Solo quattro aziende del settore su cinque fanno innovazione. Se ne parla al Lubec di Lucca dal 20 al 22 ottobre E' il business che si potrebbe generare sfruttando, con la tecnologia, i beni culturali I beni culturali? Un tesoro e un affare da quasi 200 miliardi di euro. Che potrebbe raddoppiare (o triplicare) con un impiego massiccio e innovativo della tecnologia. In Italia ci sono 900 mila imprese che operano nel settore con quasi 4 milioni di occupati. Ma soltanto quattro su cinque (1'80,9) hanno inserito nella propria programmazione aziendale l'innovazione tecnologica. «Manca la spinta», spiega Gaetano Scognamiglio, presidente di Pro P.A., fondazione che opera nella formazione e nella ricerca. Che pure rileva «segnali incoraggianti di giovani imprenditori capaci di mettere a frutto, grazie all'hi-tech, il tesoro della cultura italiana». E' questo il tema più attuale dell'edizione 2011 di Lubec, la rassegna internazionale dedicata a beni culturali e tecnologie, patrocinata dalla presidenza della Repubblica. L'appuntamento è per giovedì 20 ottobre (sino a sabato 22) al Real Collegio di Lucca dove, oltre a visitare gli stand delle più importati aziende, piccole e grandi, del settore, si potrà assistere a dibattiti, seminari e tavole rotonde con rappresentanti del governo, imprenditori, università e istituti di ricerca. Saranno presentati progetti innovativi, a volte pensati in un «garage», come I'«ambulanza dei beni culturali»: un laboratorio mobile, realizzato dalla SarTech di Roma, per misurare lo stato di «salute» dei monumenti. Verranno poi illustrati i progetti di istituti di ricerca e i piani ministeriali per valorizzare e salvaguardare il patrimonio artistico e paesaggistico tramite satelliti, rete di computer, realtà virtuale e aumentata. Saranno presentati anche il primo rapporto nazionale sui modelli di sviluppo delle città d'arte, la carta del volontariato nei beni culturali e come funziona la simulazione digitale applicata all'archeologia e ai musei. Ma le vere protagoniste di Lubec 2011 saranno le imprese. Perché se è vero che fino a oggi le aziende del terzo settore hanno programmato poco nell'information technology, uno studio dell'Istituto Guglielmo Tagliacarne, commissionato dal Mibac, mostra una situazione migliore: sei imprese su dieci (il 59,5) riconoscono nell'innovazione tecnologica un ruolo di particolare rilievo nella crescita delle attività legate al patrimonio culturale. «E questa propensione è fortemente sentita nel settore dei beni e delle attività culturali spiega Francesca Velani, direttore di Lubec . Qui le imprese che attribuiscono all'hi-tech grande valore salgono al 70,7». C'è poi un risultato sorprendente: in questo settore la pubblica amministrazione batte i privati. «Nei progetti d'eccellenza con impiego nelle nuove tecnologie il comparto pubblico è in grande vantaggio dice Velani . Due esempi per tutti: la grande libreria digitale della Regione Sardegna e il museo multimediale di Palazzo Valentini, a Roma.
Musei, una miniera da 600 miliardi
L'edizione 2011 di Lubec, una rassegna internazionale dedicata a beni culturali e tecnologie, si svolgerà al Real Collegio di Lucca dal 20 al 22 ottobre. L'evento presenterà progetti innovativi, come l'ambulanza dei beni culturali, e discuterà di piani ministeriali per valorizzare e salvaguardare il patrimonio artistico e paesaggistico tramite tecnologie. Le imprese del settore dei beni culturali stanno iniziando a riconoscere l'importanza dell'innovazione tecnologica, con sei su dieci aziende che attribuiscono al settore grande valore.
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