«Non è che Baratta sia insostituibile in assoluto, le persone non sono eterne: se hanno fatto bene si può pensare alla riconferma o in alternativa a una rosa di nomi sui quali la città può dare un parere, attraverso il sindaco. A spingermi a firmare è il modo in cui è stata gestita la questione dal ministro Galan, indipendentemente dalla scelta di Malgara: qui decido io e la questione è chiusa», commenta Michele Gottardi, presidente dell'Ateneo Veneto, la più antica istituzione culturale della città, tra i primi firmatari dell'appello. «Il rinnovo automatico non vale per i tecnici e gli amministratori», prosegue, «ed è giusto anche cambiare: non possiamo chiedere il rinnovo generazionale della classe politica e poi ancorarci per le istituzioni. Però, le occasioni vanno viste una per una: nel caso di Paolo Baratta la sua presidenza ha certamente riportato centralità della Biennale, anche nel rapporto con Venezia. C'erano margini per una riconferma o una discussione, invece è arrivato il diktat dall'alto: siamo a livello di Bondi che voleva decidere sul palmares della Mostra del Cinema».