Il turismo è importante in Messico: è una delle principali entrate economiche del paese, dopo le rimesse degli emigranti negli Usa alle famiglie e la vendita del petrolio. Ma ora John McCarthy, direttore generale del Fonatur (Fondo nazionale per lo sviluppo turistico), è nell'occhio del ciclone: i parlamentari dell'opposizione dicono che ha approfittato della sua funzione di raccogliere e provvedere fondi per lo sviluppo turistico nazionale per attuare un programma imprenditoriale di stampo liberista - in sostanza, di aver svenduto milioni di metri quadrati di proprietà nazionale in importanti e conosciute località turistiche - da Cancún a Ixtapa, Loreto, Los Cabos. Lo scandalo è scoppiato quando si è scoperto che sono stati svenduti e sottovalutati dei lotti di terreni per un totale di 380 ettari vicino alle ambite spiagge di Cancún a dei suoi amici del gruppo imprenditoriale Golf Resorts per il progetto Riviera Cancun, che consiste nella costruzione di hotel di lusso, residence, condomini e un bel campo di golf. Senza dimenticare gli indispensabili club ippici, zona commerciale annessa e ristoranti di cucina tipica caraibica. Tutto, secondo il presidente del progetto Adolfo Fastlicht, «in armonia con la bellezza naturale di questo luogo». Del costo reale catastale di 661 milioni di dollari, i terreni sono stati «venduti» per solamente 26 milioni. Lo sconto è stato giustificato dal fatto che si tratta di zona di mangrovie alle quali non si riconosce un «valore economico»: poco importa che tale progetto era già stato respinto più volte (l'ultima nel 2000) dal ministero dell'ambiente (Semanarp) in seguito al rischio di scempi paesaggistici. Ma a ben vedere, sempre nello stato di Quintana Roo, già sono stati progettati altri scempi ambientali e territoriali della costa caraibica, conosciuti come progetti Puerto Cancún, Mayakobà con un investimento di 3.500 milioni di dollari e dove la popolazione servirà da manodopera «locale» come camerieri, boybell, donne di servizio. Ovviamente, per i sostenitori, questo creerà lavoro e benessere. Però non tutti sono d'accordo con questi progetti turistici, deputati dell'opposizione a parte. In tutto il Messico fioriscono programmi e progetti turistici ecosostenibili, alternativi, privati e municipali. Chissà perché, si chiedono in molti, i programmi governativi continuino a svendere il territorio nazionale attraverso progetti insostenibili. In Michoacán, la comunità indígena nahuatl del El Coire (municipio di Aquila) si oppone al fatto che il Fonatur promuova la costruzione di un mega-progetto turistico in 10 ettari nell'inviolata spiaggia La Llorona della costa del Pacifico, con il pretesto, anche qui, di creare posti di lavoro quando terminerà il progetto. Il progetto, denuncia il biologo Pablo Alarcón-Chaires, «minaccia non solamente la preservazione di 1500 nidi della quasi estinta tartaruga negra (Chelonia agassizi), ma divide il tessuto sociale con false promesse approfittando delle risorse umane, culturali e naturali dei nahuatl». Già la scorsa settimana un gruppo di topografi del governo che stavano realizzando misure nelle spiagge di Colola e Maruata (ben conosciute dai surfisti statunitensi) sono stati espulsi dalla popolazione. Ma si assiste anche a lotte solitarie come quella di Mario Gonzalez Orozco, un vecchietto che ha già compiuto 20 giorni di sciopero della fame in una piccola tenda lungo la strada costiera del porto di Veracruz. Con altri 800 cittadini del popolare quartiere La Huaca ha firmato una petizione, chiedendo al municipio di non distruggere la conosciuta spiaggia Regatas, vicina al centro storico della città. «In questa spiaggia si sono bagnati e divertiti i miei nonni, i miei padri ed i miei figli. È mio dovere difendere quello che sarà patrimonio dei figli dei miei nipoti e che non dicano che questo vecchio non ha fatto niente per difendere il patrimonio di noi veracruzani».