"Quanti luoghi d'Italia sono diventati luoghi morti perché, nonostante siano belli, sono assolutamente immobili, bloccati, ridotti a luogo di visita, a museo, a posto da visitare". Quella di Luca Nannipieri, giornalista e direttorefondatore del Centro Studi umanistici dell'Abbazia di Sansavino, è una vera e propria battaglia che ha come unico fine la tutela e la rivalutazione di quella che nel nuovo libro lui chiama la "Bellezza inutile" (Jaca Book), ovvero tutto ciò che in Italia o non si conosce ed è lasciato al degrado oppure muore dietro i vetri dei musei senza che si possa toccare, restaurare, rivalutare, vivere... Casta dell'arte Il mondo dell'arte è blindato dai potenti. Le lettere di artisti indignati, le interviste agli esperti del settore. SPECIALE Il patrimonio artistico italiano, i monumenti che rendono il nostro Paese uno dei più "ricchi" al mondo non sono solo la cappella Sistina o la cupola del Brunelleschi. In Italia ci sono milioni di chiese, palazzi e reperti archeologici sconosciuti o degradati che restano tali per un malfunzionamento del sistema. Quella di Luca Nannipieri, giornalista e direttorefondatore del Centro Studi umanistici dell'Abbazia di Sansavino, è una vera e propria battaglia che ha come unico fine la tutela e la rivalutazione di quella che nel nuovo libro lui chiama la "Bellezza inutile", ovvero tutto ciò che in Italia o non si conosce ed è lasciato al degrado oppure muore dietro i vetri dei musei senza che si possa toccare, restaurare, rivalutare, vivere. Insomma, bellezza che, in un modo o nell'altro, dietro il mito della conservazione si sta consumando, dimenticata dai Poteri e dal mondo intero. "Quanti luoghi d'Italia sono diventati luoghi morti perché, nonostante siano belli, sono assolutamente immobili, bloccati, ridotti a luogo di visita, a museo, a posto da visitare. Guardate Firenze com'è morta. La nostra presenza è accettata solo come transitoria: non puoi toccare nulla altrimenti scatta l'allarme, perchè hai attentato al patrimonio, che è più importante di te". E così il saggista si scaglia contro chiunque contribuisca a fare del Paese un museo di se stesso e una mostra di meraviglie mummificate. "Per contrastare i mille Antonio Paolucci, i mille Salvatore Settis, le mille Cristina Acidini, che stanno tra università, soprintendenze e musei, e che vogliono ridurre l'Italia al museo di se stessa, ferma e immobile nel suo splendore da cartolina; per contrastare questo sistema di potere e di gestione dei beni culturali, occorrono persone visionarie, corsare, che rischiano, che azzardano, ovvero occorrono persone capaci di rompere questo alfabeto micidiale di chi, come Paolucci, Settis o Acidini, ha ridotto e riduce una chiesa, un castello, un palazzo, una piazza, una biblioteca a bene culturale, a patrimonio da difendere, da mummificare, da ingessare dentro una vetrina e un catalogo". Lo afferma in un comunicato il giornalista e saggista Luca Nannipieri in occasione dell'uscita del suo nuovo libro La bellezza inutile (Jaca Book), dopo il discusso pamphlet precedente Salvatore Settis e la bellezza ingabbiata dallo Stato. "Mi rivolgo dunque a Vittorio Sgarbi, Giovanni Puglisi, Luca Beatrice, Philippe Daverio, Davide Rondoni, ovvero ad alcune delle personalità pubbliche più piratesche e meno incravattate che ci siano: la crisi economica è dura, l'Italia sembra un elefante con le zampe gonfie che non si muove. Nel campo dell'arte, l'elefante non è zoppo: è quasi moribondo. Dunque osate con me e più di me un radicale cambiamento di rotta. Gli specialisti dei beni culturali - dichiara Nannipieri - hanno ridotto l'arte a museo e aperitivo. Cioè ad una cosa che conta quasi niente: mostre, depliant, cataloghi, convegni, biglietti d'ingresso, visite organizzate: insomma stuzzichini tra una cosa seria e l'altra della vita". "Facciamo laicamente tornare l'arte ad essere, come lo era nella visione cristiana, una forza fondamentale del vivere della gente, una forza generatrice di senso. Una chiesa, una pala d'altare, una biblioteca, una piazza, un palazzo antico devono essere molto più di un patrimonio culturale. Devono diventare luoghi più complessi che semplici e immobili luoghi da visitare. Devono - dice Nannipieri - essere luoghi di vita civile, comunitaria, operosa, anche disordinata, dove l'alto e il basso si legano, si confondono, perdono significato, dove il senso di essi chiede la nostra partecipazione, la nostra empatia, la nostra contaminazione". Qual è il problema maggiore nel sistema dell'arte italiana? I beni culturali sono paralizzati. E non certo perché mancano i soldi. Sono fesserie belle e buone i continui lamenti ai tagli alla cultura. Il vero problema è l'immobilismo culturale, progettuale, creativo, che hanno le strutture chiamate (e pagate) per tutelare e valorizzare le nostre bellezze. Valorizzare? Vi sembra che le soprintendenze, le direzioni generali e regionali dei beni culturali, la struttura ramificata del Mibac, stiano valorizzando il nostro patrimonio? Altro che valorizzazione. Io la chiamo: mortificazione. Ingabbiamento. In un momento di crisi così, se facessimo un referendum come sul nucleare, la gente voterebbe per la loro abolizione. Che cosa intende per valorizzare? Valorizzare significa accendere il senso di una cosa, renderla cara, necessaria per la nostra vita presente. Questo è valorizzare: avere una cosa e fare di tutto perché sia condivisa, amata, attraversata, studiata, posta in dialogo con il maggior numero di persone, aperta a tutti i contributi, ripeto, a tutti, perché il suo senso è vivo quando circola nel sangue di molte persone. In Italia accade il contrario. L'unico rapporto che le soprintendenze hanno con la gente è un rapporto prescrittivo, vigilante: per conservare il patrimonio non puoi fare questo o quello, ti è vietato questo o quell'altro. Non fanno niente per dare vitalità di senso e significato a ciò che dicono di proteggere. Direzioni generali o regionali dei beni culturali e Soprintendenze sono gli organi dello Stato che hanno più bisogno di una profonda ridefinizione perché, così come sono, fanno più danno che benefici. Fate una prova semplice semplice: chiamate nella vostra soprintendenza e dite: io sono un cittadino, ho a cuore la mia pieve romanica che vedo un po' malmessa e vorrei con il mio amore e i miei limiti fare qualcosa per lei assieme a voi". La reazione è il panico più totale o l'indifferenza. Non sanno cosa dirti, perché il tuo libero contributo non lo sanno gestire, valorizzare, mettere a frutto. Alla fine rinunci a qualunque dialogo con loro. Contro chi combatte quindi la sua battaglia? Chi ha permesso che questo sistema di tutela e valorizzazione della nostra principale e potenziale ricchezza, quali sono le nostre bellezze, divenisse un mammut immobile che non respira? Chi ha permesso che nel bilancio di uno Stato la cultura valesse meno dell'1 cioè niente? Chi ha permesso che il Mibac avesse un peso pari a zero nei governi del paese? Chi ha permesso che non ci fosse dialogo, confronto, aperture, tra i cosiddetti esperti del Ministero e le libere aggregazioni, comunità, associazioni, comitati, che lavorano nel più completo silenzio e nella più completa indifferenza per dare prospettiva e senso alle bellezze che hanno a cuore? Non l'hanno voluta i marziani, una situazione così, ma persone che hanno diretto e stanno dirigendo alcuni ruoli chiave nel panorama dei beni culturali, tra soprintendenze, musei, consigli d'indirizzo di fondazioni e università. Nonostante la loro competenza tecnico-scientifica sia indiscutibile, la loro visione è stata fallimentare e dunque è bene lavorare ad un loro superamento. Stanno dirigendo una nave che ha sbattuto contro gli scogli. Possibile continuare con loro? I migliaia di precari dei beni culturali che se la prendono con Berlusconi per i continui tagli al loro settore dovrebbero prendersela con coloro che hanno fatto sì che al Governo Berlusconi non interessassero per nulla i beni culturali e la rivitalizzazione del loro tessuto lavorativo. Per cui dico: per far sì che la nave si tolga dagli scogli, occorre che certe figure siano messe in discussione. Occorre un superamento dell'attuale quartier generale che, per potere, prestigio, pressioni, autorevolezza, è lì da trent'anni. Il turnover che si richiede alla politica è da fare in molti altri ambiti. Qualche nome di chi potrebbe fare e non fa? Due su tutti. Salvatore Settis e Antonio Paolucci. Settis ha una cultura eccellente, ma è appunto il rappresentante massimo di una politica culturale che ha affidato ai tecnici dello Stato il compito di difendere, studiare e valorizzare l'immenso patrimonio che abbiamo. Questa politica, che esclude di netto qualunque attiva partecipazione di chi non è considerato un addetto, è fallita, perché, per l'appunto ha prodotto sia strutture statali ritenute sempre più marginali perché non coinvolgenti la società civile, sia leggi dello Stato (come il Codice dei Beni culturali del Ministro Urbani a cui Settis ha lavorato) che sono sentite sempre più come un'imposizione d'autorità che come una delibera collettiva e partecipata. Paolucci è persona onesta e competente, con un effettivo ardore per l'arte, ma da soprintendente, da ministro e ora direttore dei Musei Vaticani, è sempre stato sulla scia di questa cultura che oggi ha fallito: una cultura che pensa che solo i soprintendenti, i tecnici delle direzioni generali, gli storici dell'arte, i professori in cattedra, possano avere titolo di parola e considerazione nel futuro delle nostre bellezze. Varie volte Paolucci ha detto che "l'unica strada oggi veramente praticabile è di fare crescere la responsabilità e l'attenzione delle comunità locali. Ecco il vero privato che mi interessa" ma non ho mai visto come concretamente questo interesse sia diventato pratica concreta di vita e di lavoro in Paolucci. Nessuna comunità locale che conosca (e ne conosco a centinaia) mi ha detto: Paolucci è qui con noi, a sfangarla con noi, con i centesimi di euro che abbiamo. Dire di stare con le comunità locali è come negli anni settanta dire di stare con gli operai. Frasi di comodo se poi non sono comprovate da scelte e fatti concreti. Se il sistema dei beni culturali vuole uscire dal pantano in cui si trova occorre mettere in discussione di netto questa cultura degli addetti e i suoi massimi rappresentanti. Dal basso si può fare qualcosa? Proprio lì è la rivoluzione. Lì è la miccia che porta alla trasformazione, ma finora non è per nulla sostenuta. Soprintendenze, Università e Consigli scientifici di ricerca, stanno compiendo il gravissimo delitto di non dialogare, di non intrecciarsi in nessun modo con le comunità del luogo. Per loro, queste comunità essendo composte da non specialisti, fanno sottocultura, folclore, sagre di paese, generoso volontariato, insomma iniziative non di valore scientifico, iniziative collaterali, non decisive. In realtà proprio da queste libere insorgenze sono venute fuori alcune delle avventure educative più significative che abbia conosciuto sui beni culturali. Mi fa qualche esempio di bellezze lasciate a se stesse o distrutte dalla burocrazia? Gliene farei mille, gliene dico una: la Certosa di Calci a Pisa. Bellissima, con chiostri, cappelle, saloni magnifici. Divisa a metà da Soprintendenza e Università. Risultato? Pochissimi visitatori. Nessuna apertura alle comunità del luogo. Nessuna apertura alle associazioni che potrebbero rivitalizzarla con iniziative, incontri, respiro umano, che potrebbero farla diventare luogo di vita civile, partecipato, condiviso, aule studio, aule universitarie. Niente. Solo qualche visita scolastica la mattina. A tutt'oggi è un luogo bellissimo ma morto. E poi si lamentano dei tagli che hanno. Progetti per il futuro dopo il libro? Un altro libro che si intitola "Contro il patrimonio". Sottotitolo: "Se le opere d'arte valgono più delle persone". E' un libro contro quest'idolatria - tipo Italia Nostra - che pensa che le nostre bellezze debbano essere difese a prescindere dalle persone che le amano. Italia Nostra infatti è il simbolo di ciò che l'Italia non deve essere. Alla base di questa associazione nazionale, che ha Salvatore Settis nel direttivo, vi è un principio non-scritto ma chiarissimo, che è mortale per il futuro di qualunque paese: il patrimonio viene prima di tutto. Prima di tutto. Prima anche degli uomini, delle loro azioni, della loro libertà di unirsi e aggregarsi in passioni, interessi, progetti, costruzioni, investimenti, slanci ideali o profitti, della loro necessità di comporre e scomporre il passato, di rielaborarlo e reinterrogarlo di continuo, di farlo bruciare nel fuoco del loro presente. No, per Italia Nostra il patrimonio viene prima di tutto. Il fine è la difesa assoluta e intransigente del patrimonio. Gli uomini sono semplici mezzi, semplici variabili di contorno, che alla fine anche un po' disturbano con la loro vita, con le loro esigenze e le loro necessità, disturbano la bellezza e la straordinarietà del patrimonio italiano. Italia Nostra porta avanti questa idea: un mondo di monumenti e paesaggi ben curati e conservati, sostenuti e tutelati dai tecnici e dalle Leggi dello Stato, dove l'uomo è irrilevante. Dove l'uomo alla fine quasi disturba. Sulla bellezza e sulle comunità umane, mai pensiero è più dannoso di questo. Se vogliamo un sistema dei beni culturali che sopravviva alla sua imminente abolizione deve ridefinire la sua centralità nella vita delle persone e della società. Altrimenti finisce come l'enciclopedia nell'era di Google: in cantina, negli scatolini. 23 mi piace, 5 non mi piace Fai di Affaritaliani la tua HomePage Iscriviti alla Newsletter Mobile Seguici su facebook Rss Twitter Google Internet Explorer MediaCenter Foto Video Giorgia Palmas 3 Crisi tra Giorgia Palmas e Davide Bombardini: il motivo potrebbe... torcia Calzedonia 1 Kerry Garvin 08 bailando larissa iphone 4s giappone 400 ilary blasi 420 blitz studenti Martina Stella 4 donna che invecchia p video mancinelli Mancinelli ad Affaritaliani.it: "Rinuncio alle vacanze estive pe... video bailando video cieca VIDEO CARMAGNOLA video culo giocoliere video video rozza atm video video de benedetti video dario Ultimissime Più votati Più commentati Indignados Berlusconi, tutti condannino violenza preoccupante Indignados Maroni, violenza inaccettabile opera di criminali Indignados Napolitano, violenze inammissibili Indignados Guerriglia a Roma 'apre' siti online internazionali Confindustria Elkann lascia vicepresidenza Indignados Sfilano ovunque ma incidenti solo a Roma Indignados A Roma per gli scontri 20 feriti in ospedale Crisi Lagarde, prospettive cupe e pericoli per paesi emergenti LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME La libertà non è Jobs, ma Mozilla 1605 Berlusconi: "Se cado si va alle elezioni". 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affaritaliani.libero.it
14 Ottobre 2011
Cool-tura. Il sistema dell'arte soffoca le bellezze italiane...
VI
Virginia Perini
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