LOCRI - Un'interrogazione a risposta scritta al ministro per i Benie le attività culturali perché sia restituita alla Locride la statua raffigurante la dea Persefone, un'opera risalente al V secolo, del peso di circa una tonnellata, nascosta in un frantoio fino al 1911, cioè per ben 6 anni dopo il suo occasionale ritrovamento. L'interrogazione è stata presentata dal deputato della Margherita, Luigi Meduri, il quale ricorda che l'opera venne casualmente alla luce «nel 1905 nelle campagne di Locri, nella vigna di proprietà di Vincenzo Scannapieco», durante alcuni lavori agricoli. Nella dettagliata interrogazione, Meduri parla di uno «straordinario manufatto, oggi conosciuto in tutto il mondo come "La Dea in trono" o "La Persefone di Locri"». L'opera venne disseppellita nel 1911, di notte con l'aiuto, tra gli altri, del contadino Giovanni Giovinazzo, dipendente di Scannapieco, il quale parecchi anni dopo, «liberato dai vincoli di un giuramento sacro dallo zio prete, rivelò i fatti fin nei minimi dettagli. «La Persefone venne «venduta illegalmente a un tedesco, uno dei numerosi procacciatori d'opere che, in quel periodo contribuirono a fare incetta di manufatti spogliando la Calabria e la Locride di parte del suo immenso patrimonio artistico e archeologico, soprattutto di fattura greca». «Il nuovo proprietario - si legge nell'interrogazione di Meduri - un cittadino dell'Impero tedesco residente in Francia, fece trasportare la statua a Taranto dopo averla fatta imbarcare dalla spiaggia che ora ricade nel Comune di Marina di Gioiosa». Dopo una serie di vicissitudini, la statua superò la dogana come manufatto barocco da giardino e «finì - come si legge in un testo del noto studioso locrese Gaudio Incorpora - nelle mani dell'antiquario bavarese Hirsh che la espose a Parigi nel 1914 fra l'ammirazione e lo stupore generale». Scoppiata la guerra, «l'opera venne confiscata dal governo francese; e - si legge nell'interrogazione di Luigi Meduri - seguirono polemiche per quello che si configurò come un vero e proprio atto di contrabbando di opere di altissimo valore archeologico». Il fisco francese, anche alfine di agevolare i «buoni rapporti con l'Italia tolse il sequestro e riconsegnò la statua» ordinando la restituzione del manufatto al nostro Paese. La Persefone, però, «non riprese, com'era giusto, scrive Incorpora, la via dell'Italia, mai passò in Svizzera dove Hirsh era pronto a riprenderla ed a rivenderla al Governo tedesco in cambio di 1 milione di marchi». Nel 1915 la "Dea di Locri" - evidenzia oggi il parlamentare Meduri - «giunse al Pergamon Museum di Berlino, dove tuttora è esposta, grazie anche a un generoso intervento economico del Kaiser Guglielmo II». La Dea sul trono, sottolinea il parlamentare, «è parte importante delle radici storiche e culturali della Locride ed in nessun altro posto al mondo la statua potrebbe trovare una valorizzazione migliore, essendo Locri il luogo storico in cui, oltre al tempio di Persefone permangono testimonianze diffuse del contesto culturale e artistice che l'ha prodotta, come i Pinakes, creati da raffinati artigiani magnogreci per essere rivenduti come offerte votive ai fedeli del culto di Persefone» Secondo Meduri «il problema della ricostruzione delle radici e del recupero del patrimonio storico della Locride deve essere perseguito come una delle fondamentali chiavi di volta di una strategia che punti alla rinascita dell'intera zona, alla ricomposizione della propria identità dal punto di vista culturale, anche intrecciando tutto ciò con un sano sviluppo economico turistico». Ora il deputato della Margherita chiede di conoscere quali iniziative i ministero per i Beni e li attività culturali intendi «assumere per agevolan la restituzione della statua al suo legittimo territorio, anche tenendo conto che il nuovo spirito europeo potrebbe consentire alla Germania di cedere a una istanza già ripetutamente presentata h questi decenni e che fino a oggi non ha purtroppo trovato alcun riscontro.