A quasi un anno dal crollo agli scavi di Pompei, è muro contro muro tra la soprintendenza e la Procura sulla superperizia. Il professor Nicola Augenti, perito dei pm: «I dissesti non sono solo colpa della pioggia». In settimana l'incontro decisivo tra il procuratore Marmo e il tecnico del tribunale Inchiesta verso la paralisi per i cambi di magistrati e i veti tra difesa e pm POMPEI. A meno di ventitré giorni da primo anniversario del crollo agli scavi archeologici di Pompei, l'«autopsia» alla scuola dei gladiatori e della casa del Moralista, che stabilirà le cause del cedimento, è ancora in corso. Intanto, sul metodo è muro contro muro tra la soprintendenza e la Procura. Da una parte c'è la soprintendenza che si oppone alle prove di carico, richieste dal superperito indicato dai magistrati, da eseguire su strutture campione dell'area archeologica, simili per estensione e staticità alle domus crollate. Dall'altra il luminare professor Nicola Augenti, il «mago» delle perizie in materia di crolli, che afferma: «il mio lavoro consiste nel ricercare la verità e ho l'autorità per poter eseguire le prove di resistenza, quelle più congeniali per arrivare alla verità, con o senza il consenso della soprintendenza. Naturalmente, gradirei lavorare in clima di collaborazione. E' ovvio che le prove saranno i meno invasive possibili, per non danneggiare le antiche dimore». Nei prossimi giorni il professor Augenti incontrerà il procuratore Diego Marmo, per relazionarlo sulla ultime novità della perizia e per discutere sulla «non collaborazione della soprintendenza». Sul fronte dell'inchiesta, per decidere sull'archiviazione o su un rinvio a giudizio degli indagati, tutto dipenderà dalla relazione che il professor Augenti depositerà in procura. Tra gli indagati figurano l'ex soprintendente Pietro Giovanni Guzzo e il direttore degli scavi e vice soprintendente Antonio Varone. Con loro nel registro degli indagati il capo dell'ufficio tecnico Valerio Papaccio, l'architetto restauratore Paola Rispoli, il geometra Aldo Borrello (ex dipendente Sanp), l'ingegnere Enrico Visciano, l'architetto Maria Grazia Del Greco, (ex funzionaria Sanp), l'ingegnere Enrico Visciano, il titolare della ditta «Recos» di Boscoreale, Giovanni Ausiello, e la titolare della ditta «Caccavo», Anna Maria Laccavo. Per tutti l'accusa è di crollo colposo. Sono indagati perché, secondo il pubblico ministero della procura di Torre Annunziata, Stefania Di Dona, sono responsabili della progettazione, della pianificazione e dei lavori di ripristino della Schola Armaturarum e della domus del Moralista. Nonostante che la perizia sia in una fase avanzatissima, considerando le difficoltà per l'unicità del reperto da analizzare, le indagini potrebbero subire una battuta d'arresto poiché il sostituto procuratore Di Dona, titolare dell'inchiesta, è stata trasferita alla procura di Napoli e il dottor Diego Marmo, che aveva 'preso in mano il fascicolo, presto lascerà la direzione della procura oplontina. Si dovrà aspettare, dunque, l'arrivo di un nuovo magistrato per l'assegnazione del caso. Il segretario della Cisl, Antonio Pepe, invece, denuncia che «da quando Pompei non è più autonoma non si vedono grandi lavori in corso d'opera e le domus chiudono. Rimane da chiedersi: i soldi degli incassi, 35milioni di euro, ai quali si sommano i 28 milioni di euro lasciati in cassa dall'ex commissario Fiori, quando saranno spesi?».