Nonostante il bel clima veneziano che correva in questi giorni alla Biennale (quello meteorologico e quello umano), era tangibile la cappa inquinante causata dalla scelta, spericolata quanto inaspettata da parte del ministro Galan, che vuole a tutti i costi insediare alla presidenza l'uomo della pubblicità, Giulio Malgara, e il direttore generale dello spettacolo Nastasi nel cda, in uno stile bulgaro appena travestito da jingle. Ma nella Ddr il campione del teatro era pur sempre Brecht, qui si potrebbe sperare al massimo in Panariello per il teatro e MinghiTrottolino amoroso per Biennale musica. Che il consenso massivo (Malgara è il presidente dell'Auditel e ha presieduto per lungo tempo l'associazione di chi fa pubblicità) non sia proprio il fine primo della Biennale, lo sa chiunque legga il suo statuto, che ha retto persino al ventennio fascista senza ammaccarsi troppo. Il presidente, e i consiglieri, dovrebbero essere solo ruoli di garanzia e indirizzo, e Paolo Baratta è stato richiamato agli ultimi mandati perché rispetto anche ai suoi successori manager (Bernabé meglio di Croff certo), aveva un livellò culturale non inferiore alle conoscenze di economia. Sarà per questo che migliaia di firme (da Arbasino a Zanzotto) si sono addensate in poche ore in calce all'appello che ne chiede al ministro la riconferma. Galan del resto è stato capace anche di gesti non proprio proni alla volontà della maggioranza. E conosce bene Venezia e la Biennale, il cui vicepresidente di diritto, il sindaco Orsoni, ha espresso per primo lo sconcerto per quella candidatura. Ieri si è unita al coro anche la voce di un amico di Malgara, il produttore Sandro Parenzo, che via stampa gli ha chiesto esplicitamente di rinunciare: "Non sei all'altezza". Lo pensano in tanti, e lui ha i mezzi per togliersi gliersi altre, private soddisfazioni. Anche culturali, se proprio ci tiene.
Una biennale bulgara?
Il ministro Galan ha scelto Giulio Malgara, un uomo della pubblicità, come presidente della Biennale di Venezia. Questa scelta è stata criticata da molti, tra cui il sindaco Orsoni e il produttore Sandro Parenzo, che hanno espresso la loro insoddisfazione pubblicamente. La Biennale ha un statuto che prevede che il presidente sia eletto dalla maggioranza, e molti hanno firmato un appello chiedendo al ministro di riconfermare Paolo Baratta, che è stato richiamato agli ultimi mandati. La scelta di Galan è stata vista come una mossa inaspettata e spericolata, e molti hanno dubito della capacità di Malgara di gestire la Biennale.
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