Problemi nella fase di aggiudicazione e in quella esecutiva Finisce davanti ai giudici il 32 delle selezioni effettuate sulla base dell'offerta economicamente più vantaggiosa Tanti, ma con molti difetti. Sono stati, infatti, oltre 15mila gli appalti che in dodici anni (dal 1999 al 2010) hanno interessato i beni culturali, per un importo complessivo di 7,5 miliardi di euro. Si è trattato, tra l'altro, di bandi per i restauri, i servizi aggiuntivi (bookshop, ristorazione, merchandising, biglietterie, strutture di accoglienza), la sicurezza, l'informatica, la catalogazione. Una parte consistente di quegli appalti è però finita davanti al giudice o ha richiesto interventi correttivi durante la fase esecutiva. Il numero più elevato di bandi è arrivato dai comuni (7.850, per un importo di 1,4 miliardi), mentre lo Stato risulta ultimo, dietro anche a regioni e province, con 697 appalti, ma l'importo totale è secondo solo a quello dei municipi (1,1 miliardi). La modalità di selezione più praticata - almeno tra quelle che è stato possibile individuare attraverso la banca dati Telemat - è stata l'offerta economicamente più vantaggiosa, alla quale i comuni (in questo caso il dato è però riferito al periodo 2007-2010) hanno fatto ricorso 810 volte, contro le 157 del criterio del massimo ribasso. Se si guarda alla distribuzione territoriale (sempre riferita agli anni 2007-2010) si vede che il numero più alto di gare appartiene alla Lombardia (672, per un valore di 240 milioni di euro), ma l'importo più alto si registra nel Lazio (1,3 miliardi), regione alla quale fanno invece riferimento 462 bandi. L'analisi dei dati, elaborati dall'unità di valutazione degli investimenti pubblici del ministero dello Sviluppo, ha però evidenziato anche elementi di criticità dei bandi, sia nella fase di aggiudicazione delle gare, sia in quella esecutiva. Per quanto riguarda il primo versante, è stato riscontrato che spesso si finisce davanti al giudice e il contenzioso scatta soprattutto in presenza di selezioni sulla base dell'offerta economicamente più vantaggiosa (problema che ha interessato il 32 delle gare). In fase di esecuzione dei lavori, invece, accade sovente che si debba porre rimedio con varianti a errori di progettazione o si verifichi la rescissione del contratto, o al momento del collaudo non ci siano le condizioni per l'ok finale. Criticità addebitabili a una qualità insoddisfacente dei bandi di gara, come dimostrano non solo le conseguenze a cui vanno incontro gli appalti, ma anche le testimonianze delle aziende che partecipano alle selezioni. Un esempio recente è rappresentato dai bandi di gara per la concessione dei servizi aggiuntivi nei musei statali, che hanno avuto una storia sofferta, e pure le ultime linee guida messe a punto dal ministero dei Beni culturali e applicate dalle direzioni regionali (le selezioni sono tutt'ora in corso) non sono state indenni da osservazioni. Ci sono, insomma, spazi per migliorare le procedure di appalto e, insieme, assicurare una più efficiente gestione delle risorse e una più efficace tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Bandi senza difetti: in arrivo una guida Una guida operativa per aiutare le amministrazioni a predisporre buoni bandi per la gestione dei servizi nei luoghi d'arte. Dunque gare meno attaccabili da un punto di vista giuridico e in grado di garantire procedure esecutive più spedite e indenni da sorprese dell'ultima ora. La guida, messa a punto dal ministero dello Sviluppo insieme a quello degli Affari regionali, sarà presentata venerdì nell'ambito del Lubec, la tre giorni (da giovedì a sabato prossimi) che Lucca riserva alle novità e alle iniziative nel campo dei beni culturali. Le nuove regole - che saranno disponibili sul sito www.dps.tesoro.it - sono il frutto dell'analisi dei bandi relativi alla cultura e delle valutazioni degli operatori del settore, ricerca che ha fatto emergere molte criticità degli appalti (si veda l'articolo a fianco). E ciò è anche dovuto alla parcellizzazione delle gare, che in gran numero si svolgono in periferia (soprattutto nei comuni), dove non sempre ci sono strutture in grado di assistere l'ente nella predisposizione dei bandi. E così, di frequente si lavora con un "copia e incolla": si prende una gara precedente e la si replica. Procedura da evitare perché, avverte la guida, «nel sistema dei beni culturali il bando di servizi è difficilmente un prodotto di serie». Occorre, pertanto, che il bando tenga conto volta per volta «dei vincoli e delle opportunità proprie di quel luogo e di quel momento». Altra avvertenza: evitare la parcellizzazione dei bandi. È invece preferibile fare massa critica, indire un'unica gara aggregando più siti culturali. Come scegliere, poi, tra selezione sulla base dell'offerta economicamente più vantaggiosa o il metodo del massimo ribasso? Non esiste - avverte la guida - un criterio univoco: devono essere i casi concreti a indicare la procedura più conveniente. Tutte indicazioni che il vademecum traduce in modalità operative attraverso documenti e schemi, così da mettere le amministrazioni nella condizione di non fare passi falsi.
Gli appalti dei servizi nei musei in balia di contenziosi e ritardi
Il ministero dello Sviluppo ha analizzato i dati relativi agli appalti per i beni culturali e ha evidenziato criticità nella fase di aggiudicazione e esecuzione dei contratti. Il 32% dei bandi è stato annullato davanti ai giudici, principalmente a causa della selezione sulla base dell'offerta economicamente più vantaggiosa. La Lombardia ha registrato il numero più alto di gare, ma l'importo più alto è stato registrato nel Lazio. L'analisi ha anche evidenziato errori di progettazione e problemi di esecuzione dei lavori. Il ministero ha deciso di pubblicare una guida operativa per aiutare le amministrazioni a predisporre buoni bandi e garantire procedure esecutive più spedite e indenni.
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