Presentato il team della biennale che si terrà nel novembre 2012 Carandini, Santagata e Agnolotti i nuovi direttori I temi dell'edizione Moda, gastronomia, design industriale e artigianale. Gentile: «I conti sono a posto» In anteprima Il 29 il forum «Produrre cultura: patrimonio, paesaggio, industria creativa» È iniziata ieri la nuova e lunga sfida di Florens, la settimana internazionale dei beni culturali e ambientali che nel novembre 2010 colpì l'immaginario di Firenze e del mondo con piazza del Duomo trasformata nella pisana piazza dei Miracoli grazie ad un prato «mobile» e al David di Michelangelo issato accanto alla cupola del Brunelleschi. L'obiettivo è ambizioso dimostrare che con la cultura si mangia e che esiste una produzione e un'industria creativa e contemporanea e il cammino verso l'edizione numero due è cominciato con la presentazione della nuova squadra e con il bilancio della Fondazione Florens. «Nel 2012 faremo meno eventi rispetto al 2010 - ha detto il "padrone di casa", Giovanni Gentile, presidente della Fondazione, alla presentazione del libro Florens 201012 perché anche se la prima edizione è stata un successo ci sono state alcune sovrapposizioni di eventi e abbiamo avuto qualche lamentela in proposito. Il nostro obiettivo è far capire che la cultura è un fattore e motore di produzione, anche economico, che con la cultura, contrariamente a quando dice il ministro Giulio Tremonti, si mangia e che ogni 100 euro investiti nel settore ne generano 249 totali. Con la seconda edizione, focalizzata sul passaggio dal Grand Tour del Sette-Ottocento al Global Tour di oggi, continuiamo con la proposta delle necessità di un nuovo modello economico». Florens 2012, al contrario della prima edizione, guarderà molto verso l'Asia, l'India e l'Oriente, e punterà sulla contemporaneità. Si riparte, ha sottolineato Gentile «con entusiasmo e con i conti a posto, perché la prima edizione è costata 3 milioni, coperti con le entrate e la Fondazione, che ha soci fondatori Confindustria Firenze, Intesa Sanpaolo, Banca CRFirenze e Cna Firenze, ha un patrimonio netto positivo di quasi 300.000 euro», e con la direzione culturale affidata all'archeologo Andrea Carandini, all'economista Walter Santagata e al paesaggista Mauro Agnoletti, un board di grande livello. Andrea Carandini, che fece rumore con le sue dimissioni dal ruolo di presidente del Consiglio superiore dei beni culturali per protestare contro il ministero Bondi e i tagli alla cultura, dimissioni poi rientrate, ha sottolineato il caso-Italia: «La cultura non è un obiettivo strategico nazionale, non lo è da molti anni e finora si sono visti solo tagli e tagli. Ora, con il ministro Galan le cose vanno un po' meglio, sta resistendo bene anche se si tratta solo di toppe... Serve una nuova classe dirigente e politica che capisca che oggi il fare è legato al conoscere e al comunicare, che la cultura intercetta bisogni materiali e immateriali». Santagata ha evidenziato il concetto di produzione di cultura, partendo dalla crisi in atto: «La situazione economica ci costringe a fare scelte, a investire sulle priorità, sull'efficienza, sul ricambio generazionale e il nostro obiettivo ambizioso, è arrivare ad una nuova classe imprenditoriale, ricordando che la cultura, da sempre, e Firenze lo ha dimostrato, più che identità è alterità, dialogo e inclusione». L'accento di Florens 2012 sarà sulla contemporaneità e sulla produzione culturale, declinata attraverso caratteristiche del Made in Florence ed in Tuscany: moda, enogastronomia, design industriale e artigianale. Spazio anche al paesaggio, al suo presente e futuro: «La questione della qualità del paesaggio è centrale ormai afferma Agnoletti e nessuno può donare le nostre colline, è un settore in cui non ci può essere concorrenza. Il paesaggio è un valore aggiunto, anche economico». Il programma di Florens 2012, che si terrà dal 2 all'11 novembre, è in divenire e intanto sabato 29 ottobre la Fondazione terrà in Palazzo Vecchio il forum «Produrre cultura: patrimonio, paesaggio, industria creativa». «Perché sia sempre più chiaro conclude Gentile che cultura ed economia non solo non sono in contraddizione, ma l'una sostiene l'altra».