Abbandonata da decenni. Fra topi e degrado. Ora la Luiss vuole farci un college. Ma il quartiere si ribella: quel parco è di tutti Villa Blanc per il piano regolatore di Roma, è una linea gialla in campo verde: verde pubblico con villa storica all'interno. Per la Luiss, libera università della Confindustria, è la futura sede dove formare l'élite, la business school per gli aspiranti manager. Per gli abitanti e i passanti della via Nomentana nei pressi del quartiere Trieste, è una piccola selva oscura: circondata da due nastri di recinzione metallica, con molta spazzatura, e chiusa da un lucchetto che non parla d'amore adolescente ma di proprietà privata. Perché Villa Blanc, gioiello delle ville romane costruita alla fine dell'Ottocento per volere dell'omonimo barone piemontese Alberto, ministro degli Esteri del governo Crispi, al pubblico non s'è aperta i mai. E adesso, dopo una lunghissima storia di degrado e scontri, vincoli e speculazioni, torna al centro della polemica: la Luiss, proprietaria dal 1997, vuole finalmente spalancare i cancelli, ma agli studenti paganti della scuola. Riaccendendo così le proteste e la mobilitazione dei comitati cittadini contro il Comune. La vicenda per loro s'è riaperta qualche mese fa, con una lettera del sindaco Gianni Alemanno nella quale si diceva papale papale: noi i soldi non celi abbiamo, quindi la villa non possiamo prendercela. Ma mentre viaggiava la lettera, spedita al presidente del municipio dove ha sede Villa Blanc, già in conferenza dei servizi si stava sbloccando la situazione: manca adesso solo l'ultimo atto formale per inaugurare i cantieri del progetto Luiss di "restauro conservativo" del casino nobile e dei sei edifici annessi. Con la benedizione politica della Regione e del Comune, un sostanziale via libera dai vari altri enti interessati, e la sola opposizione dei comitati cittadini e del loro municipio. "Nel piano regolatore c'è scritto verde pubblico, e verde pubblico dev'essere", dice il presidente del III municipio Dario Marcucci. Vale a dire: quei rettangolo di verde, un piccolo polmone in un quartiere che ha la più bassa densità di verde di Roma, deve essere a disposizione di tutti: «Il vincolo presente nel piano urbanistico permetterebbe al Comune di espropriare la villa, ma Alemanno dice che non ci sono i soldi.., aggiunge. E in effetti, la salute delle casse del Comune di Roma non è migliore di quella delle palme di Villa Blanc attaccate dal puntueruolo rosso. Dunque, via ai lavori della Luiss, che in cambio, per omaggio al verde pubblico, concede l'apertura della villa il sabato e la domenica con visite guidate e uno spazio-giochi per bambini in un angoletto della villa. Concessioni che non bastano al Comitato Villa Blanc, né al III municipio, e fanno ripartire le polemiche politiche. Il Comitato riapre i banchetti per raccogliere firme, si associa l'Italia dei valori che preannuncia una manifestazione cittadina al grido di "Roma bene comune". Proteste che fanno infuriare il direttore generale della Luiss, Pierluigi Celli: Abbiamo fatto cento incontri per dipanare questa vicenda, una cosa da pazzi. Se si preferisce che la villa resti chiusa, lo si dica. Per noi è una proprietà privata., abbiamo fatto un progetto per utilizzarla e ci spendiamo 20 milioni: così riapriamo la villa, portandoci una scuola di prestigio internazionale Celli smentisce quel che scrivono e dicono i contestatori del progetto, ossia che siano avviati già i carotaggi per i parcheggi sotterranei: «Non faremo parcheggi. In più, concediamo anche l'apertura alla domenica e 3-4 mila metri quadri per uno spazio giochi per i bambini. Cosa vogliono di più?". L'alternativa, per Celli, è semplice: «Se non volere farla usare a noi, che siamo i proprietari, compratela, o espropriatela a prezzi di mercato". Vale a dire circa 18 milioni di euro. Nella sua petizione, il Comitato Villa Blanc chiede invece che il parco sia «totalmente fruibile a tutta la popolazione». Come tutto quel che gira attorno a questa secolare faccenda, anche il Comitato Villa Blanc è ormai un pezzo di storia. E nel suo decimo anno di vita ha ricominciato a mettere mano a banchetti e raccolta di firme. La volta scorsa, nel 2001, gli andò bene, e riuscì a bloccare il primo progetto Luiss su Villa Blanc: i comitati lo raccontano come un blitz tentato nell'interregno tra la giunta di Rutelli e quella di Veltroni, mentre al Campidoglio sedeva un commissario. Furono raccolte oltre 2 mila firme, l'operazione non andò in porto, la villa restò chiusa ai cittadini continuando a fare da habitat intoccato ad allocchi, civette e cinciallegre, ma anche a gabbiani, topi e zanzare. Poi al Campidoglio arrivò Veltroni, che dagli appassionati di Villa Blanc aveva già qualcosa da farsi perdonare, visto che sedeva al ministero dei Beni culturali quando,. nel 1997, lo Stato non si era presentato all'asta per la vendita del complesso, dove avrebbe potuto esercitare il diritto di prelazione. Ragion per cui gli esperti di business della Luiss se l'erano aggiudicata per 6,5 miliardi di lire. Un affare guastato. però, dall'opposizione dei comitati, dalle mobilitazioni delle associazioni da Legambiente a Italia nostra e da ostacoli urbanistici. Fu a quel punto che Villa Blanc entrò nel girone delle trattative con i palazzinari, con una triangolazione pensata ad hoc per mediare tra i nuovi proprietari privati e i partigiani della tutela. L'operazione prevedeva il trasferimento della Luiss in un complesso ai Parioli, prima appartenuto alle suore e poi all'immobiliarista Statuto, e infine rilevato dal gruppo Lamaro-Toti proprio per affittarlo alla università di Confindustria. In cambio, Lamaro-Toti otteneva l'edificabilità di tonnellate di cemento in un'altra zona di Roma. la Bufalotta, e il Comune le risorse finanziarie per riprendersi Villa Blanc, valutata a quel punto intorno ai 15 milioni di euro. La ciambella però non riuscì col buco: la Luiss trasferì le sue facoltà nella nuova sede, ma saltò la cosiddetta delibera Bufalotta" per l'opposizione del quartiere e - si mormora - di altri palazzinari altrettanto potenti. Per farla breve: Villa Blanc restò dov'era e com'era, di proprietà dell'università di Confindustria che, a questo punto, chiede di usarla per la sua scuola. «La verità è che, quando si è trattato di tirar fuori i soldi, non s'è fatto avanti nessuno», prosegue Celli. Mentre altri ricordano diversi tentativi finiti male, che gettano un'ombra di superstizione sulla dimora costruita dal barone Blanc per contornarsi d'arte e bellezza nelle sue trasferte romane. Subito dopo la morte di Blanc, la villa fu abbandonata al degrado, passò per varie mani fino ad arrivare, negli anni Cinquanta, in quelle della Sogene, la Società immobiliare della Roma pontificia e palazzinara, rilevata poi da Michele Sindona. «Fu proprio negli anni Settanta la prima lotta, quella contro la vendita di Villa Blanc all'ambasciata tedesca, racconta Mirella Belvisi, che ha seguito con Italia nostra un bel pezzo della saga della villa. Poi Villa Blanc passò dalla Sogene a una società fantasma, e fu messa all'asta: «Ci illudemmo che l'abbandono di Villa Blanc fosse finito, e che la villa sarebbe stata finalmente aperta al pubblico. perché il governo voleva esercitare la prelazione". Ma il ministro Ronchev. che aveva stanziato 27 miliardi di lire per l'operazione, finì sotto indagine: cifra troppo alta. sostennero i giudici. Fini con un proscioglimento, ma intanto si bloccò la vendita. E così, di blocco in scandalo, la villa restò chiusa, anche dopo la nuova asta, quella nella quale il governo non si presentò ed entrò in scena la Luiss. Con lo scontro sulla Business school, si arriva così all'ennesima, forse ultima puntata. Dietro l'angolo c'è un'altra scadenza, temuta dagli amici di Villa Blanc: tra due anni termina anche il vincolo a verde pubblico, e in teoria dopo quella data tutto è possibile, anche una destinazione commerciale. A quel punto, se speculazione potrà essere, in molti rimpiangerebbero gli studenti della Luiss.
L'Espresso
14 Ottobre 2011
La saga infinita di Villa Blanc
RO
Roberta Carlini
L'Espresso
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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