Una coop inaugura le visite ai tesori dimenticati Tutto in attesa di un ampliamento degli spazi, intanto vanno in prestito allestero Oltre 240 mila reperti, più altri non inventariati e il patrimonio alluvionato I reperti che raccontano la storia delle grandi civiltà riposano ordinatamente nelle vetrine chiuse a chiave, sugli scaffali contrassegnati da etichette compilate a pennarello da una mano minuziosa che si susseguono fitti nel lunghissimo corridoio nel sottosuolo di via della Colonna. Vasi attici e urne etrusche, piccole sculture votive romane e pregiati vetri ciprioti, e poi bronzi, terrecotte, ceramiche che portano indietro nel tempo fino alle soglie del secondo millennio avanti Cristo, per poi balzare di nuovo alle soglie della contemporaneità con le preziose monete spagnole ritrovate nel relitto del Polluce, il piroscafo dellarmatore genovese Rubattino affondato nel 1841 al largo dellisola dElba i cui tesori sono stati portati alla luce soltanto pochi anni fa. Siamo nel magazzino del Museo archeologico nazionale di Firenze, a sua volta un vero e proprio museo nei sotterranei di quello «ufficiale» che ieri mattina, in via eccezionale, ha aperto le porte a una trentina di visitatori grazie a uniniziativa di Cooperativa archeologia in collaborazione con la Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana. A condurre la visita, destinata a ripetersi a metà novembre e, forse, a diventare un appuntamento stabile (info sul sito www.archeologia.it e al numero 0555520407) è Sebastiano Soldi, larcheologo curatore dei magazzini, il quale spiega come questi contengano «un patrimonio sconfinato e ricchissimo, che niente ha da invidiare alla collezione esposta al piano terra». Un tesoro, fra laltro, difficile da quantificare: basti pensare che i numeri di inventario superano i 240 mila, ma tanti oggetti aspettano di essere catalogati e molti altri ancora hanno perso etichetta e identificativo a causa dellalluvione del 66, i cui effetti devastanti su quello che allora si chiamava Museo centrale nazionale dellEtruria (parte del quale poi confluito nella romana Villa Giulia) sono documentati da una foto in bianco e nero appesa allingresso. Si tratta, continua Soldi, di «una sorta di alter ego del museo stesso», di un «polmone» da cui attingere, in attesa che questultimo venga un giorno ampliato, per sostituire temporaneamente elementi in esposizione e, soprattutto, per fornire materiale a mostre allestite in tutto il mondo, da Washington a Madrid, da Berlino a Parigi. Buona parte del materiale custodito nel magazzino appartiene alle collezioni storiche fiorentine, quelle medicee e lorenesi. Ma camminando nel sotterraneo si incontrano anche ritrovamenti recenti, come alcuni frammenti di una statua romana in bronzo recuperati pochi mesi fa dai carabinieri nella zona dei Renai, a Lastra a Signa, accanto a un bacino di origine etrusca, e che devono essere ancora studiati per capirne lesatta provenienza. Moltissimi gli oggetti di origine greca, compresa una vasta collezione di ceramiche attiche decorate con figure nere e rosse che ricordano limponente "Vaso François", il pezzo forte del museo, risalente al VI secolo avanti Cristo e attribuito a Clizia. E poi reperti ciprioti, i famosi "vasi di Omero", ceramiche micenee provenienti da Rodi, piccoli bronzi romani usati a scopo apotropaico, ex voto etruschi e romani in terracotta raffiguranti parti del corpo umano, uno stampo per ceramiche aretine dalla ricca decorazione risalente al primo millennio avanti Cristo, corredi funebri delletà del ferro ritrovati a Tarquinia, fino a una rarissima collezione mesopotamica, praticamente unica in Italia, risultato di due spedizioni condotte in epoca fascista: una serie di tavolette cuneiformi, mattoni con inscritti i nomi dei sovrani assiri, ceramiche della civiltà dei Parti provenienti dallIraq settentrionale. La visita guidata comprende anche la mostra "Signori di Maremma. Élites etrusche tra Populonia e Vulci", allestita al piano terra, che presenta una serie di preziosi corredi funebri provenienti dai siti archeologici della Maremma, conservati per la maggior parte nei depositi del museo, che raccontano vita e morte dei principi etruschi durante il periodo di massimo splendore di questa civiltà, detto lOrientalizzante, fra il VII e VI secolo avanti Cristo.
FIRENZE - Nei sotterranei dellArcheologico laltro museo che non vediamo
Il Museo archeologico nazionale di Firenze ha aperto le visite ai suoi tesori dimenticati, che sono stati messi in mostra in un magazzino sotterraneo. Il magazzino contiene oltre 240.000 reperti, tra cui vasi attici, urne etrusche, sculture votive romane, vetri ciprioti e bronzi. La visita guidata, condotta da Sebastiano Soldi, spiega come questi reperti raccontino la storia delle grandi civiltà. Il magazzino è stato utilizzato come alternativa a una mostra che si terrà al piano terra, che presenterà una serie di corredi funebri etruschi. La visita guidata comprende anche la mostra "Signori di Maremma", che racconta la vita e la morte dei principi etruschi durante il periodo Orientalizzante.
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