Il ministro tira dritto e prepara la battaglia alla commissione del Senato dove la Lega non è decisiva. Il candidato: «No comment. Adesso non parlo» Giulio Malgara, il candidato, lo chiama "fuoco incrociato". «Interviste, no per carità. Io sono pronto ma non voglio parlare, vediamo cosa succederà». Il fuoco incrociato aumenta. Le firme all'appello lanciato dalla Nuova hanno raggiunto quota 1600, le prese di posizione del mondo della cultura al ministro Galan affinché ci ripensi si moltiplicano. Ma Giancarlo Galan tira dritto. «Qualcuno dovrebbe lavarsi la bocca prima di parlar male di uno come Malgara, l'hanno letto il suo curriculum?» ripeteva ieri ai suoi collaboratori. Più o meno le frasi pronunciate la settimana scorsa alla Camera, quando in commissione l'ex governatore adesso responsabile del Ministero dei Beni culturali ha difeso in modo più che appassionato il suo candidato al vertice della Biennale. Insomma non c'è aria di ripensamento. Il ministro andrà fino in fondo, si dice a Palazzo. Il voto di fiducia dell'altro giorno, con il governo Berlusconi salvo per un voto, ha fatto tirare un sospiro di sollievo anche allo stesso Galan. Adesso la sua indicazione dovrà passare le forche caudine delle commissioni parlamentari. Il centrosinistra ha già annunciato le barricate, e qualche parlamentare leghista potrebbe anche votare contro. «Aspettate, aspettate» aveva ammonito il presidente della Regione Luca Zaia. Freddo con Galan, entusiasta del lavoro di Paolo Baratta alla Biennale. Zaia e la Padania si erano spesi per la riconferma di Baratta, ma erano stati sconfessati dall'uscita del ministro. «Io consiglio prudenza», ripete Zaia, «non si può fare la festa di laurea prima di essersi laureati». Significa che la Lega voterà contro? La possibilità è più che concreta. Ma anche a questo ha pensato Galan. Con la piccola «furbizia» di presentare la proposta prima al Senato - dove in commissione la Lega non è determinante - e successivamente a Montecitorio. A Palazzo Madama il dibattito sulla nomina dovrebbe approdare martedì prossimo. Già iscritto all'ordine del giorno e rinviato ieri per l'affollarsi di altri argomenti urgenti. Se il Senato darà il via libera, un grande passo avanti sarà stato fatto. A quel punto potrebbe essere più difficile per la Lega smarcarsi dalla maggioranza. Ma i giochi sono aperti. L'unica cosa certa è che Galan non ha alcuna intenzione di mollare. Malgara è buon amico suo e della moglie, più vicino politicamente al Pdl. Compagno di lavoro di Galan quando entrambi si occupavano di pubblicità, nei primi anni Novanta. Barricate anche sulla nomina in Cda del Capo di Gabinetto Salvo Nastasi. Nominato da Rutelli, confermato da Bondi e Galan. «Una persona competente, sarà molto utile», dice il ministro. La partita è più che mai aperta. Braccio di ferro tra minacce di crisi Nomine sul filo di lana. La Biennale è uno dei casi più clamorosi, ma non certo l'unico. Il governo sempre più in bilico cerca di affrettare i tempi e mandare in porto alcune nomine importanti con largo anticipo sulla scadenza. La partita è rinviata alle commissioni parlamentari. Male prossime ore potrebbero risultare decisive per il futuro del governo. Che ha passato la fiducia ma ora dovrà di nuovo affrontare lo scoglio del Decreto Sviluppo. Delicata anche la posizione di Galan, dopo che i suoi due fedelissimi parlamentari eletti nel veneto (l'ex sindaco di Padova Giustina Destro e il trevigiano ex assessore Fabio Gava) non hanno votato la fiducia a Berlusconi.