Lunedì sera l'associazione sarà in consiglio comunale alla seduta sul piano di recupero del centro Esposto alla Procura sul progetto di trasformazione di piazzale Verdi. E centinaia di firme raccolte contro l'intervento, attraverso la petizione lanciata a giugno dall'associazione per la conservazione del patrimonio artistico e culturale Italia Nostra. Per la precisione, in 2005 hanno aderito alla raccolta di firme da presentare al Comune e agli enti, Soprintendenza in primis, per dare voce alle ragioni di un malumore incalzante nei confronti della «presunta riqualificazione» di piazzale Verdi, secondo il progetto inserito nel Piuss, il piano di riqualificazione urbana sostenibile del centro storico. Al centro del mirino, si trova il progetto per la creazione di un "nuovo anfiteatro per eventi musicali" da edificarsi sopra le ceneri del parco della Rimembranza. «L' idea era e continua ad essere semplicemente folle: cancellare un monumento costruito negli anni'20 del'900 in ricordo delle vittime lucchesi della prima guerra mondiale», tuona il presidente della sezione lucchese, Roberto Mannocci. Il progetto comunale, in buona sostanza, prevede la realizzazione di un' arena interrata di forma ellicoidale in grado di accogliere festival della musica e affini, spostando il monumento sopra il baluardo S. Donato. «Ma è chiaro che il monumento è tutto il parco nel suo complesso - ammonisce ancora Mannocci - senza contare che la legge italiana impedisce interventi su beni culturali come questo, che non siano meramente conservativi e di restauro». Nei fatti, il soprintendente Agostino Bureca ha revocato il nulla osta preventivamente concesso, costringendo il Comune a presentare ricorso al Tar. La gara per appaltare i lavori, però, è andata avanti secondo i tempi imposti dalla Regione per erogare i fondi comunitari e se il tribunale amministrativo dovesse dare ragione ai ricorrenti, le ruspe entrerebbero in azione all' istante. Anche dal punto di vista urbanistico, evidenziano gli esponenti di Italia Nostra, il controsenso è forte: la costruzione di un manufatto fisso, circondato da siepe, andrebbe ad alterare gli equilibri di struttura urbana assunti da porta S. Anna a partire dal 1910, intervenendo in prossimità di uno dei quartieri più popolosi della città e inquinando le vie di fuga tradizionali (l'anfiteatro oscurerebbe via Vittorio Emanuele). Sul banco degli imputati, ancora, i costi eccessivi: «Cinque milioni e trecentomila euro sono troppi. Un restauro ne richiederebbe la metà e l' altra parte potrebbe essere utilizzata per finanziare quei progetti Piuss rimasti senza fondi». L' associazione, che interverrà in consiglio comunale lunedì, prepara nel frattempo anche un esposto alla Procura: «I precedenti penali ci sono e se il Comune resta sordo non ci rimane altra via».