianza di 10 giorni di appuntamenti. Pur con molte lacune (dalla rassegna stampa sono stati chirurgicamente esclusi gli articoli di critica così come latitano anche quelli della stampa estera), il librone rimarrà negli annali e sarà adottato come misura per non ripetere certi errori. Infatti, pur senza sbandierarlo ai quattro venti, si sa già che la Fondazione Florens avrà a disposizione una cifra inferiore agli oltre 3 milioni spesi perla prima edizione, che sarà organizzato un numero minore di eventi, che questi tenderanno a valorizzare il patrimonio esistente a Firenze - giacché in riva all'Arno, in fatto di beni culturali, non c'è niente da invidiare ad altrove - e che si guarderà con sempre maggiore attenzione ai risultati economici che l'investimento in cultura può generare. Peccato che non ci fossero gli assessori alla cultura di Comune, Provincia e Regione a condividere questi intenti. Come ha sottolineato l'ex-presidente degli industriali fiorentini, «ogni 100 euro di prodotto interno lordo del settore cultura, si generano 240 euro nel settore economia», quindi c'è solo da rimboccarsi le maniche. E' stato poi confermato il sempre più stretto legame tra Florens e National Geographic ma è sulle linee guida dettate dai 3 direttori culturali di Florens - del presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali, Andrea Carandini, dell'economista Walter Santagata e dell'esperto di pianificazione e storia del paesaggio Mauro Agnoletti - che il discorso ben avviato dal presidente Gentile non ha trovato alcuna rispondenza. Cioè i «santoni» della cultura italiana hanno finito col ragionare e immaginare mondi lontani, ovvero una sorta di isola che non c'è dove la Cultura - quella con la «C» maiuscola - ha il rispetto (e viene prima) dell'economia e della politica. Chiaro che alle nostre latitudini questo non accade e per ora, immaginare scenari profondamente diversi, è come collaborare con Isaac Asimov al canovaccio di un nuovo romanzo di fantascienza. L'idea di Florens e la volontà di creare uno strumento per la valorizzazione del nostro patrimonio (magari evitando di far comparire l'erba in piazza Duomo per una dozzina di ore e di portare a zonzo in luoghi sbagliati una copia del David, alla modica cifra di 140mila euro) sono più che giuste, ma quando il professor Carandini critica l'attuale gestione dei beni culturali a livello nazionale e immagina la crescita di «un ceto dirigente giovane in sintonia coi tempi» e incoraggia «la formazione di una neo borghesia» che renda meno elitaria la fruizione del patrimonio culturale, afferma ovvietà davanti agli occhi di tutti. E quando, rincarando la dose, dice che «la classe politica non ha idee strategiche sulla cultura», avrebbe potuto sottolineare che questa lacuna riguarda tutti i governi, anche di centro sinistra, come quello di Prodi, il cui ministro della cultura, Rutelli, spedì l'Annunciazione di Leonardo da Vinci a Tokyo. Purtroppo da Carandini non sono venute osservazioni sul lavoro - oscuro, non agevole ma insostituibile - di soprintendenti, direttori, funzionari e conservatori del patrimonio di Stato, né un'idea innovativa per operare - anche attraverso Florens - sulla valorizzazione. Niente di tutto ciò. Gli ha fatto eco Santagata che ha osannato la cosiddetta «industria creativa» per «produrre cultura», come se quello che potremmo ribattezzare invece «artigianato culturale», cioè svincolato dai grandi centri di potere, fosse avulso da idee e creatività. Tutt'altro! Ci sono più idee in tutte le regioni, di quante i santoni ne possano immaginare. Però si può esser d'accordo con Santagata quando definisce la cultura «motore di crescita economica e di miglioramento della qualità sociale»; al contrario, annunciare che la prossima edizione di Florens focalizzerà l'industria creativa su elementi fortemente localizzati (come moda, gastronomia e cibo, design, industria e artigianato) genera il sospetto che si vogliano accontentare certi potentati economici, a tutto danno della Cultura. Di quella vera, s'intende.