Non si sblocca la situazione per il recupero dell'edificio di S. Pietro a Marcigliano Tra una decina di giorni nuovo incontro per decidere del futuro della chiesa di S. Pietro a Marcigliano. I lavori di ristrutturazione dell'edificio, annunciati da tempo, non sono ancora partiti e le condizioni in cui versa la struttura preoccupano gli abitanti. Il finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio per ora è ancora lì, disponibile (50mila euro circa), l'architetto Maurizio Silva è pronto a dare il via all'integrazione sugli studi fatti fin qui, come chiesto dalla Soprintendenza. Ma l'apertura del cantiere sembra ancora lontana. «Ma i soldi ci sono ancora?» Se lo chiedono i paesani di S. Pietro a Marcigliano e i membri dell'associazione PerSanPietro, che negli ultimi anni, insieme ad Italia Nostra e all'associazione "Piccola Penna", ha sempre monitorato il progetto di recupero dell'antica chiesa, una delle gemme delle colline della zona nord di Capanori. I soldi ci sono. Sia quelli messi a disposizione dalla Curia che quelli assicurati della Fondazione Cassa di Rispamio. «Ma è chiaro che non possiamo aspettare anni per dare il via ai lavori», commenta l'architetto Maurizio Silva, che cura il progetto per la Curia. Eppure di anni ne sono già passati da quando, nel 2008, le tre associazioni sollevarono per la prima volta il problema sullo stato di conservazione (pessimo) dell'edificio, con una raccolta di firme che coinvolse tutti i paesi della zona nord. Oltre tre anni, però, non son bastati per veder recuperata l'antica chiesa, nel frattempo minacciata anche da un movimento franoso ora sotto controllo. Le associazioni temono soprattutto che il campanile non regga un altro inverno. Temono che il trave che regge il campanone ceda di schianto, provocando danni gravi a tutta la struttura. Eppure, appena pochi mesi fa, i lavori sembravano essere sul punto di partire. Ma poi la Soprintendenza ha chiesto nuove verifiche, nuove integrazioni al progetto e agli studi fatti. «Integrazioni che sono pronto a fare insieme ad uno studio di ingegneria, ma queste cose hanno un costo», sottolinea Silva. Rimane da vedere, dunque, chi le pagherà. (a.b.)