Diana De Feo Senatrice del Pdl C'è un'incapacità amministrativa a investire nella tutela del patrimonio, generando incuria, degrado, abbandono, prodromi di nuovi crolli Caro direttore, due milioni e mezzo di persone visitano, ogni anno, gli scavi di Pompei. Da oltre un anno, e non si sa fino a quando, una volta raggiunta la principale strada della città antica, via dell'Abbondanza, trovano un blocco di transenne e pannelli da cantiere, che impediscono il passaggio e chiudono la visione prospettica della strada. Pannelli posti a delimitare i cumuli di detriti, rimasti miseramente a terra dopo il crollo della Schola Armaturarum e di parte della Casa del Moralista, ben dodici mesi fa. Immagine di inerzia e abbandono, inaccettabile per i turisti italiani e stranieri, nel sito archeologico più celebre del mondo, patrimonio dell'umanità. Non si tratta, questa volta, di inefficienza e immobilità della soprintendenza, ma dell'inchiesta sulle cause del cedimento, della procura di Torre Annunziata. Indagati, l'ex soprintendente Guzzo e una decina tra archeologi, architetti, ingegneri, imprenditori, come responsabili del dissesto. Per rimuovere le macerie occorre aspettare la relazione del perito professor Nicola Augenti, il quale, speriamo presto, compiuti i rilievi, darà il via libera alla rimozione dei detriti. La sua superperizia prevede inoltre prove di resistenza su altre domus, dalle strutture simili a quelle crollate. Prove di resistenza che la soprintendenza giudica inutili e anche pericolose per la conservazione di dimore fragili, antiche di duemila anni, mentre il perito le ritiene indispensabili. Divergenza che costituisce ulteriore causa di rallentamento dell'indagine. Inoltre c'è da segnalare che la titolare dell'indagine stessa è stata trasferita a Napoli e che il procuratore capo lascerà, a breve, la procura. Bisognerà quindi attendere nuovi magistrati. A Pompei intanto, all'arrivo dell'autunno, non vi sono manutenzioni di rilievo, le domus riaperte dal commissariamento di nuovo chiuse, e non per mancanza di fondi, ma per incapacità amministrativa ad investire nella tutela del patrimonio, generando incuria, degrado, abbandono, prodromi di nuovi crolli. Attualmente, nelle casse di Pompei vi sono 36.966 euro, resto disponibile del conto di tesoreria e 17,553 di incassi di biglietteria, totale: 54 milioni di euro. Secondo i sindacati, l'incapacità di spendere, da parte della soprintendenza archeologica di Pompei, risale, in particolare, al tempo in cui Pompei smise di essere autonoma. Apprendo inoltre, dal Corriere del Mezzogiorno, di ieri che il Rione Terra, a Pozzuoli è deserto, come il Duomo, antico tempio di Giove. I lavori, costati finora 95 milioni, sono interrotti per scarsità di fondi. Cosa si aspetta per separare, come è sempre stato in passato, le soprintendenze di Napoli e Campi Fregrei da quella speciale di Pompei? Mentre stanno per arrivare dal Mibac ulteriori 105 milioni e da privati stranieri, 200 milioni in dieci anni, bisognerà trovare modo di amministrarli diversamente e rapidamente, per evitare che finiscano restituiti al Tesoro, come è già accaduto. Secondo i dati della Corte dei Conti assommano a 231 milioni di euro i fondi non spesi e restituiti al bilancio negli ultimi anni.